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 2013  dicembre 14 Sabato calendario

L’EX SPIA SOVIETICA FU ASSASSINATA A LONDRA CON UN COCKTAIL AL POLONIO UN SOLO GRAMMO POTREBBE AVVELENARE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PERSONE


Prima agente del KGB in epoca sovietica, poi del nuovo servizio segreto russo, l’FSB, Aleksandr Litvinenko morì da cittadino inglese nel 2007, ucciso dai suoi ex compagni, con un paio dei quali prese un té di troppo in un sushi bar londinese. Fu assassinato, secondo tutti i commentatori, su mandato d’un vecchio collega, suo pari grado nell’esercito cekista: Vladimir Putin, all’epoca presidente della Federazione russa.

Come in un romanzo d’Agatha Christie, anche Litvinenko fece una fine da romanzo poliziesco, e ci vollero infatti Scotland Yard e l’MI5, il servizio segreto inglese, anche solo per capire che l’ex ufficiale del KGB e dell’FSB non era moribondo a causa d’un virus, o per aver ingerito del cibo avariato, ma che era vittima d’un attentato. Arrivarono a capire che Litvinenko era stato ucciso quando scoprirono che c’era stata un’arma del delitto. Era stato avvelenato, e come «disse nel 2004 Pavel Felgenhauer, un analista indipendente russo, “da quando Putin ha preso il potere nell’ex Unione sovietica, il veleno è diventato uno degli strumenti politici preferiti dal Cremlino”». A differenza della stricnina, con la quale sono uccise le vittime nelle storie di Hercule Poirot e di Miss Marple, la sostanza che uccise Litvinenko era un velen, difficile da inviduare.: polonio-210, un isotopo del polonio col quale furono innescate le prime bombe nucleari, come racconta Alan S. Cowell in un libro, Londongrad. L’ultima spia, Piemme 2013, pp. 486, 19,50 euro, dove si spiega che le spy stories, qualunque cosa se ne pensi leggendo un romanzo di Ian Fleming, sono soltanto una variazione appena un po’ esotica del romanzo realista.

«Troppo piccolo per poterlo vedere, il polonio-210 è così potente che, atomo per atomo, la sua tossicità è miliardi di volte più elevata di quella dei gas della grande guerra», scrive Cowell. «Sciolto in acqua o in acido, è completamente invisibile. La sua pura energia lo rende 64.000 volte più radioattivo del plutonio-239. Un solo grammo potrebbe in teoria avvelenare centinaia di migliaia di persone. Lasciato a se stesso, mezzo grammo di polonio puro color argento — una quantità minima in termini fisici — produrrebbe una leggera luminescenza azzurra e genererebbe una temperatura di cinquecento gradi centigradi. È abbastanza tenero da poterlo incidere, e un grammo rilascia un’energia sufficiente ad alimentare una lampadina da 140 watt. È così effervescente che sono necessarie precauzioni estremamente complesse anche solo per chiuderlo in una fiala o un contenitore».

Litvinenko — che aveva denunciato le trame dell’FSB, accusandolo d’aver organizzato e diretto gli attentati «ceceni» che giustificarono la guerra di Putin alla Cecenia, e che aveva indicato Putin come mandante dell’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja — pagò con la vita. O forse pagò altri conti in sospeso: soltanto lui sapeva quanti fossero. Sta di fatto che ad ucciderlo, secondo la giustizia inglese, che però non ottenne mai l’estradizione dei colpevoli, furono due ex agenti, come lui. Ora si pensa che col polonio-210 (le cui tracce svaniscono dal corpo di chi ne è vittima in poche settimane) sia stato ucciso anche Yasser Arafat, il generalissimo d’Al Fatha e dell’Olp, quando la resistenza palestinese era ancora laica. Solo in Russia si produce polonio-210; e solo in Russia, il Gran Khanato sul quale regna l’Amico di Papi, è una consuetudine dei potenti progettare ed eseguire omicidi. A dirlo in pubbliche conferenze sono stati gli stessi assassini (a partire dallo stesso Litvinenko, che prima era uno della banda).

Ci fu uno strascico italiano. Litvinenko aveva testimoniato, poche settimane prina, davanti alla Commissione Mitrokhin presieduta da Paolo Guzzanti. Aveva sostenuto che Romano Prodi era un agente russo fin dai tempi del Soviet supremo Proprio il giorno in cui fu contaminato aveva incontrato a Londra un consulente della commissione, Paolo Scaramella. Cowell, anni dopo, avrebbe intervistato Guzzanti. E qui il realismo della spy story stinge (ahinoi) nel feuilleton.

«“Il punto chiave è il movente”, disse Guzzanti», scrive Cowell. «“Litvinenko è stato ucciso perché minacciava il principale agente russo”. Cioè Prodi: un fiero avversario di Berlusconi e di Forza Italia, che Guzzanti rappresentava. L’idea centrale della teoria di Guzzanti era che Litvinenko fosse stato assassinato per proteggere la copertura di Prodi (semmai l’episodio era servito solo a diffondere le accuse contro di lui)».