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 2014  gennaio 20 Lunedì calendario

TUTTI AL VOLANTE IL SOGNO CINESE È UN ELDORADO PER LE CASE AUTO


Nel 2013 la crescita cinese ha frenato attorno al più 7,6%, ma il mercato dell’ auto ha ripreso la corsa interrotta da due anni. Nel primo mercato mondiale delle quattro ruote le vendite sono aumentate del 13,9%, per un totale di 21,98 milioni di nuove vetture. Nell’ ultimo decennio il boom cinese della auto aveva toccato crescite fra il 30 e il 40%, ma nel 2011 le vendite erano crollate al più 2,45%, mentre nel 2012 non avevano superato il più 4,33%. A far ripartire il mercato, una serie di stimoli economici annunciata dal governo, il credito ombra, ma soprattutto lo sviluppo di medie e piccole città dell’ interno. Gli analisti prevedono che nel 2014 il business resterà sostenuto, con una crescita tra 7 e il 12%. La Cina resterà la più ricca piazza automobilistica del pianeta e i produttori sono impegnati a progettare modelli su misura per il nuovo automobilista cinese. Se c’ è un posto dove essere oggi per chi produce automobili, quello è la Cina: in Europa la domanda promette di restare debole, mentre negli Usa è previsto un rallentamento. Il Dragone, per tutti i marchi principali, è ormai il primo o il secondo mercato e anche chi ha perso il treno della crescita d’ oro si appresta ad accordi con i nuovi brand «made in China». A sostenere una crescita delle vendite a doppia cifra, il forte aumento del benessere nelle province dell’ Ovest, mentre gli ultimi quindici anni sono stati segnati dal boom solo nelle aree industriali lungo la costa orientale, oltre che nelle metropoli. Il presidente Xi Jinping ha promesso inoltre nuove misure di stimolo economico entro l’ anno, che andranno a sommarsi a un altro calo dei prezzi. Il mercato scommette così di essere nelle condizioni di superare i fattori negativi. Su tutti, le restrizioni al credito, i limiti alla circolazione dei veicoli in un numero sempre maggiore di grandi città, la montante insofferenza popolare verso inquinamento e traffico, oltre che i tetti alle vendite imposti nelle megalopoli, come Pechino e Shanghai. I gruppi di Usa e Germania saranno ancora una volta quelli che beneficeranno maggiormente della passione cinese per le auto, che dopo aver contagiato nuovi ricchi e classe media si estende ora anche ai ceti meno abbienti. Le associazioni di categoria calcolano che oggi quasi 700 milioni di cinesi sono potenzialmente interessati all’ acquisto di un nuovo veicolo, nelle diverse fasce di prezzo: un numero più che quadruplo di quello europeo. A giovarsi della ripresa dell’ auto in Cina anche tutto l’ indotto, che nel frattempo è stato delocalizzato nel resto dell’ Asia. Cattive notizie al contrario per i colossi giapponesi, che avevano appena recuperato i volumi precedenti allo stop di due anni fa. Le tensioni tra Pechino e Tokyo per il controllo di spazi marittimi ed aerei, sommate alla visita del premier giapponese Abe nel tempio di Yasukuni, considerata una scandalosa provocazione dai cinesi, rischiano di causare danni miliardari ai marchi del Sol Levante. Inviti a boicottare i prodotti giapponesi sono arrivati anche dai media di Stato di Pechino e lo scontro coinvolge pure la Corea del Sud, altro grande importatore di veicoli nipponici. Il rancore storico alimentato dal nazionalismo è un elemento che sfugge al controllo degli industriali dell’ auto, ma la quota di mercato conquistata dal Giappone in Cina nel 2013 è calata al 16,6%, rispetto al 23% del 2011 e al 19,2% del 2012. Per limitare i danni, i marchi giapponesi promettono una tempesta di nuovi modelli per tutti i segmenti, ma le ritorsioni cinesi non potranno non favorire le industrie nazionali e occidentali. Una sola incognita: nel medio periodo i prezzi delle auto torneranno a salire anche in Cina, spinti degli aumenti degli stipendi concessi agli operai.