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 2013  dicembre 14 Sabato calendario

I FANTASMI DELL’AGLIO-FREE


LA MULTINAZIONALE del Brutto Linguistico e quella della pseudo Cucina Mediterranea, faro di tutti i dietologi, stanno moltiplicando le etichette alimentari dove in caratteri ben visibili si legge: AGLIO FREE. L’ignobile ibridismo di lingua venduta compare anche, per rassicurare immaginari e reali clienti refrattari, sulle Carte esposte dei ristoranti: entrate fiduciosi: tutto, qui da noi, nulla fa eccezione, è AGLIO FREE. Finirà anche nei cortei giovanili: “Fuori l’aglio dalle cucine”? La Rete docet. Non ci mancherà la demenza.
Vero, sperimentato, quantunque incredibile: sulle riviere liguri, le terre secolari del Pesto genovese, i piatti al pesto e i vasetti delle botteghe, dove fu sempre l’Aglio indispensabile e centrale ingrediente, stanno sempre più cedendo terreno a vantaggio degli scellerati, ingiuriosi agliofree.
Negli ospedali, case di riposo e centri termali e di benessere, Agliofree si è già imposto largamente. Neppure è data la scelta tra Con e Senza. Scandaloso obiettare.
Il contagio è penetrato nelle famiglie. Basta un gorbetto di sei-sette anni a rivelarsi agliofobo, perché l’aglio servilmente sia fatto dalle tavole, già poco invitanti, scomparire. Chissà le suore cuoche di Santa Marta, se il buon Bergoglio le abbia autorizzate ad usare il fruttuoso ortaggio per la mensa pontificia. C’è da domandarsi se, orfana di aglio, la raccomandatissima Cucina Mediterranea possa ancora meritare il suo nome.
Un nemico dell’aglio, o forse soltanto dei suoi eccessivi usi, venerabile per buon governo condito di filosofia stoica, l’imperatore Marco Aurelio Antonino, parlando alle sue legioni barbariche dei Quadi e dei Marcomanni, li elogiò di “non puzzare d’aglio come Giudei”. Non era antisemita. Ma certamente a Gerusalemme si faceva un uso smodatissimo di aglio mediterraneo e il ghetto di Roma ne rimandava l’onda al vicino Capitolium. L’inquisizione spagnola spiava le case dei marrani (ebrei convertiti) e per scoprire se fossero battezzati mendaci, il venerdì sera, gli basta uscissero esalazioni d’aglio, per la venuta del Sabato, dai camini fintocredenti. E certamente, fino ad oggi, la cucina cashèr non si è separata dall’aglio, ma tra gli ebrei laici? Casa Proust, Rotschild, Disraeli, Montefiore, Herzl? La cucina, spesso, è un’idea. Oggi, forse, (dovrei informarmi) l’umiliante Agliofree lo trovi nei ristoranti di Tel-Aviv, dove i primi coloni piantavano l’aglio ancor prima del frumento. E la sopa de ajo castigliana, capolavoro della Spagna povera, la serviranno agliofree? A Enrico IV di Navarra strofinarono uno spicchio d’aglio sulla lingua le levatrici, all’uso provenzale e occitanico, ne consumava senza economia e le donne impazzivano per lui, meritamente detto le roi gallant.
Perché l’aglio è anche un potente afrodisiaco! E non è impensabile che tanta crescente frigidità femminile e il calo impressionante del desiderio virile abbiano nel panico sociale che imposto agliofree una concausa possibile.
L’aglio allunga la vita; non conviene consumarne eccessivamente. È nota la sua azione antivampirica: di collane d’aglio appese qua e là nella casa, vampiri tradizionali, demoni incubi, spiriti maligni hanno paura. Oso insinuare che nelle case agliofobe passeggiano invece indisturbati. Mi manca la prova scientifica, ma inclino a crederci.
L’assenza di aglio nell’alimentazione infantile è un crimine famigliare e delle refezioni scolastiche.
L’aglio è yang, è il canto del gallo al mattino, propizia il giorno, accende la creatività. Dobbiamo al diffondersi di agliofree se l’immaginazione è scarsa, la gioventù snervata, la politica zombeggiante, la memoria storica in malora.
Nei dolori per carie dentali lo spicchio d’aglio crudo o cotto nel punto straziato è da benedire.
Non sarebbe male pensare a una legge contro l’agliofobia, ma con sanzioni molto miti: l’obbligo di uno spicchio d’aglio crudo nel pasto dell’una.