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 2014  gennaio 19 Domenica calendario

VIVA IL SINDACO FORMICA


Se la specie umana facesse le uova e questo fosse il suo modo di riprodursi, forse la civiltà avrebbe preso un’altra direzione. Se ad esempio ci fossimo sviluppati dalle formiche, e le uova le facesse uno solo, come la regina delle formiche, forse certi mali caratteristici dell’umanità sarebbero affievoliti. Se ad esempio il sindaco di una città fosse per legge femmina, e tra le sue deleghe ci fosse quella di fare le uova, ad esempio tante uova al giorno quanti sono i decessi.
Prendiamo una città di 100mila abitanti; il sindaco che voglia mantenere la stessa popolazione dovrebbe fare circa tre uova al giorno, che come si vede non è una delega particolarmente gravosa, anche se un uovo di umano sarebbe almeno come un uovo di struzzo, ed effettivamente fare ogni giorno tre uova di struzzo, con le relative doglie eccetera, non tutti i sindaci, cioè le signore sindaco sarebbero disposte, in quanto andrebbe a detrimento delle altre attività che competono la sua posizione, ad esempio presiedere il consiglio comunale o la giunta, cosa che spesso occupa un’intera giornata, si dovrebbe inoltre tener disteso il sindaco in un cesto di paglia, in modo che mentre presiede possa fare anche le uova. Ma calcolando mezz’ora di doglie, durante le quali la signora sindaco sarebbe sofferente e sudata, e perciò disattenta alla legalità della seduta, e tenendo conto della partecipazione emotiva di tutto il consiglio, che soffrirebbe col sindaco tralasciando delibere eccetera, e poi il giubilo popolare a ogni uovo, più che legittimo, perché ogni uovo è un cittadino che si aggiunge alla città, considerando un’ora per uovo e un’ora di pausa tra un uovo e l’altro, sono sei ore al giorno, con grave intralcio all’amministrazione e al dibattito democratico, come ognuno facilmente intuisce.
Per cui sarebbe probabile che per la legge dell’evoluzione di Darwin si sarebbero selezionate femmine sindaco non sul modello della gallina o dello struzzo, e invece di uova con guscio calcareo, un sindaco si sarebbe evoluto verso la produzione di larve vermiformi di cittadini, che ad esempio verrebbero depositate solo in alcuni giorni dell’anno, i quali sarebbero diventati giorni festivi, denominati La festa della deposizione. Un buon sindaco di una media città deporrebbe trecento larve tre volte all’anno, le quali sarebbero messe nelle incubatrici e nutrite con la pappa apposita. Cosa ci guadagnerebbe una città? Beh, innanzi tutto saremmo tutti fratelli, figli della stessa madre, centomila fratelli in una città medio piccola; l’infanzia in comune, giochi in comune, ci si conoscerebbe tutti e si rimedierebbe al dramma della solitudine che colpisce la vita in città: ognuno adesso vive nella sua cubatura e non conosce neanche i vicini, uno cammina per strada ed è solitario in mezzo alla folla (come diceva Edgar Allan Poe, L’uomo della folla); mentre invece sarebbe un continuo darsi la mano «ciao, come va?»; abbracci «è un po’ che non ci si vede», perché chiunque si incontri è tuo fratello o sorella; e non ci sarebbero litigi per l’eredità, perché nessuno avrebbe figli in proprio, tutti figli del sindaco, quindi il sindaco avrebbe per legge la proprietà di ogni cosa, e a pranzo non ci sarebbe motivo per pranzare divisi, il sindaco a capotavola e una tavolata di centomila persone, in una città media, con enorme risparmio sui costi; è chiaro che si dovrebbero usare piatti di carta, perché è spesso motivo di disputa chi deve lavare i piatti, e centomila piatti non li vorrebbe lavare nessuno; oppure ognuno verrebbe con il suo piatto, che rimarrebbe il suo piatto per tutta la vita; in tal caso i piatti sarebbero di ferro, la giunta dovrebbe deliberare la spesa una volta per tutte, prevedendo rimpiazzi nel caso qualcuno morsichi il piatto o usi il piatto per scopi illegittimi, ad esempio come vaso da notte, tirandolo poi ad esempio in testa a un altro, o tirandolo al sindaco; purtroppo noi umani patiamo di crisi mentali, o di ire improvvise, perché un vicino di tavolo ad esempio ha avuto più pappa. Si vedrà allora il sindaco che prende da parte il figliolo e se è il caso gli molla due o tre scappellotti, in fondo è sua mamma, e quindi gli scappellotti non avrebbero significato politico. Ugualmente si risparmierebbe sugli alloggi, sul mobilio e sui letti, perché una città dove tutti sono fratelli sarebbe un’unica casa, con una cucina proporzionata, dove campeggia la pentola per centomila, che sarebbe anche questo un investimento una volta per tutte. Per il resto grandi camerate, con abbattimento delle spese per luce, riscaldamento eccetera.
