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 2013  dicembre 14 Sabato calendario

SCIENZA DA OSCAR


Nel 2010 l’astronomo Kevin Grazier ricevette un invito a un incontro nella lounge del Chateau Marmont di Hollywood. Qui lo aspettava il regista Alfonso Cuarón. Il regista si era entusiasmato vedendo un documentario su una missione legata alla manutenzione del telescopio spaziale Hubble, e aveva in mente un film che desse allo spettatore la sensazione di vivere quell’esperienza in prima persona. Grazier rispose a varie domande tecniche di Cuarón, e quella stessa sera la Warner gli fece recapitare una bozza di sceneggiatura. Tre anni dopo, Gravity con George Clooney e Sandra Bullock debuttava con grande successo nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Oltre a quelli di Grazier, il film metteva a frutto i consigli della chimica e astronauta Cady Coleman, giudicati preziosi soprattutto per guidare i movimenti nello spazio della Bullock.
Ma quello di Gravity è solo l’esempio più recente di una serie di collaborazioni tra il mondo della scienza e quello della fiction che risale sino ai primi decenni di storia del cinema. Negli anni Venti il regista tedesco Fritz Lang coinvolse il fisico e ingegnere austriaco Hermann Oberth, uno dei pionieri dei futuri progetti missilistici e astronautici, nella realizzazione del film Una donna nella Luna (1929). Il film è considerato uno dei primi veri esempi di fantascienza e Lang commissionò a Oberth, tra l’altro, un razzo effettivamente funzionante per la prima del film. Oberth non riuscì a realizzare il razzo in tempo ma l’intenso lavoro sperimentale per il film — in uno dei test lo scienziato perse addirittura l’uso dell’occhio sinistro — e i finanziamenti ricevuti da Lang furono messi a frutto qualche anno dopo, quando riuscì a lanciare un primo razzo a combustibile liquido; nel team c’era anche un giovane Wernher von Braun, futura mente dei missili tedeschi V2 e poi dei progetti spaziali americani che avrebbero portato l’uomo sulla Luna. Von Braun stesso ebbe un ruolo importante come consulente per l’industria dello spettacolo. Tra il 1955 e il 1957 supervisionò e condusse una serie di documentari televisivi prodotti da Walt Disney sull’esplorazione spaziale. Realizzati con modellini, attori e animazioni, ebbero un tale impatto sul pubblico americano che il presidente Eisenhower ne chiese una copia per poterli visionare in privato. Un quotidiano dell’epoca vi intravide la svolta decisiva nella consapevolezza dell’importanza strategica dell’esplorazione spaziale. «Walt Disney potrebbe essere l’arma segreta dell’America per la conquista dello spazio! Metà dell’elettorato degli Usa ha probabilmente raggiunto due impressionanti conclusioni: “Si può fare” e “Facciamolo”».
Naturalmente non sono solo i film di ambientazione “spaziale” a richiedere la consulenza degli scienziati. Donna Cline, uno degli esperti più richiesti e attivi, ha contribuito ad evitare grossolani errori a film come Virus Letale (1995) con Dustin Hoffman. («Vorrei mettere in evidenza il contrasto tra il tessuto sano e il virus malvagio che si dimena», le spiegò un produttore. «Ehm…guarda che i virus non possono muoversi». «Ah, davvero? Ma pensa»). Quando, per ragioni di budget, uno dei set di Jurassic Park dovette essere spostato dal Montana al Deserto del Mojave, la produzione chiese al paleontologo Jack Horner di controllare le caratteristiche del sito.
Che cosa spinge scienziati e istituzioni scientifiche a fare da consulenti? In alcuni casi, come per Grazier con Gravity, si tratta ormai di un lavoro professionale retribuito. A volte il compenso è simbolico: l’epidemiologo Frederick Murphy fornì le proprie immagini al microscopio del virus Ebola per Virus Letale in cambio dei biglietti per l’anteprima del film. Spesso i produttori fanno una donazione o pagano un rimborso all’istituzione. È questo il caso dei vari film girati al Kennedy Space Center della Nasa come Apollo 13 o Space Cowboys, poiché le agenzie federali non possono fare profitti con collaborazioni esterne. Altri scienziati danno il proprio contributo per motivi “etici”: il primatologo Roger Fouts addestrò gli attori di Greystoke: la leggenda di Tarzan (1984) per dimostrare che si poteva rinunciare a utilizzare scimmie sul set. Ma secondo David Kirby dell’Università di Manchester, autore di numerosi studi sull’argomento, «la maggioranza degli scienziati si prestano come consulenti pensando di poter dare un contributo alla scienza e alla sua divulgazione».
È in questa linea che alla fine degli anni Sessanta la Nasa creò la propria Entertainment Industry Liaison, un ufficio dedicato alle collaborazioni con il mondo della produzione cinematografica e televisiva. Negli anni l’ufficio ha offerto la propria consulenza a numerosi progetti, rifiutandone altri: il film Pianeta Rosso (2000) fu bocciato perché mostrava un astronauta ucciso da un altro astronauta. Oggi l’organizzazione scientifica più attiva su questo fronte è lo Science & Entertainment Exchange della National Academy of Sciences. Il progetto ha già offerto oltre 500 consulenze, contribuendo a film quali Thor, Avengers, Amazing Spiderman e a produzioni televisive come Big Bang Theory e Fringe.
Non manca naturalmente chi vede in modo critico simili iniziative. Il senatore repubblicano Tom Coburn ha recentemente polemizzato con la Nasa, invitandola a focalizzarsi sulla propria missione, anziché sulla collaborazione con film come Transformers 3.
Esponenti della comunità scientifica sottolineano la scarsa plausibilità di alcune scene e situazioni, anche nello stesso Gravity.
Grazier risponde che «Gravity è un film su “che cosa succederebbe se...”, non una fedele ricostruzione storica come Apollo 13».
E la stessa scienza, talvolta, riceve qualcosa in cambio dalla fiction anche sul piano degli stimoli e delle idee. Sapete da dove nasce il famoso conto alla rovescia prima di ogni decollo? Proprio da Una donna nella Luna del 1929, quasi trent’anni prima dello Sputnik: lo introdusse Fritz Lang per aggiungere drammaticità alla scena.