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 2013  dicembre 14 Sabato calendario

COREA, LO SPIETATO MONDO DEL CATTIVISSIMO KIM

La trasmissione comincia con la Sonata N°8 di Beethoven. Poi una voce femminile dice in coreano: «Numero .... Numero.... un messaggio per te». Seguono altre cifre. Va avanti così da sessant’anni: l’intelligence sudcoreana parla con i suoi agenti al Nord, al di là del 38° parallelo, esattamente come i servizi segreti inglesi comunicavano con la Resistenza francese prima dello sbarco in Normandia nel 1944. Le intercettazioni di reti mobili e server di cui è maestra la Nsa americana non portano lontano per capire che cosa succede in Corea del Nord: nel regno eremita dei Kim, smartphone e Internet si usano troppo poco. Eppure, proprio con i vecchi sistemi da Radio Londra, le spie sudcoreane hanno scoperto prima di tutti che a Pyongyang era caduto in disgrazia Jang Song-thaek, lo zio del dittatore Kim Jong-un. Gli uomini di Seul avevano anche ipotizzato che l’ex numero due del regime fosse stato fucilato. Ieri Pyongyang ha confermato l’esecuzione del «traditore», definendolo «un essere peggiore di un cane».
Ma che cosa passa nella mente di Kim Jong-un, che cosa lo ha spinto a mandare a morte lo zio Jang, l’uomo che gli aveva insegnato a muoversi, che gli aveva permesso di vincere le resistenze dei vecchi generali e a succedere al padre Kim Jong-il, morto nel dicembre 2011? Forse, gli unici ad avere un quadro sono i cinesi, grandi sponsor del regime di Pyongyang. E Jang Song-thaek era considerato l’uomo di Pechino, il gerarca di 67 anni, coetaneo dei dirigenti cinesi, che voleva aprire l’economia nordcoreana per puntellare il regime.
La fine di Jang sembra un doppio segnale, lanciato alla Cina e alla nomenklatura di Pyongyang. Nelle motivazioni della sentenza di morte, si dice che Jang «aveva svenduto le risorse minerarie del Paese»: la Cina è l’unico mercato per il carbone, il ferro e le terre rare estratte nelle miniere nordcoreane. Quindi, le colpe del disastro economico sono del giustiziato. L’altra accusa recita che «il traditore voleva creare una sua base di potere»: lo scorso inverno, quando Kim ordinava un test nucleare vicino alla frontiera cinese, minacciava la guerra termonucleare contro l’America e schierava missili, a Pechino erano circolate voci secondo cui il presidente Xi Jinping pensava a come rimuovere dal potere quel ragazzo inesperto che rischiava di destabilizzare la regione.
Fonti tedesche dissero che il piano cinese prevedeva la sostituzione di Kim Jong-un (nato nel 1983 o forse nel 1984) con il fratellastro maggiore, Kim Jong-nam, 42 anni. Jong-nam era l’erede designato, fino a quando nel 2001 non si fece sorprendere all’aeroporto di Tokyo con documenti falsi mentre cercava di andare a Disneyland. Da allora ha vissuto in esilio tra Macao e Pechino, allevato a quanto si dice come dittatore di riserva. Il progetto, se mai è esistito, sembra congelato. Chi trama con Pechino muore, come Jang Song-thaek.
Kim Jong-un ha consolidato il suo potere eliminando in due anni 100 dei 218 gerarchi individuati dall’intelligence sudcoreana come gli uomini di punta del regime. Quattro dei sette gerarchi che lo accompagnavano nel corteo funebre del padre, il 28 dicembre 2011, sono stati purgati; i tre sopravvissuti sono ultraottantenni. La squadra di pretoriani che a novembre ha arrestato lo zio Jang era guidata da un altro fratello maggiore, Kim Jong-chol, 32 anni. Questo Kim era destinato a succedere al padre Kim Jong-il fino a quando questi nel 2008 non lo definì «troppo debole, una femminuccia». Sembra rimasto fedele al fratello minore diventato leader. Il cerchio magico si chiude con una terza sorella, Kim Yeo-jeong, 26 anni, promossa nella potente Commissione di Difesa di Pyongyang.
Resta l’interrogativo: che cosa farà adesso Kim Jong-un libero dalla tutela dello zio «aperturista»? Si è fatto fotografare sorridente mentre inaugurava luna park, sta facendo costruire un resort sciistico in un Paese che muore di fame, per attirare turisti: ma poi fa arrestare vecchi turisti americani. Progetta zone economiche speciali ma poi ha tenuto chiusa per mesi quella gestita dai sudcoreani che dà lavoro a 52 mila operai del Nord. Rifiuta ogni incontro con inviati della Casa Bianca, ha concesso all’ambasciatore inglese un rarissimo colloquio dandogli appuntamento sull’ottovolante. E si appresta a ricevere il suo unico amico americano, l’ex campione dil basket Dennis Rodman.
Quest’uomo controlla un arsenale nucleare. «Vuole restare al potere per quarant’anni», ci ha detto il professor Shi Yinhong dell’università Renmin di Pechino. Si può solo restare sintonizzati sui messaggi speciali di Radio Seul.
Guido Santevecchi