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 2014  gennaio 20 Lunedì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - LA LEGGE ELETTORALE DI RENZI-BERLUSCONI


REPUBBLICA.IT - LA DIREZIONE PD
ROMA - Matteo Renzi presenta alla direzione Pd la sua proposta di legge elettorale rettificata, con il doppio turno anti-larghe intese. Ma i cuperliani non ci stanno e all’interno del partito si apre lo scontro con la minoranza.
In contrasto con la frattura che si sarebbe aperta di lì a poco, la direzione Pd si apre sulle note dell’Inno alla gioia di Beethoven, diretto da Claudio Abbado, in omaggio al grande direttore d’orchestra scomparso oggi. Cuperlo ricorda anche la giovane vita spezzata di Nicola, il bimbo di tre anni ucciso in Calabria dalla ’ndrangheta.
Poi è il turno di Matteo Renzi, che presenta la sua proposta di riforma elettorale, dopo che l’intesa sul modello spagnolo raggiunta in seguito all’incontro con Silvio Berlusconi ha scatenato una durissima reazione interna al partito. "Basta chiacchiere, commissioni o tavoli di lavoro - ammonisce il segretario - è arrivato il momento di far vedere che la politica non è solo discussione o diventa il bar dello Sport. Dopo poco più di un mese proponiamo un accordo su cui chiediamo un voto della direzione e che trasferiamo ai gruppi parlamentari. Il Pd dice agli italiani: questa è una proposta concreta che si può realizzare con tempi certi". E fissa anche una data: "Entro il 15 febbraio il Pd presenterà un ddl costituzionale, per arrivare all’ok in prima lettura al Senato entro il 25 maggio".
Riforma del Senato del Titolo V. La proposta si articola in tre punti. Il primo è "il superamento del Senato così come lo conosciamo. Una riforma che non parte solo dalla riduzione dei costi della politica. Il bicameralismo perfetto mostra oggi i suoi limiti. E’ tutto tranne che perfetto". E chiarisce: "Noi diciamo agli italiani che con le prossime elezioni non si voterà più per il Senato e che il bicameralismo perfetto si supera. Non c’è più il pingpong e si semplifica la vita del paese". Il secondo è la riforma del Titolo V della Costituzione.
Il doppio turno anti-larghe intese. L’ultimo, e più atteso, riguarda la legge elettorale: "A me sarebbe piaciuto un sistema spagnolo secco. Ma ci è stato chiesto di evitare una frattura della maggioranza che sostiene il governo. Abbiamo proposto perciò un modello, che potremo chiamare ’Italicum’ senza problemi e che prevede una ripartizione nazionale e non su circoscrizioni. Abbiamo detto no al potere di ricatto dei partitini. Sì a un percorso per cui chi vince lo faccia con una maggioranza solida. Oggi facciamo le regole con Berlusconi per evitare di farci assieme un governo in futuro. E proponiamo l’assegnazione di un premio di maggioranza che porti al 53% al minimo, al 55% al massimo e che sia assegnabile se si ottiene almeno il 35%. Dunque -chiarisce - si parla di un premio che sia al massimo del 18%". Poi annuncia l’elemento nuovo, il ballottaggio di coalizione: se nessuno ottiene il 35% "c’è la possibilità di un doppio turno, più precisamente un ballottaggio non tra due candidati premier ma tra due coalizioni, simboli o agglomerati di simboli che senza apparentamento rigiochino la partita di fronte elettori"
Il testo che il segretario presenta in direzione, così come anticipato questa mattina da Repubblica.it, prevede dunque un ricorso al doppio turno nel caso nessun partito riesca ad ottenere quel 35% di consensi, garanzia, in virtù del premio di maggioranza, di maggioranza assoluta. Restano le mini liste bloccate di sei candidati per circoscrizione e gli sbarramenti: al 5% per i partiti in coalizione, l’8% per le forze che si presentano da sole e il 12% per le coalizioni.
Con la "clausola" del ballottaggio si punta a evitare quello che è accaduto a febbraio scorso, ossia il ripetersi dell’obbligo di ricorrere alle larghe intese. Un anno fa - con questo sistema - Bersani e Berlusconi si sarebbero sfidati in un secondo turno di coalizione per assegnare i seggi mancanti al raggiumento della maggioranza.
No a modifiche o salta tutto. Sulla questione delle preferenze e delle liste bloccate, oggetto di polemica da parte dei bersaniani (i "ribelli" Cuperlo e Fassina hanno ventilato l’idea di un referendum tra gli iscritti per bloccare la soluzione partorita dall’accordo con Forza Italia), Renzi taglia corto: "Sembra che con le preferenze si risolva tutto. Io non ho particolari problemi, non avendo vissuto la degenerazione della prima repubblica, ma l’accordo politico raggiunto non prevede la preferenza". E aggiunge: "Se toccherà a me da segretario Pd, due sono gli impegni: le primarie, come ha fatto Bersani con le parlamentarie, e il vincolo assoluto della rappresentanza di genere".
