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 2014  gennaio 08 Mercoledì calendario

MORBIDO E SARTORIALE (ALLA CARY GRANT) IL PANTALONE PERFETTO


DA UNO DEI NOSTRI INVIATI FIRENZE — Un po’ Cary Grant, impeccabile anche nelle sequenze più adrenaliniche di «Caccia al ladro» di Hitchcock, un po’ Mastroianni della «Dolce vita». Gli uomini (giovani) hanno imparato a indossare i pantaloni. Proibito farseli comprare da mogli e compagne o acchiappare al volo il solito tipo in negozio «così non si perde tempo a provarli». «L’uomo è sempre più conscio del proprio corpo» assicurano Sam Lambert & Shaka Maidsoh, i due 36enni inglesi tra i giovani talenti di The Latest Fashion Buzz , vestiti come personaggi dickensiani con pantaloni in tweed e gilet.
«Io sono piccolo e ho bisogno di allungarmi, quindi li uso stretti e piatti; lui è lungo e ha bisogno un po’ di volume, così li porta con una pince» sottolinea Sam. Nulla è più lasciato al caso, tanto meno l’orlo. I due stilisti hanno fatto disegnare sulla calza una riga bianca orizzontale, circa all’altezza del malleolo, per indicare dove l’orlo si deve fermare. Altro talento, Kavita Parmar dalla Spagna, con il brand Human Being Behing parla di rivoluzione nel pantalone: «Si riprende la cultura sartoriale, i dettagli, la vestibilità».
Ma è nello stand principale, quello degli abiti formali, che il pantalone è in primissimo piano. «La tendenza tra i giovani è indossare l’abito classico, quello che sottolinea al meglio la forma fisica» dice il 37enne Giovanni Bianchi, quarta generazione dei Lubiam che accanto ai completi «su misura» ha creato anche una linea di pantaloni ispirati all’oriente, Giozubon. «Più che vestiti sartoriali, gli uomini chiedono finiture personalizzate» spiega. I nuovi abiti, sempre più «asciutti e corti» per modellarsi sul corpo scolpito da ginnastica e corsa, devono essere realizzati con tessuti morbidi e leggeri. «L’orlo si è ristretto a 16 /17 centimetri e mezzo per slanciare la figura» dice sicuro. Il nuovo formale rilancia tutte le sfumature del blu, con tessuti in cashmere e cashmere e seta, che giocano sempre su microdisegni, intrecci, «per muovere il fondo dell’abito». Per Brunello Cucinelli «il risvolto di 3 cm e mezzo deve fermarsi all’inizio della scarpa, secondo la cultura inglese, lasciando intravedere la calza».
Anche il Chino di Us Polo in gabardine di cotone color mattone ha un’aria più pulita. Il 38enne Lorenzo Nencini, socio dell’azienda distributrice Incom, dice che mai li arrotolerebbe: «Il pantalone semisportivo deve battere sulla scarpa».
Sono soprattutto gli stranieri ad apprezzare i pantaloni italiani, assicura Edoardo Fassino, amministratore delegato di Pt Pantaloni Torino, marchio dal 1951 che in 7 anni ha visto crescere il fatturato di dieci volte. «Il paradosso oggi è che il pantalone formale, quello realizzato con le lane d’archivio rivisitate in chiave leggera e morbida, è considerato il più d’avanguardia» spiega. E sono i giovani ad apprezzare quelli con le pinces (anche rovesciate). E tra i 30 modelli, ognuno con sette diverse combinazioni di fit, c’è anche il Marcello (Mastroianni) e il Vittorio (De Sica), con i due grandi incisi sulla fodera interna. Si chiudono con bottoni dall’aria antica, ma l’amministratore delegato di Sacks ha chiesto se era possibile sostituirli con la zip «perché gli americani vogliono anda re in bagno e poter telefonare».

IL PANTALONE PERFETTO –

A SIGARETTA
Il fit è importantissimo. La gamba si stringe e il pantalone diventa ergonomico sui glutei. Il cavallo si allunga ma la vita si abbassa leggermente: la cintura si ferma a 3 o 4 dita dall’ombelico.

LE PINCES
Ritornano le pinces (una o die, anche rovesciate) che creano più volume sulla parte superiore e rendono l’uomo più elegante ma contemporaneo.

L’ORLO
Da 16 cm per i pantaloni senza pinches, fino a 18/19 cm per quelli più morbidi. Il pantalone classico si ferma appena prima dell’attaccatura della scarpa, quello chino appena sotto.

IL RISVOLTO
Torna il «risvoltino» da 3 cm e mezzo