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 2014  gennaio 19 Domenica calendario

I RISCHI DELL’INVERNO E DEL CALCIOBALILLA


GRANDE spazio dedicato alla morte di Hiroo Onoda, l’ultimo giapponese rimasto a combattere sull’isola di Lubang, Filippine, anche dopo la fine della guerra. Per l’esattezza, fino al 9 marzo 1974, un po’ tantino. Storia interessante, foto di Hiroo che consegna la sua spada all’allora presidente Marcos. «Mai arrendersi e mai fidarsi», erano state le consegne. Rispettate. Di Hiroo s’è saputo tutto. Della trentina di filippini che ha ucciso in tempo di pace per tutti ma di guerra per lui non s’è saputo nulla. Storia interessante in quanto orientale o comunque lontana da noi. Se un soldato tedesco si fosse nascosto in una foresta appenninica e avesse continuato ad accoppare italiani negli anni ’50, ’60 e ’70 forse vedremmo le cose con minore distacco. Idem per Gerrit Zalm, ad di Abn Amro, dal 1994 al 2007 ministro olandese delle Finanze. S’è travestito da drag queen ad uso e consumo di parte dei 23mila dipendenti della banca (almeno sei repliche sono già garantite, visto il successo). Parrucca rossa, occhiali da vamp, seni finti, Zalm recita la parte di una sua inesistente sorella Priscilla, tenutaria di un bordello la cui filosofia gestionale non è dissimile da quella di una banca. Il tutto condito da battute sul davanti e sul didietro che forse nemmeno il leghista Gianluca Buonanno avrebbe il coraggio di pronunciare. Forse. Dico forse perché non sono più sicuro di nulla, se non del fatto che sono allergico al termine “onorevole” ed è un’allergia diffusa a tutto l’arco costituzionale. Nel frattempo, a proposito di vestirsi in modo singolare, il mago Otelma, Primo demiurgo della Chiesa dei Viventi e Gran maestro dell’Ordine Teurgico di Elios, s’è laureato a Genova (in Filosofia, 110 e lode) con una tesi sul “De civitate Dei”. Credo quia absurdum, frase attribuita a sant’Agostino, il più diretto interessato, ma più probabilmente di Tertulliano. Peraltro, è la sua quarta laurea, credo. E credo che Enrico Cuccia non si sarebbe mai travestito da drag queen.
Ma, soprattutto, credo che sia ora di parlare d’altro, fosse pure di sport. Calcio, anzi calciobalilla. Albert Camus scrisse che diventare famosi non è difficile, basta ammazzare la portinaia. Ma erano altri tempi. Oggi basta mettere un biliardino, o calciobalilla, in un bar, ed è fatta. Indispensabile che il tutto si svolga in Italia, paese dove tutto può succedere e anche il suo contrario. Stefano Ceolin, titolare del bar-ristorante Il palco, a Mestre, è contrario ai videopoker e alle slot machines in genere, e per questo sarà premiato il 5 aprile da Slot Mob. In alternativa, ha messo un calciobalilla free, ossia senza gettoniera, del tutto gratuito. E per questo dovrà pagare una multa di 1.400 euro (1.244,40 secondo la Prefettura di Venezia). Non ha chiesto l’autorizzazione, che pare serva anche per i giochi leciti, dalle freccette alla briscola. Con un 8 di solidarietà e simpatia, da ancor discreto giocatore di calciobalilla, a Ceolin mando un consiglio: paghi. Su certe cose, qui, la legge è inflessibile. Quando si tratta di macchine rovinafamiglie è più flessibile, comprensiva e complice.
Già che si parla di calciobalilla, segnalo “Il calcio in una stanza” (ed. Goalbook Pisa, 381 pagine, 21 euro). L’ha scritto un medico napoletano, Gino Svanera, appassionato di calcio e geografia. Storia ed evoluzione di tutti i giochi derivati dal calcio. Calciotappo, Subbuteo, Fantacalcio, videogiochi assortiti. Ma anche calcio all’aperto: sul sale, in palude, sulla sabbia, sulla neve. Sulla neve o sul fango si può giocare anche nei nostri stadi. Il dottor Piero Volpi, già calciatore professionista e poi affermato traumatologo, ha dichiarato al Giornale: «E’ assurdo giocare in notturna il derby di Milano il 22 dicembre e Juve-Roma alla vigilia dell’Epifania. Si guarda più al business che alla salvaguardia del patrimonio-giocatori ». Mi pare che questa frase vada bene anche per il mercato invernale. Non di infortuni si tratterebbe, ma di equivoci, scivoloni, acquisti a rischio. Se in estate si comprano quelli bravi, in inverno è il turno dei deludenti, di quelli che se ne sono andati per la solita scelta di vita, o per un maggiore guadagno, o perché non volevano perdere il viaggio in Brasile. A Mazzarri piacerebbe Osvaldo, ma a Southampton nessuno piangerebbe la sua partenza, e non dispiacerebbe Hernanes, che alla Lazio gioca una partita decente e tre no. A Conte piacerebbe Menez, che al Psg è tutt’altro che profeta in patria. Alla Fiorentina strizza l’occhio Jovetic: a Manchester non gioca quasi mai e lo sfottono i tifosi del City e pure quelli dell’United. Al Tottenham Lamela non ha mai sfondato e tornerebbe volentieri alla Roma, obiettivo anche di Pastore. Ranocchia non è più titolare nell’Inter e ci sarà pure un motivo, ma Klopp lo vuole a Dortmund. Burdisso e Bradley lasciano la Roma per trovare più spazio altrove. C’è anche un altro mercato, ho letto ieri sul Corsera. Quello dei bambini. Il belga Pietro Tomaselli, 9 anni, è già dell’Anderlecht e un agente Fifa cura i suoi interessi. L’argentino Claudio Gabriel Nancufil, 8 anni, è inseguito dalle due società di Madrid e dalle due di Barcellona. In Africa e Sudamerica è tutto un fiorire di scuole calcio e accademie varie: lì il cartellino dei calciatori può appartenere a gruppi di fondi d’investimento, c’è più torta da spartire. L’Italia nell’area Uefa è al trentunesimo posto nell’utilizzo di calciatori del vivaio e al quinto posto per l’utilizzo di calciatori stranieri. Non sono bei numeri, ma dicono molto.