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 2014  gennaio 08 Mercoledì calendario

SHAKESPEARE AL TOP IN AVARIZIA FRANCIS DRAKE CORSARO GENTILE


Non sono mica tutti come François Vil­lon, il quale si acco­miatò dal mondo ce­dendo volentieri alle braccia, forti ma volubili, della Storia un piccolo Lascito e un grande Te­stamento : tutta roba di carta, po­eticamente eccelsa ma pratica­mente nulla, niente soldi né opere di bene, soltanto una manciata di sassolini tolti dalle scarpe sommati alla propria vi­sione del mondo, a futura me­moria. Più facile, al contrario, è tro­vare qualcuno che la pensa co­me Woody Allen, anche se non ha il coraggio di dir­lo a chiare lette­re: «Siccome cre­do nella reincar­nazione, lascio tutto a me stes­so ». Il previdente cineasta avrà an­che, come si dice in gergo, «il brac­cino corto», ma almeno lo am­mette fra il serio e il faceto. Insom­ma: è onestamen­te egoista.
Si può essere grandi in vita e meno grandi... dopo. Oppure vi­ceversa. Impossi­bile, in entrambi i casi, smentirsi del tutto nel mo­mento di decide­re quanto e a chi destinare delle proprie sostan­ze. Le ultime vo­lontà sono spes­so il primo indi­zio per capire con chi si ha (o meglio, si aveva) a che fare.
Di solito, alla bisogna provve­dono i biografi, che hanno il fiu­to per gli affari altrui e lo metto­no in azione interpellando i di­retti interessati alle fortune, cioè gli eredi, e quei privilegiati dei notai, che si arricchiscono tempestando di imprescindibi­li e costosi timbri e bolli il patri­monio dei clienti. Ma dove non arrivano i biografi arriva, anche se in ritardo di qualche secolo, il sito ancestry.com . Che si è da­to il compito, socialmente uti­le, di risalire per li rami degli al­beri genealogici. Ma va anche a curiosare nelle segrete (mica poi tanto) stanze dei personag­gi celebri p­er mettere sulla pub­blica piazza della Rete i loro ulti­mi desideri. Nell’agosto del 2010 spiattellò la bellezza di sei milioni di testamenti di cittadi­ni britannici deceduti fra il 1861 e il 1941.
C’era un Karl Marx povero ( pardon , proletario) in canna: alla figlia Eleanor passò 250 ster­line, decisamente insufficienti per fare un salto di... classe. Cu­riosamente, la stessa cifra che ri­mase ai posteri dopo la diparti­ta di Oscar Wilde: uno solo dei suoi magnifici aforismi vale molto di più.E c’erano,per con­tro, i ricchi Charles Dickens e Ar­thur Conan Doyle i quali, grazie al clamoroso successo dei loro libri, di sterline ne lasciarono due bei malloppi: oggi sarebbe­ro 8 e 3 milioni di euro, svaluta­zione più, svalutazione meno. Mentre un «tesoretto» più evo­luto delle specie da lui studiate era quello di Charles Darwin: circa 15 milioni di euro.
E ora sotto la lente di questa sorta di Agenzia delle Entrate a posteriori finiscono due big del XVI secolo: William Shakespea­re e Francis Drake. «Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita,/ o come per la terra le dolci piogge di primavera,/ e per amor tuo sostengo una lotta/ come l’avaro con le sue ricchez­ze », scriveva il Bardo in un so­netto. Il riferimento all’«ava­ro », e forse anche allo Shylock del Mercante di Venezia , fareb­be ancor oggi fischiare le orec­chie a sua moglie Anne: ebbe dal Bardo... un letto. Si sa che gli inglesi hanno un debole per il gossip, e non recedono nemme­no di fronte alla memoria delle loro glorie. Così apprendiamo, dalla «sezione» britannica di ancestry , che il contraltare del sublime dram­maturgo fu un uomo poco av­vezzo alla poe­sia e molto alla pratica: sir Francis Drake. Lo potremmo considerare una sorta di Ro­bin Hood po­stumo, perché il corsaro e navi­gatore che as­saltava i galeo­ni spagnoli per conto della re­gina Elisabetta I (della quale, vuole la leggen­da, fu anche l’amante) la­sciò ai poveri della sua città, Plymouth, 40 sterline,l’equi­valente di 150mila sterli­ne odierne. E fu la «missione» più generosa di uno abituato a solcare i mari dell’universo mondo come fossero i vicoli di Londra.
Dalla guerra alla politica il passo è breve. Ed ecco spuntare le ultime volontà di William Pitt «il Vecchio», primo ministro britannico dal 1766 al 1768. La­sciò 3500 sterline al figlio omo­nimo, William Pitt «il Giova­ne », ma solo la metà all’altro fi­glio James. Il che suonò come un’investitura quando William junior nel 1783 divenne, a soli 24 anni, il più giovane primo mi­nistro britannico. E le signore? Nell’elenco delle rivelazioni spicca Jane Austen, l’autrice di Orgoglio e pregiudizio . L’orgo­glio femminile, sommato al pre­giudizio nei confronti degli uo­mini, la portarono a privilegia­re l’adorata sorella Cassandra (800 sterline) al fratello Henry (50 sterline).
Georg Friedrich Händel en­tra nel novero in quanto morto a Londra nel 1759. Le angeliche melodie le concesse a tutti, ma per sé investì 600 sterline (oggi 90 mila pound) destinate al pro­prio monumento nell’abbazia di Westminster. Del resto, era un tedesco...