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 2013  dicembre 14 Sabato calendario

PAOLA CORTELLESI: “SONO UNA MAMMA

PRIVILEGIATA” –

Hanno deciso che l’intervista a Paola Cortellesi si farà mentre lei è sottoposta al rito del trucco per il servizio fotografico. Camerino, luci bianche, temperatura da centro benessere (la vetrata è appannata: fuori, in giardino, una pioggia sottile). Lei, di ottimo umore, pochissimo diva, ironica, molto bella. Ci sarebbe subito una grande atmosfera, ma poi entra il fotografo. La guarda, la cerca nell’immagine riflessa dello specchio, storce la bocca. «Mhmmm... io toglierei un po’ di materia, di fard... vorrei vedere il vero colore della pelle...». La Cortellesi: «Scusa, non ho capito: vuoi vedere il vero colore delle occhiaie? Andiamo bene, andiamo...». Dieci minuti di trattativa, poi lei si volta: «Alt! Buoni, fermi tutti... Ora io faccio l’intervista, il fotografo aspetta un attimo, e se magari uscite e ci lasciate soli...».
Una fatica fare l’attrice.
Ma no, non scherziamo... i lavori faticosi sono altri (mette su un sorriso dei suoi).
Cominciamo dal film in uscita il prossimo primo gennaio, Un boss in salotto, per la regia di Luca Miniero, con Luca Argentero e Rocco Papaleo.
Io interpreto una meridionale che si è mimetizzata in un piccolo centro del Nord Italia, ha preso una specie di accento altoatesino e ambisce alla famigliola perfetta, alla promozione del marito e via dicendo. Poi succede che in questo quadretto borghesuccio irrompe il fratello, che lei faceva credere morto e che invece è vivo, è implicato in un processo per camorra e, tutto tatuaggi e catene d’oro, chiede di poter trascorrere gli arresti domiciliari a casa sua...
So che si riderà molto.
Ci sono momenti assolutamente comici, sì. Mentre recitavamo veniva da ridere anche a me.
In questi giorni è invece sul set di Carlo Verdone.
Nel film di Carlo interpreto una tagliatrice di teste, una di quelle figure ingaggiate dalle aziende per eliminare il personale, che però, nel mio caso, si pente...
In che senso, si pente?
Nel senso che, di notte, cerca di ritrovare un lavoro a quelli che lei ha fatto licenziare di giorno.
Un’idea così, nelle mani di Verdone, può diventare irresistibile.
Carlo è un grandissimo... Mi propose di lavorare con lui sul palco di Zelig, dov’era venuto a promuovere il suo ultimo film. A un certo punto, in diretta, mi fa: «Però io un film lo vorrei fare anche con te». Io, un altro po’, mi commuovo. Lui è un mito. C’è un’intera generazione cresciuta con le sue battute. Perché no, scusa... se io ti dico: assaggia ’ste olive...
Io rispondo: so’ greche...
Ah ah ah! e certo! Oppure... Alza ’ste gambe, abbassa ’ste gambe, rialza ’ste gambe...
Io gliele taglierei, ’ste gambe...
Ecco, questo è Verdone: un fuoriclasse che ci ha fatto imparare a memoria decine e decine di battute strepitose.
Senta, lei ormai è un’attrice famosa, una di quelle che può decidere come e con chi lavorare: come sceglie?
Non scelgo mai il mezzo, non scelgo pensando voglio fare radio piuttosto che cinema: scelgo il progetto. Poi se c’è da fare Zelig, posso lavorare con Gino e Michele e con quell’altro fenomeno di Claudio Bisio, su un palco davanti a 2500 persone, allora scelgo la tivù. Diciamo che scelgo quello che guarderei.
Dieci mesi fa è nata Laura.
Vede le occhiaie che il fotografo non vorrebbe nascondere? È che dormo molto meno di prima... No, scherzo. Laura è un tesoro. Durante le riprese del film di Miniero veniva con me sul set, nelle pause la allattavo, la coccolavo e poi tornavo a recitare: è stata un’esperienza pazzesca, nuova, bellissima. Comunque, sia chiaro: io sono una mamma privilegiata, rispetto a chi lavora in fabbrica e negli uffici, io ho tanto più tempo per stare con lei.
Crescere una bambina in questo Paese è una bella scommessa.
Una bambina la cresci augurandoti che un giorno questo Paese sarà migliore, con meno disuguaglianze e ingiustizie, con più opportunità per tutti, ma siccome quel giorno per ragioni anagrafiche non ci sarò più io, ecco, vorrei comunque riuscire a darle tutti gli strumenti per essere libera intellettualmente e autosufficiente economicamente, detto pure che io poi non ho comunque vinto alla lotteria, sono cresciuta in una famiglia normale e tutto quello che ho, me lo sono conquistato.
Lei passa per essere un’attrice di sinistra.
Mi fa piacere se passo così... cioè, no, non ho capito: come ha detto che passo?
Per un’attrice di sinistra...
Guardi, io non sono una militante, e poi il periodo mi sembra piuttosto complicato per riuscire a dare una definizione precisa su cosa sia davvero di sinistra... Però credo di avere un minimo di coscienza, una sensibilità per certi argomenti, questo sì, senza dubbio.
Lei partecipò allo spot in difesa della Costituzione.
In quel periodo, per le ragioni che sappiamo, era sotto attacco... così, accettai di metterci la faccia. E di dire: no, non si tocca, è sacra. Avere una faccetta famosa serve anche a questo, no?
Matteo Renzi le piace?
(Ci pensa a lungo, guarda fuori dal finestrone) Sì, mi piace. Ha una vivacità di comunicazione forte, travolgente, rara. Un aspetto, questo, per troppi anni sottovalutato dalla sinistra di questo Paese, che si è sempre un po’ piaciuta e un po’ bastata, con i risultati che conosciamo... e invece no, io penso che la politica sia anche coinvolgere, far cambiare idea, convincere...
Devo farle un’ultima domanda...
Embé? Che aspetta...
È una domanda personale...
Cioè?
Ho letto che lei conobbe il suo attuale marito, il regista Riccardo Milani, sul set del film Il posto dell’anima. Però in quel film c’erano anche due bellissimi come Michele Placido e Claudio Santamaria...
Ah ah ah! ho capito... Be’, intanto, Claudio è come un fratello, siamo cresciuti insieme e quindi proprio non riesco a vederlo diversamente. Placido, sì, bell’uomo, però... e poi comunque no, senta: lì ci conoscemmo appena con Riccardo, e solo in seguito siamo passati dall’amicizia all’amore. Detto questo... Riccardo è fichissimo... me lo scrive, vero, che è fichissimo?