Ammonisce poi che la bozza di legge elettorale su cui si è raggiunta una prima intesa politica non può essere presa ’à la carte’: "E’ un complicato castello che sta in piedi se tutti i tasselli stanno insieme. Chi immaginasse di intervenire in Parlamento per modificare qualcosa di fondamentale, sappia che manda all’aria tutto, comprese le riforme del Titolo V e del Senato. Non è una riforma à la carte".
Sull’incontro con Berlusconi critiche strumentali. "I temi delle critiche per aver incontrato Berlusconi sono per me abbastanza stravaganti, oltre che strumentali - continua il segretario - A chi mi dice ’dovevi parlare a Forza Italia ma non a Berlusconi’, ricordo che è una contraddizione in termini. Perchè o non si parla con Fi, o si parla con Silvio Berlusconi. Con chi dovevo parlare, con Dudù? E’ Berlusconi che ha creato Forza Italia". E attacca: "Io non mi sento subalterno culturalmente al punto da avere delle idee che devo cambiare perché Berlusconi la pensa come me".
Con l’Italicum il Pd si gioca il governo. "L’Italicum - conclude Renzi nel chiedere alla direzione Pd il via libera alla sua proposta di legge elettorale - consente al Pd di potersi giocare la partita per il governo. E non esclude le alleanze ma che siano alleanze per governare, non servano solo a vincere per vincere".
Le critiche di Cuperlo. Netta, come abbiamo detto, la bocciatura della minoranza dem. "La proposta di legge elettorale non è convincente - afferma Cuperlo- perchè non garantisce una rappresentanza adeguata. Né il diritto dei cittadini a scegliere i propri rappresentanti. Né una ragionevole governabilità". Il presidente accusa poi il segretario di aver riabilitato Berlusconi e gli rinfaccia di non saper guidare il partito: "Si dice che è tutto deciso con il voto delle primarie dell’8 dicembre? Allora è inutile convocare la direzione, fai tutto da solo. Funziona così un partito? Io spero di no. E credo di no".
Le trattative con Ncd. Poco prima della direzione Pd Renzi ha nuovamente incontrato Angelino Alfano, che insieme agli altri partiti più piccoli insiste affinché la legge elettorale preveda comunque le preferenze. "Credo che ieri fra Renzi e Alfano ci siano state molteplici comunicazioni, che non vuol dire che ci sia già una intesa, oggi bisognerà chiarire la questione delle preferenze, della soglia di sbarramento, del premio di maggioranza", ha spiegato stamane Fabrizio Cicchitto (Ncd) alla ’Telefonata’ di Belpietro su Canale 5. Prima di incontrare Renzi al Viminale, la sua posizione Alfano l’ha comunque anticipata ai microfoni di "Mix 24", su Radio 24. "Secondo me - ha detto - ci vuole anche più di un rimpasto: ci vuole un nuovo governo a guida Letta che abbia un ’reshuffling’ dei ministri".
L’ultima versione della proposta di Renzi sembra comunque piacere al ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello, anche lui del Ncd. "La previsione del doppio turno di coalizione assicurerebbe veramente governabilità e democraticità, farebbe sì che il premio di maggioranza non sia abnorme e incongruente con la sentenza della Consulta, e impedirebbe che dopo i tanti proclami di questi giorni si riduca tutto a una mera riedizione del Porcellum sotto mentite spoglie", ha affermato.
Scelta civica. Sull’argomento è intervenuta anche Scelta Civica. Il doppio turno, ha detto il presidente dei deputati di Scelta civica Andrea Romano, è una buona base di discussione "ma la soglia del 35% è troppo bassa, noi chiediamo che arrivi al 40%".
Sel. Perplessità sono arrivate invece da Sel. "In primo luogo - ha spiegato il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore - si ripropone il tema delle liste bloccate, seppure corte, che impedirebbe agli elettori una scelta, tant’è che noi abbiamo sempre sostenuto la legge Mattarella che consente l’elezione diretta del candidato nei collegi uninominali. In secondo luogo siamo decisamente contrari a un premio fisso, che scatterebbe o con il superamento della soglia del 35% o con l’attribuzione tramite ballottaggio, poiché si potrebbe determinare una maggioranza addirittura superiore a quella del 55% dei seggi prevista dal Porcellum".
L’attacco di Grillo. Ancora più duro l’attacco arrivato dal M5S. Beppe Grillo ha definito la bozza di riforma legge elettorale Renzi-Berlusconi il ’Pregiudicatellum’ e ha scritto sul suo blog che l’accordo "prevede che i partiti si scelgano i propri parlamentari. I cittadini devono stare a guardare. Liste bloccate con nominati da pregiudicati e condannati in primo grado e nessuna preferenza".

