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 2013  giugno 24 Lunedì calendario

PREDICHE INUTILI DELLO SCERIFFO ANTITRUST


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è una di quelle poche pubbliche autorità cui guardo con occhio benevolo. Le rispetto tutte, ma con atteggiamento scettico, occhio critico e presunzione di colpevolezza, se così si può dire.
L ’Antitrust no, probabilmente perché quando nacque nel 1990, la presenza dello Stato-imprenditore era soffocante, la cultura della concorrenza assente, i monopoli nei servizi pubblici dominanti e protetti, e perciò la sua opera mi parve coraggiosa: una boccata di aria fresca.
Naturalmente, in tanti anni non tutti i suoi provvedimenti sono stati sensati o le analisi azzeccate. Inoltre, l’Autorità é stata caricata di una serie di compiti impropri, come la sorveglianza sui conflitti di interesse dei pubblici amministratori o l’assegnazione del rating di legalità, o al confine della sua missione principale, ad esempio in tema di pubblicità ingannevole. Nel complesso, però, in un paese corporativo e socialisteggiante come il nostro, é meglio averla piuttosto che no e la sua azione ha fatto progredire il paese.
Per questi motivi la Relazione Annuale dell’Agcm, presentata martedì scorso, è sempre da ascoltare con interesse. Intanto l’Autorità rivendica la bontà delle politiche di liberalizzazione. Nel settore dell’energia, ad esempio, nel periodo 2000-2011 (anni in cui è stato reso più concorrenziale) sono stati fatti investimenti per 120 miliardi di euro e si sono salvati molti posti di lavoro che altrimenti sarebbero andati persi. Persino la timida apertura del mercato ferroviario ha comportato 1 miliardo di investimenti di Ntv e 2 miliardi da parte di Trenitalia. Naturalmente è impossibile sapere cosa sarebbe successo in mancanza di competizione e perciò a questo scopo la prossima volta l’authority potrebbe fare delle comparazioni internazionali.
Passando all’attività vera e propria dell’Agcm, la grande novità del 2012 è rappresentata dal potere del garante del mercato di adottare specifici pareri da indirizzare alle pubbliche amministrazioni che emanino provvedimenti anticoncorrenziali e, nel caso in cui esse non si uniformino, di ricorrere al giudice. Orbene, nel 2012-13 sono stati resi 27 pareri: in 10 casi la PA si é adeguata, in 8 é stato presentato ricorso al Tar e degli altri 9 nulla si dice e quindi può darsi debbano ancora scadere i termini. Si tratta di un’attività assolutamente meritoria: nell’ultimo parere reso, ad esempio, l’Agcm se la prende con la cancellazione dall’albo regionale di una cooperativa che non svolgeva almeno il 70% della propria attività in Lombardia, provvedimento giudicato in violazione del principio di libera prestazione dei servizi. L’Italia è piena di questi laccioli senza senso e più li si taglierà meglio sarà.
Per il futuro, l’Autorità affronta un tema interessante che non è precipuo della tutela della concorrenza ma interessa l’intera economia. Tra gli obiettivi da perseguire con urgenza la Relazione indica a) tempi certi delle decisioni ammi-nistrative, b) semplificazione dei procedimenti, c) riduzione dei troppi livelli territoriali di governo, d) valorizzazione dei poteri sostitutivi dell’amministrazione centrale nel caso di inerzia degli enti locali. Viene anche stigmatizzata la tecnica legislativa adottata da Governo e Parlamento: l’esecutivo Monti, ad esempio, ha rinviato l’attuazione delle leggi da esso emanate a 832 atti di normazione secondaria. Siccome questi rimangono al palo, anche le norme primarie giacciono inattuate.
Infine, l’altro nodo gordiano che va sciolto riguarda il ’diritto inconoscibile’: la certezza del diritto nel nostro paese è ormai intaccata. Non si può non essere d’accordo su tutto. L’unico dubbio che mi permetto di avanzare è se non si rischi non finire preda della sindrome delle prediche inutili. Mi spiego: quante sono le probabilità che la classe politica e burocratica, allarmata ed indignata dalle evidenti disfunzioni messe all’indice dall’Autorità Antitrust, si adoperi per eliminarle? Oggettivamente, pochissime, quasi zero. Se invece la Relazione avesse individuato 8 atti di normazione secondaria che attendono ancora di essere scritti ed approvati, suggerendo magari una bozza di regolamento, forse qualche anima pia del ministero competente si sarebbe adoperata per trovare una soluzione.
In generale, potrebbe essere più opportuno astenersi dal suggerire riforme tipo la ’consultazione preventiva delle popolazioni interessate alla realizzazione di un’opera pubblica’, di alto contenuto politico e scarsamente economico e in futuro concentrarsi invece sui due obiettivi dell’azione dell’Agcm: concorrenza e mercato.
Twitter@aledenicola
adenicola @adamsmith.it