Resta il problema della fecondazione, perché qualcuno deve fecondare il sindaco. Oggi tra noi mammiferi la fecondazione è un colossale spreco. Si pensi ai locali da ballo, che sono il sistema per far congiungere un maschio e una femmina; quanti balli inutili! che non concludono niente; quante sere malinconiche nella ressa della discoteca! Oppure si pensi all’organizzazione balneare, alla moda e a tutto quello che serve per catturare un individuo dell’altro sesso. Tutto in fondo in una civiltà che non voglia estinguersi è orientato a questo. Se invece ci fossimo evoluti dalle formiche, vedremmo in un giorno dell’anno la signora sindaco uscire di corsa dal municipio; sarebbe un giorno di fine inverno, ad esempio il 21 marzo, quando l’asse della terra torna a offrire al sole l’emisfero settentrionale, le giornate s’allungano, in municipio si scalpita, si guarda fuori dalla finestra, il sindaco soprattutto guarda fuori e non ne può più delle sedute, delle delibere, degli enti municipali, di star seduta a sentire parlare. Intanto tutti i maschi delle altre città confinanti, pure loro sono in agitazione producendo un diffuso ronzio, chi prende la moto, chi prende la Vespa, chi l’auto, la bici, il taxi, il tram, tutti corrono alla città più vicina, chi a ovest, chi a est. E quando il sindaco esce, con una gonna svolazzante e leggera, le labbra rosso carminio, tutti dietro! tutti innamorati furiosi.
La signora sindaco a sua volta può essere in scooter (nelle piccole cittadine), o in auto (nelle medie), o sull’auto di rappresentanza, da cui invia baci a tutti: «vi voglio bene!!» grida al megafono, e intanto via per le campagne, la sindachessa col codazzo eccitato di maschi, suoni di clacson, evviva!… evviva la sindachessa!…; tutti la bramano, anche per via dei ferormoni che emana, i maschi diventan famelici. Ma ce ne sarà per tutti; in questo giorno la sindachessa non si risparmia; e giunta ai confini del suo comune, preferibilmente in un’area del demanio, dove c’è ad esempio una rotoballa di paglia disfatta, o eventualmente un gran materasso su un’ottomana di proprietà comunale, la sindachessa si getta distesa e cede a tutti; tra i maschi si fa a gomitate, spesso il potenziale dei maschi verrebbe sprecato precocemente per via della fretta e della concitazione, ma non importa, ci son sempre altri maschi. Sono migliaia le uova da fecondare, che poi la signora sindaco rilascerà via via durante l’anno.
Si gode? Beh, noi siamo abituati ad altri parametri, più soggettivi. Si può dire che in tale giornata tutti sono felici e il sindaco è spensierato, nel senso che non ha in mente niente, niente politica, niente aziende municipalizzate, viabilità, responsabilità… niente...! si chiamerebbe il giorno della Corsa nuziale, durante il quale il sindaco avvia la produzione di nuovi cittadini. Qualcuno resterebbe scontento, è naturale; ad esempio quelli a cui si è ingolfata la Vespa e sono rimasti indietro, quelli che han tamponato nella corsa d’inseguimento del sindaco e sono rimasti a litigare o a compilare il foglio di constatazione amichevole, o i paralitici, poveretti, gli anziani, che erano usciti di casa sentendo nell’aria il 21 marzo, e poi si sono limitati a rievocare le sindachesse della loro gioventù… quanta democrazia! Eh, la vita… come passa via! Naturalmente ci fossimo evoluti dalle formiche una città somiglierebbe a un grande acervo di formica rufa, tutta corridoi e camerate…
Come si diventerebbe sindaci? beh, diciamo che se ci fossimo evoluti dalle formiche non ci sarebbe il sistema partitico, il quale viene dalla nostra discendenza mammifera e in particolare dall’essere noi molto prossimi ai babbuini (vedi Cheney - Seyfarth, Il babbuino e la metafisica, Zanichelli) i quali passano la giornata a fondare partiti, fare programmi, allearsi, dividersi; i babbuini hanno un’innata passione per la politica, che li fa molto gridare. Per fortuna non hanno inventato la televisione. E non costruiscono case perché non sono ancora arrivati a un accordo sul piano regolatore, stanno ancora discutendo, sono 10 milioni di anni che stan discutendo, anche per l’avvio di grandi opere, cioè ad esempio fare un ponte sullo stretto tra un albero e l’altro; ogni tanto qualcuno scende dall’albero e prende delle misure, ogni tanto c’è un leone appostato e lo mangia; dopo di che è tutto un ridiscutere su chi scende di nuovo a prender misure, se per caso non occorra un sistema elettivo uninominale... Se ci fossimo invece evoluti dalle formiche sarebbe tutt’altra cosa, vorremmo un gran bene al sindaco; ma così, fin dalla nascita.