REPUBBLICA.IT
ROMA - Con l’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi - o, per dirla con le parole del segretario dem che sabato hanno mandato su tutte le furie buona parte dei militanti: con la "profonda sintonia" in cui entrambi si sono ritrovati - è pronta a nascere una nuova legge elettorale che (nonostante le mini liste bloccate) archivia definitivamente il Porcellum. Ispanico corretto? Italicum? Nel giorno in cui la direzione del partito è chiamata a esprimersi, non senza tempeste, su una proposta di riforma che consegnerà al Paese il prossimo sistema con cui gli italiani potranno andare a votare, le definizioni si sprecano. Ma a insorgere contro il ’patto’ stretto tra il Cav e il rottamatore nelle stanze del Nazareno è il Movimento 5 Stelle. E, per l’occasione, a coniare una nuova dicitura che funga da sintesi di quanto avvenuto è il leader del M5S, Beppe Grillo: "Con Renzi-Berlusconi (condannato e decaduto, ndr) oggi nasce il Pregiudicatellum".

E ancora: questa nuova legge elettorale - prosegue Grillo in un post dal titolo Coerenzie - "prevede che i partiti si scelgano i propri parlamentari. I cittadini devono stare a guardare. Liste bloccate con nominati da pregiudicati e condannati in primo grado e nessuna preferenza". Nel mirino del Movimento, il nuovo segretario Pd. Che viene bollato come uno "showman" e come uno che "se ne frega del Paese".

La replica del leader Pd non si fa attendere. E arriva, a stretto giro di posta, dalla direzione di partito. Renzi inizia a parlare e ci va giù pesante: "Oggi Grillo mi ha detto che sono uno showman, ma detto da lui è un complimento. Lui scappa, noi facciamo". Poi, citando Cicerone in libertà (ma senza paragonare il fondatore del Movimento a Catilina), va avanti: "A Grillo chiedo: fino a quando continuerai ad abusare dell’intelligenza dei tuoi parlamentari, persone molto appassionate che lanciano grida di dolore" perché "il M5S si è autorecluso nel blog? Fino a quando continuerai a perdere occasioni su occasioni" e a "fuggire?".

HUFFINGTON
La proposta di riforma della legge elettorale fatta da Matteo Renzi alla direzione del Pd prevede "l’assegnazione di un premio di maggioranza" a chi abbia preso "almeno il 35%" dei voti "che porti al 53% minimo e al 55% al massimo". Il premio dunque sarà "al massimo del 18%", spiega il leader democrat, in modo da evitare profili di incostituzionalità. Il modello descritto ha già un nome, "Italicum".

