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 2014  gennaio 19 Domenica calendario

CENTO SEGUACI DA TUTTA ITALIA PER IL MEETING SEGRETO A TORINO IL GURU: “NON FUGGIRÒ ALL’ESTERO”


Scusi, Vannoni, ma lei é un truffatore? «Ma cosa dice? Io faccio tutto questo perché ci credo. Perché c’è della gente che soffre e io, cioé Stamina, gli può dare una speranza». Ma é vero che vuole andare via dall’Italia? «C’è un gruppo di persone vicine a Stamina che sta ragionando su questo argomento. Ma io sono qui e voglio restare qui a lavorare, a dare una risposta a tutte queste persone».
Hotel Ghota di Cirié, 40 chilometri da Torino, 1050 da Catania. Qui, ieri, si sono ritrovati parenti di malati curati con il metodo più discusso del momento, e parenti di altri malati ancora in lista d’attesa, supporters del sistema pronti a battersi contro quella che chiamano «la grande ingiustizia» e qualche curioso. Un centinaio di persone da tutta Italia, come Michele, 54 anni, siciliano, padre di una bambina che ha ricevuto un paio di infusioni. O come questa quarantene venuta da Pescara per dire: «Io sono fortunata non ho malati in famiglia. Ma io credo in questo tipo di cure». Porte chiuse, nessun estraneo puó entrare. In sala si dibatte su una grande questione: «Che fare se in Italia non si può più curare nessuno con il nostro metodo?». Vannoni parla, spiega, si difende dalle accuse. «Ci sono almeno 150 persone in lista d’attesa per ottenere le infusioni cellulari. E ci sono almeno altri 80 pazienti che hanno presentato richiesta. Dobbiamo trova una soluzione». Qui, gli echi di chi accusa Vannoni di essere un truffatore arrivano ovattati. I soldi? «Stamina non ha soldi in banca. Sul conto corrente siamo in rosso di 900 euro. Aspettiamo una donazione di undicimila da parte di un gruppo di tatuatori. Con quei soldi pagheremo appena le spese per due nuovi pazienti. E gli stipendi. Alla segretaria part time e alla biologa».
Qui le accuse pesanti rivolte a Vannoni e a Mariano Andolina dalla mamma di Denise, la bambina torinese per un periodo seguita da Stamina, vengono respinte con sdegno. «Andolina non può aver detto se non ha più soldi mandi sua moglie a battere. É un medico. Uno che non si occupa di questioni finanziarie. Uno che opera sotto le bombe a Baghdad». E Vannoni: «La mamma di Denise ha fatto un voltafaccia incomprensibile nei nostri confronti. Tutto é accaduto dopo una complessa vicenda legata ad un prelievo Nat in un ospedale pubblico torinese. Erano anche intervenuti i carabinieri». Sí, ma hanno pagato? E quanto? «Venticinquemila euro». E chi non può tirare fuori i soldi lo mandate via? «É una menzogna. Chi può paga, per gli altri facciamo come possiamo». E via a snocciolare costi e conti. Quindicimila euro per preparare il nastro cellulare. E da 7 mila a 3 mila ogni infusione. E chi ha pagato 50 mila euro? «Impossibile. I costi sono quelli. Al massimo avranno speso per i medici specialisti intervenuti durante le infusioni». Polemiche a parte in questa hall di albergo sfila un popolo dolente. Come Paolo che per la sua bimba di 3 anni, sarebbe disposto a farsi tagliare un braccio. E si aggrappa a Stamina perchè, dice, «ho visto i miglioranti di ma figlia. Io credo». E ci crede Luigi Bonavita, papà di due ragazzi, uno curato con il sistema Vannoni, l’altro no. Oggi lui é una specie di braccio destro del «capo». Lo difende. Distribuisce volantini con le parole di speranza scritte da suo figlio. Spiega: «Io lo faccio per questo». E le accuse a Vannoni? Il sospetto della truffa? Le inchieste della magistratura? Le affermazioni durissime di chi ha scaricato il comunicatore prestato alla medicina? E le evidenze scientifiche? Qui sembrano solo voci che non scalfiscono la fiducia nel capo. Voci. Che non fermano gli applausi e gli abbracci. «Per noi é un benefattore. Viva Stamina».