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 2013  giugno 25 Martedì calendario

KARIMA A LETOJANNI E QUEI SOLDI PER I GENITORI - «I

picciriddi cummannano i ranni», è la vecchia pillola di saggezza di questo posto da favola. I piccoli comandano i grandi. E può succedere che una piccola ribelle sia riuscita a fuggire dal suo padre padrone, diventando famosa a modo suo. Ruby e Letojanni. Ruby e il padre Mohamed el Mahroug. Ruby rubacuori e la mamma Zhara Yazhini. Lo raccontano in piazza Durante, cuore e perla del paese: negli ultimi tre anni, Ruby è tornata qui almeno tre volte. L’ultima, il 6 giugno. In taxi da Catania, poi l’abbraccio con un paio di amiche in piazza Cagli e infine l’incontro con la mamma.
«Mi sembra le abbia portato i soldi dell’affitto», raccontano. Ribelle alla famiglia, che vive qui da una decina d’anni, Ruby scappò dal padre e da Letojanni. Solo qui ricordano che il suo vero nome è Karima. E un suo professore di francese alle scuole medie, Antonio Lo Turco, non smette mai di ricordare che è «una ragazza sempre affettuosa e disponibile». La casa in affitto della famiglia è fuori il paese, verso nord, accanto al torrente San Filippo. In una stradina stretta di cemento, si celebra il contrasto tra i soldi di Ruby e una vita tra alloggi sgangherati. Degrado e povertà. In fondo alla via senza nome, in un’area dove vive la maggioranza dei circa 200 immigrati - soprattutto romeni, tunisini e marocchini - di Letojanni, c’è la palazzina di tre piani. È vicino l’officina del proprietario di tutto questo agglomerato di cemento da miseria. È un meccanico del posto, che dice: «Non voglio noie, né problemi. Per questo sto zitto su tutta la storia». Nessuno apre. Dentro, c’è la mamma di Ruby con gli altri suoi figli: due maschi di 10 e 6 anni, una femmina di nove. Vita non da nababbi, con la figlia più grande, ormai lontana, che ha promesso una casa nuova a Giardini Naxos e dei soldi.
Quando venne a parlare di quel nuovo alloggio, Karima-Ruby arrivò in taxi da Catania. Poi andò a salutare Nino Nicita e la moglie Antonietta Intelisano, che gestiscono una specie di supermercato. Lui, «zio Nino», era stato tra i pochi ad accettare un’intervista televisiva. E aveva parlato assai bene della bella ragazza marocchina, vissuta a Letojanni. E lei era andato a ringraziarlo. Non prima, però, di aver comprato dei dolci da portare ai fratelli. Ruby e la famiglia. Mohamed sta rimontando la sua Opel Kadett grigio metallizzata, con la mercanzia che aveva cercato di vendere fino a poco prima sul lungomare. Ha uno stomaco imperioso, una t-shirt bianca e si arrabbia, quando vede il cronista dell’agenzia Ansa, Mimmo Trovato. «Sto male, devo andare in ospedale», gli dice. E aggiunge: «Non so niente, non ho nessuna colpa». Poi, gli urla: «Voi giornalisti mi avete rotto il c..., andate via». Brandisce una mazza di ferro, ma la agita soltanto. Sale invece in auto e torna a casa. Niente commenti sul processo di Milano e sulla figlia. Lo aveva fatto solo un paio di anni fa, esibendo la sua «vergogna» per quella ragazza che, raccontano in paese, a 12 anni avrebbe voluto far sposare ad un uomo di 42.