Se nessuno ottiene il 35%, continua Renzi, "c’è la "possibilità di un doppio turno, più precisamente un ballottaggio non tra due candidati premier, ma tra due coalizioni, simboli o agglomerati di simboli che senza apparentamento rigiochino la partita di fronte elettori". Nella proposta di riforma sono poi previste delle soglie di sbarramento per accedere alla ripartizione dei seggi: "Le soglie sono del 5% per chi si coalizza - aggiunge -, l’8 per chi non si coalizza e il 12% per le coalizioni".

Riforma del Senato. "Entro il 15 febbraio dal Pd arriverà una proposta sulla riforma del Senato". "Sul tema del Senato - continua Renzi - mettiamo dei paletti condivisi con il principale partito dell’opposizione, ovvero Forza Italia, e i paletti sono il superamento del bicameralismo perfetto con l’eliminazione del voto di fiducia, l’eliminazione, come ho detto in faccia ai senatori, dell’elezione diretta dei membri e dell’indennità".

#Veltroni "Metodo giusto, le regole si scrivono con tutti"

"Quando si combinano recessione e crisi istituzionale, per un paese si presentano le fasi più difficili. Le democrazie muoiono spesso per incapacità di decidere, non perché decidono troppo. E la nostra è particolarmente esposta a questo rischio". Così Walter Veltroni, parlando alla direzione del pd, interpreta il passaggio in cui si colloca il tentativo riformatore del pd. "Il 30 per cento degli italiani- spiega Veltroni- è disposto a rinunciare alla democrazia, in cambio di una decisione. Ma in determinate condizioni la domanda di decisione può configurarsi come una domanda di carattere autoritario e semplificatorio". Di fronte a questo rischio, "è giusto il metodo scelto da renzi. "E’ giusto discutere con gli altri, discutere con loro delle regole del gioco. Io- dice veltroni rievocando il suo tentativo nel 2008- provai a farlo con berlusconi, ma non ci riuscii perchè berlusconi allora era troppo forte. Si sentiva talmente forte da poter andare a elezioni anche facendo fallire il tentativo di riformare" l’assetto istituzionale e la legge elettorale. "Ma le regole del gioco- aggiunge veltroni- si fanno insieme agli altri. E si governa sulla base della omogeneità programmatica. La confusione tra questi due livelli ci ha portato nella condizione in cui ci siamo trovati".
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18:50 – Oggi
#Fassino "Sostenere proposta con convinzione"

"Questo è un passaggio di straordinaria importanza, gestito con una tempestività per la politica italiana davvero eccezionale. Bisogna però sapere che questa sfida diventa dirimente sia se riesci a vincerla si a se non la vinci". E’ quanto afferma Piero Fassino intervenendo durante la direzione del Pd, sulla riforma della legge elettorale. Per il sindaco di Torino "abbiamo il dovere di sostenere con grande convinzione la proposta che ci viene presentata. Questa è una proposta che sblocca, perchè altre proposte che possono piacere di più hanno portato all’impasse".
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18:35 – Oggi
#Franceschini "Fallimento sarebbe fatale: il Pd sia unito"

Dario Franceschini ha messo in guardia dai rischi di un naufragio delle riforme. "Davanti ai segnali di antipolitica un altro fallimento sarebbe fatale per la tenuta complessiva del sistema", ha avvertito il ministro per i Rapporti con il parlamento. Bisogna riconoscere a Matteo Renzi, ha spiegato, che si è di fronte a "un punto di equilibrio che se ci fosse stato rappresentato non più di cinque giorni fa sarebbe stato accolto da un applauso perché la condizione sembrava la spaccatura della maggioranza. Oggi siamo in grado di allargare all’opposizione tenendo insieme la maggioranza, e dobbiamo tentare di tenere dentro anche Sel e Lega". Allora "perché regalare al paese una divisione del partito democratico", ha chiesto, il Pd "non è mai stato per le preferenze. Se mai ci fosse lo spazio per modificare lo dovremmo fare chiedendo i collegi uninominali, non le preferenze".
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18:33 – Oggi
#Franceschini "Giusto cercare l’accordo con Forza Italia"

