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 2013  giugno 25 Martedì calendario

QUELLA MINORENNE IN QUESTURA COSI’ NAQUE LO SCOOP DEL FATTO

Quante storie girano attorno alla vita personale, imprenditoriale e politica dell’uomo più ricco d’Italia. Vicende mirabolanti e incredibili, raccontate da testimoni a volte barocchi o imprendibili. Soldi, successo, sesso, calcio, mafia: quanti ingredienti, non manca quasi nulla nelle storie sussurrate sull’irresistibile ascesa di Silvio Berlusconi, passate o presenti.
Nell’estate 2010 alcune buone fonti avevano da raccontare storie su clamorosi festini organizzati nella villa del presidente del Consiglio ad Arcore. Cene e incontri notturni, giostra di belle ragazze, e una minorenne accolta nel giro. Era già esploso lo scandalo di Noemi Letizia, la ragazza di Casoria che aveva festeggiato il suo diciottesimo compleanno con la presenza di un ospite speciale, “Papi” Silvio, che l’aveva avuta ospite nelle sue residenze ancora minorenne. Era balzata sulle pagine di cronaca anche la storia di Patrizia D’Addario, la escort barese che aveva passato una notte con lui a Palazzo Grazioli, a Roma.
Erano emerse le foto e le feste dell’estate 2009 a Villa Certosa, in Sardegna, con la parlamentare europea Licia Ronzulli che, “per dare una mano al presidente”, smistava nelle camere del villone le ragazze che arrivavano a frotte. Un villaggio vacanze molto particolare, con feste sfrenate, balli notturni ed eruzione finale del vulcano artificiale di Silvio Berlusconi, quasi una metafora della vita reale.
Un anno dopo, sulla scena si presenta, sfuocata, una minorenne. Chiacchierona, forse inattendibile, che racconta storie, forse millanta incontri ed evoca personaggi da rotocalco vip. Ormai erano in tanti a conoscere i suoi racconti e i brandelli della sua ancora sconclusionata storia. I poliziotti che l’avevano fermata il 27 maggio 2010 e portata in questura. Quelli che erano accorsi il 5 giugno a sedare la rissa scoppiata nella notte con Michelle Coincencao, la prostituta che la ospitava. Le ragazze che l’avevano conosciuta ad Arcore o in giro nei locali di Milano. Gli amici e i conoscenti che l’avevano avvicinata nei mesi del suo soggiorno milanese. Lele Mora e il suo giro di bei ragazzi e disponibilissime ragazze. Gli operatori del servizio minori del Comune di Milano e quelli della casa d’accoglienza dove era stata mandata, a Genova. E, infine, i magistrati di Milano che avevano cominciato a interrogarla, la Ruby, tra luglio e agosto, e la polizia giudiziaria che stava cercando riscontri alle sue dichiarazioni esaminando tabulati telefonici e ascoltando boccaccesche intercettazioni.
Il lavoro di squadra della redazione milanese del Fattoquotidiano mette insieme, giorno dopo giorno, piccole tessere di un mosaico ancora informe. Emerge pian piano dai fumi delle notti milanesi una ragazza, non italiana, che racconta di aver partecipato alle feste di Arcore. È minorenne. È marocchina. Racconta storie piene di sesso e di soldi. Lunedì 25 ottobre 2010, la verifica definitiva: la ragazza esiste, la storia è vera, un’inchiesta giudiziaria è in corso. Martedì 26, il primo articolo sul caso Ruby appare sul Fatto quotidiano, annunciato da un piccolo richiamo in prima pagina. Un secondo articolo, più ampio, mercoledì 27. Il giorno dopo, giovedì 28 ottobre, i giornali e le tv di tutto il mondo riprendono e approfondiscono la storia della ragazza del bunga-bunga. È scoppiato lo scandalo Ruby.