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 2013  dicembre 15 Domenica calendario

CRUCIVERBA, ATTENTI ALL’INCROCIO

Le «parole crociate» (chia­mate anche «parole in­crociate » o «cruciverba») fecero la loro prima com­parsa esattamente cent’anni fa, il 21 dicem­bre 1913, nel supplemen­to domenicale «Fun» del New York World . L’autore di questo nuovo gio­co di parole, che si presenta ai let­tori con il nome «Word-Cross Puzz­le », è Arthur Wynne (1871-1945), un giornalista originario di Liverpool che, secondo la leggenda, ripropo­neva opportunamente modificato un gioco che gli aveva insegnato il nonno quand’era bambino.
Quel primo schema aveva la forma di un rombo con uno spazio vuoto al centro ma, a differenza dei cru­civerba moderni, non presentava ancora le caratteristiche caselle ne­re che sarebbero state «inventate» dallo stesso Wynne alcuni anni do­po. Il tutto era accompagnato dalla scritta: «Riempite i quadratini con parole che si accordino alle seguenti definizioni». E le definizioni erano 34, ognuna caratterizzata da due numeri che corrispondevano alla lettera iniziale e finale della parola da inserire.
Dopo qualche mese, però, il gior­nale, che non aveva mai visto di buon occhio il nuovo gioco di pa­role, decise di sospendere la pub­blicazione e probabilmente questa scelta fu condizionata anche dalle lamentele dei tipografi che trova­vano non poche difficoltà a com­porre graficamente il nuovo gioco di parole. La viva protesta dei lettori, però, che dimostrava come il gioco avesse invece incontrato il favore del grande pubblico, indusse il gior­nale a riprendere la pubblicazione. E a riprova del popolarità del «Word-Cross Puzzle» basti pensare che una studentessa inviò a Wynne una lettera per informarlo che a scuola l’insegnante, anziché pro­porre un compito di ortografia, dis­se agli studenti di comporre un cru­civerba!
Non tutti però sono d’accordo sul­l’identità del padre delle parole cro­ciate. Il 14 settembre 1890, infatti, Giuseppe Airoldi (1861-1914), fun­zionario del comune di Lecco e cor­rispondente del Corriere della Sera, affiliato della Scapigliatura che si dilettava di musica e di enigmisti­ca, aveva pubblicato nel numero 50 del Secolo Illustrato della Domeni­ca edito da Sonzogno un qualcosa che assomigliava molto a un cruci­verba. Il gioco (che chiamò «Parole incrociate») comparve nella rubri­ca «Per passare il tempo» e il suo au­tore, in linea con la tradizione e­nigmistica, si firmò con lo pseudo­nimo «Inno Minato». Quel primo schema era un quadrato 4x4 senza caselle nere e veniva risolto da 8 de­finizioni. Ma evidentemente esiste un tempo per ogni cosa, perché il gioco incontrò scarso successo e re­stò comunque un episodio isolato. In Italia il primo vero cruciverba, che venne presentato come «un nuovo passatempo», apparve nella terza pagina della Domenica del Corriere l’8 febbraio 1925 con il ti­tolo «L’indovinello delle parole cro­ciate ». E dopo una settimana la pre­stigiosa matita di Achille Beltrame disegnò una copertina della Dome­nica del Corriere ispirata al nuovo gioco. Si era già in clima di cruci­verba- mania, perché la tavola ri­traeva un’elegante festa da ballo in un locale di Londra sullo sfondo del quale spiccava un grande cruciver­ba che, secondo quanto avvertiva la didascalia, doveva essere compi­lato dai ballerini senza però smet­tere di ballare!
Nello stesso anno Mondadori pub­blicava Cruciverba. 50 problemi i­nediti scelti di parole incrociate , vo­lume curato da Enrico Piceni e Va­lentino Bompiani che sicuramente passerà alla storia perché in esso si trova per la prima volta il termine «cruciverba». Il volume si apriva con una prefazione scritta volutamen­te con un italiano aulico dal futuro autore del famoso Nuovissimo di­zionario della lingua italiana (1939) Fernando Palazzi e riproponeva un articolo del critico Emilio Cecchi sull’argomento. Anche fior di lette­rati, dunque, si interessarono ai cru­civerba e già nel 1927 la terminolo­gia legata al gioco fece la sua com­parsa anche nel Dizionario moder­no di Alfredo Panzini alla voce «Puzzle»: «Si è chiamato particolar­mente così, nei primi anni in cui fu­roreggiò fra noi (1924 segg.), il giuo­co delle parole incrociate (in ingle­se cross-word puzzle o anche cross words , plur.), che ora si chiama pa­role incrociate, parole in croce, o, meno bene, parole crociate, cruci­verba ». Il cruciverba, dunque, era conside­rato una cosa seria tant’è che Eolo Camporesi, il medico forlivese fon­datore della rivista Penombra, nel 1925 si era addirittura rivolto all’al­lora ministro dell’istruzione Gio­vanni Gentile, che pare fosse un ap­passionato di enigmistica, propo­nendogli di inserire i cruciverba nei programmi scolastici ritenendoli nuovi e importanti strumenti per la didattica.
Di diverso avviso fu invece Giusep­pe Prezzolini, che in un suo artico­lo criticò le riviste europee perché mentre una volta offrivano proble­mi da meditare oggi «attiran i letto­ri con le parole incrociate e con gl’indovinelli di cultura». Ma il cru­civerba è ancora oggi vivo e vegeto e tutti, prima o poi, abbiamo avuto un incontro ravvicinato con questo gioco che dopo cent’anni continua a farci l’occhiolino dalle sue casel­le bianche e nere.