"Penso che sia stato giusto cercare un accordo con l’opposizione". Così il ministro dei Rapporti col Parlamento ed ex segretario Pd Dario Franceschini, intervenendo alla direzione del partito. "Il lavoro che ha fatto Matteo - ha aggiunto - ha puntato a un punto di equilibrio che se ci fosse stato presentato cinque giorni fa sarebbe stato accolto da un applauso".
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18:19 – Oggi
#Cuperlo a #Renzi "Non si guida sì il partito, altrimenti fai da solo"

Gianni Cuperlo prende posizione di fronte alla richiesta del segretario pd Matteo Renzi di non toccare nulla della impalcatura delle riforme illustrate oggi alla direzione democratica. "Si dice che è tutto deciso con il voto delle primarie dell’8 dicembre? che altrimenti è come fare esplodere la macchina e boicottare la storica riforma istituzionale? se si dice questo è inutile convocare la direzione tra quindici giorni. Andate spediti e ci rivediamo a una nuova direzione che riconvoca le primarie la prossima volta. Funziona così un partito? io spero di no. E credo di no".
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18:14 – Oggi
#D’Attorre "Liste bloccate? Basta vigliaccate. Pronti a presentare emendamento"

"Se l’accordo Berlusconi resta sulle liste bloccate, la mia previsione è che il gruppo rischia di spaccarsi". Alfredo D’Attorre, intervistato per Piazzapulita in onda stasera su La7, annuncia che presenterà un emendamento "per sostituire le liste bloccate con le preferenze e i collegi", anticipa che "una parte voterà a favore, una parte voterà contro" ma soprattutto il deputato bersaniano descrive così il campo in casa Pd: "Su questa cosa delle liste bloccate, detto tra noi, sono d’accordo soltanto i renziani del cerchio stretto, che pensano di essere tutti tutelati dalle liste bloccate, e un nucleo ristretto di franceschiniani. Franceschini pensa di fare l’accordo con Renzi e di tutelare dei suoi. Tutti gli altri, non sono d’accordo". Del resto, "se introduci le preferenze nel collegi uninominali, poi Berlusconi te la vota il resto della legge?". E poi "Renzi non è stato votato l’otto dicembre per resuscitare le liste bloccate e resuscitare Berlusconi. "Io - conclude D’Attorre - non credo che si possa votare una legge elettorale che restituisce un Parlamento fatto tutto di nominati", e su questo, assicura, "stiamo facendo una battaglia a viso aperto. Di vigliaccate ne abbiamo avute fin troppe".

HUFFINGTON - LE REAZIONI DI BERLUSCONI
Le perplessità di Berlusconi si materializzano quando, all’ennesima telefonata sulla linea Roma-Arcore, Denis Verdini gli spiega che “non c’è alternativa al doppio turno”. Sennò “Matteo non regge”. Un compromesso che non fa gioire il Cavaliere. Affatto. Perché, nell’ambito della trattativa, il doppio turno è sempre stato classificato alla voce “l’unica cosa che non possiamo accettare”.

Non è un caso che, proprio nel corso dell’incontro al Nazareno, l’ex premier abbia usato parole particolarmente franche sull’eventualità. Epperò, pur se amaro, spiega Verdini, il boccone va ingoiato. Altrimenti non regge il complesso mosaico di Renzi, che comunque non è sfavorevole del tutto a Forza Italia. Per questo, nelle dichiarazioni, i berluscones mettono a verbale entusiastiche dichiarazioni: “Il doppio turno – afferma Mara Carfagna – è un’idea interessante perché dice addio al potere di veto dei piccoli partiti”. Parole che lasciano intendere che il boccone sarà ingoiato, anche se amaro, visto che Berlusconi pensa esattamente l’opposto. E cioè che il potere di veto lo aumenta. Per due motivi. Primo: un sistema elettorale di questo tipo incoraggia a fare coalizioni il più ampie possibile, per vincere al primo turno, quindi può risultare determinante anche un partitino dello zerovirgola. Secondo: al ballottaggio i voti di tutti restano indispensabili, e per di più in un contesto sfavorevole al centrodestra considerando – è una tesi storica del Cavaliere – che al secondo turno “i nostri vanno a votare in meno”.

