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 2014  gennaio 19 Domenica calendario

LE BANCHE RIMBORSANO 450 MILIARDI ALLA BCE, TENSIONE SUI TASSI A BREVE


C’è chi la chiama «normalizzazione», chi invece soffre per questo ritorno alla vita di sempre e chi infine vuol vederci chiaro e non se la sente di abbassare la guardia di fronte a quest’apparente calma sui mercati finanziari. Anche perché qualche tensione qua e là resiste, per esempio sui tassi del mercato monetario, quelli a brevissimo termine cruciali per l’approvvigionamento di denaro delle banche.
Pressioni che hanno portato in questi ultimi giorni i tassi overnight (Eonia) e l’Euribor a 3 mesi rispettivamente allo 0,34% e allo 0,30%, cioè sopra il livello del costo del denaro fissato dalla Banca centrale europea: quella stessa Bce che, per voce del presidente Mario Draghi, si dichiara pronta a intervenire di nuovo proprio in caso di un rialzo ingiustificato dei tassi del mercato monetario, oltre che di un peggioramento dello scenario dell’inflazione.

Il nodo della liquidità
I fenomeni di queste settimane sono appunto legati a un ritorno a un mondo più «normale» rispetto a qualche mese fa: i tassi salgono perché la liquidità in eccesso pompata nell’Eurosistema per scongiurare il tracollo finanziario si sta riducendo. Dagli oltre 800 miliardi in più rispetto al reale fabbisogno a cui ci si era spinti subito dopo la seconda operazione di rifinanziamento a 3 anni (long term refinancing operation, Ltro) della Bce si è scesi questa settimana a poco più di 131 miliardi.
Tutto questo perché molte banche hanno preferito riportare all’Eurotower una parte del denaro preso a prestito: con i 991 milioni che saranno rimborsati mercoledì prossimo l’ammontare rispedito al mittente sale a 450 miliardi circa e in circolazione restano ancora poco più di metà degli oltre mille miliardi distribuiti fra dicembre 2011 e febbraio 2012, quando si temeva il collasso del sistema.

Un continente frammentato
Il segnale quindi è di quelli positivi, ma quando si guarda allo spaccato geografico delle banche che hanno rinunciato a quel denaro a basso costo l’Eurozona rivela una netta divisione in tre blocchi. Ci sono paesi come Germania, Olanda e Austria in cui gli istituti di credito hanno reso gran parte dei fondi (88% le tedesche); c’è una fascia intermedia (Francia e Belgio) nella quale i rimborsi superano il 50% e c’è un’area, non a caso la più «periferica», in cui si è preferito tenere stretti quei soldi.
Alla fine del 2013 le banche italiane, secondo le stime di Barclays, avevano reso solo 55 dei 255 miliardi ottenuti nelle due Ltro, appena il 22% dell’ammontare iniziale. Le spagnole hanno fatto qualche passo avanti in più (oltre 100 miliardi su 300), ma trattengono comunque nelle casse quasi il 60% dei finanziamenti, mentre alle portoghesi resta l’85%. Messi insieme, questi 3 Paesi, detengono il 75% delle Ltro in circolazione, e se si aggiunge l’Irlanda la quota sale oltre l’80%: la frammentazione tuttora esistente nel sistema finanziario europeo è evidente.
La Bce ha affrontato la questione nel bollettino mensile pubblicato giovedì scorso disegnando una sorta di «identikit» delle banche che hanno prima preso e poi restituito i finanziamenti a 3 anni: si tratta di istituti di credito che avevano incontrato difficoltà nella raccolta o che avevano accantonato un quantitativo di liquidità maggiore a scopo precauzionale, e che adesso hanno superato le difficoltà perché hanno di nuovo accesso ai mercati dei capitali e migliorato i propri bilanci.

Il paradosso dei rimborsi
Chi ha rimborsato, tagliano corto all’Eurotower, ha beneficiato di un incremento dei depositi dalla clientela, non ha ridotto lo stock di obbligazioni emesse e ha rafforzato il coefficiente patrimoniale di base (tier 1) più di quanti invece quel denaro continuano a tenerlo in cassa. A pensarci bene si tratta di un vero paradosso della «normalizzazione»: le banche più solide riportano il denaro alla Bce, contribuiscono a far diminuire la liquidità in circolazione e fanno aumentare i tassi a breve termine. Così facendo mettono in difficoltà gli istituti non ancora del tutto guariti che tuttora fanno affidamento sui fondi Ltro.
Ovvio quindi che la Bce osservi di questi tempi con molta attenzione quanto avviene su Euribor, Eonia e simili, pronta a intervenire di nuovo con armi «non convenzionali» di politica monetaria. Certo, in caso di difficoltà nella provvista le banche possono comunque accedere alle aste di rifinanziamento a breve termine (una settimana) ad ammontare illimitato e tasso dello 0,25% e in circostanze estreme anche alla marginal lending facility (il «bancomat» per una notte allo 0,75%). Ma non è come ottenere denaro a lunga scadenza, 3 anni o anche più, e per questo c’è chi scommette su una nuova Ltro (anche se Benoit Coeurè, membro francese del board, ha smorzato gli entusiasmi qualche giorno fa). Questa volta, poi, occorrerà calibrare meglio l’operazione per far giungere il denaro a famiglie e imprese: sarà questa la sfida più importante per Draghi.
m.cellino@ilsole24ore.com