E allora si capisce perché, su queste premesse, l’ex premier non abbia nascosto un certo nervosismo. A dispetto delle premesse, l’accordo che si profila non è un compromesso storico tra “Silvio” e “Matteo”, ma un accordo in cui ognuno incassa e perde qualcosa.

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L’incontro al Nazareno. Berlusconi in casa


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Ansa



Avanti

Secondo gli appunti del Cavaliere l’analisi è che il governo incassa un anno di vita (e questo va bene al Quirinale, ma anche dalle parti di Arcore), Renzi si può definire il vincitore perché ne esce protagonista assoluto, il Pd ne esce unito perché con la mossa del ballottaggio ha placato la sinistra interna. Per quanto riguarda il centrodestra, l’ex premier incassa le liste bloccate e incassa anche una soglia di sbarramento alta con i piccoli, costretti a tornare all’ovile con annesso rischio di non entrare in Parlamento. Ammesso però che resti al cinque per cento per chi è dentro la coalizione. Ecco perché è su questo punto che Verdini ha fatto sapere a Renzi che non va portata al quattro (il che darebbe ossigeno ad Alfano). Condizione non negoziabile.

Ma c’è anche un altro punto su cui è scattato il warning ad Arcore. Ed è alla voce “preferenze”: una reitroduzione del meccanismo che archivi le liste bloccate farebbe saltare l’accordo. Non è un caso che al Nazareno è stato consegnato un messaggio molto chiaro: “Su liste bloccate e soglie di sbarramento niente scherzi nel voto segreto, sennò si ricomincia dall’inizio”. È qualcosa di più di un segnale tattico. Il timore che nel segreto dell’urna (quella dell’Aula) possa passare un emendamento contro il “Parlamento” dei nominati e il nuovo “Porcellum” è reale. Insomma, ad Arcore è tornato il sospetto anche nei confronti di Renzi. E le fanfare della vittoria azzurra suonano meno.


SONDAGGIO DEL MOVIMENTO 5 STELLE, 17 GENNAIO 2014

PD 30,4
M5S 22.3
FORZA ITALIA 21,2
NUOVO CENTRODESTRA 4
LEGA 3,8
SEL 3
FRATELLI D’ITALIA 2,5
UDC 2,0


DAL BLOG DI GRILLO
La legge elettorale Renzie - Berlusconi, il "Pregiudicatellum", prevede che i partiti si scelgano i propri parlamentari. I cittadini devono stare a guardare. Liste bloccate con nominati da pregiudicati e condannati in primo grado e nessuna preferenza. Cosa ha raccontato Renzie sulla legge elettorale fino all’altro giorno?
Nel luglio 2012 dichiara: "Non sono innamorato di una legge elettorale piuttosto che di un’altra, sono innamorato di alcuni concetti: il primo è che bisogna scegliere il proprio candidato leader, ma anche il proprio parlamentare"
10 luglio 2012 sottolinea: "Con @alinomilan Radio24 Solo una legge elettorale funziona, quella dei sindaci. Sai chi vince, chi vince governa, 2mandati, preferenze #anchesì"
20 maggio 2013, conferma: "c’è una legge elettorale che funziona, quella dei sindaci (che ha le preferenze, ndr): il giorno dopo le elezioni si sa chi ha vinto e chi no #oltrelarottamazione"
27 ottobre 2013, ribadisce: "Porcellum o Porcellinum? Diciamo le cose semplici: la legge elettorale che funziona è quella dei Sindaci (che ha le preferenze, ndr)"
#Oltrelarottamazione c’è la riesumazione del condannato e la sepoltura del volere degli elettori.