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 2013  giugno 24 Lunedì calendario

NELLA TESTA DEI PILOTI


Poi, un giorno, Fernando Alonso ha cominciato a bruciare tutti in partenza. È successo all’improvviso, dopo le prime gare dello scorso anno. Il semaforo rosso si spegneva e lui guadagnava due o tre posizioni.
In molti hanno subito pensato a qualche nuovo dispositivo sulla sua Ferrari. E avevano quasi ragione. Il dispositivo c’era, e c’è tuttora. Ma non è “sulla” Ferrari. È “alla” Ferrari. A Maranello, nascosto in un anonimo prefabbricato bianco. Per arrivarci occorre attraversare tutta la fabbrica, lambire il circuito di Fiorano e lasciarsi alle spalle il “settore logistica”.
Dentro quel prefabbricato c’è uno dei segreti meglio custoditi della Formula 1: la testa dei piloti.

LA STANZA DELLA MENTE
Mind Room, si chiama proprio così. La stanza della mente. Ed è il luogo in cui i cervelli dei piloti Ferrari vengono analizzati e allenati proprio come fossero un muscolo qualunque. Capacità di concentrazione, tempi di reazione, controllo dello stress, dei livelli di ansia, della lucidità; tutto, in questa stanza, subisce lo stesso trattamento: viene trasformato in parametro, numerico o visivo, e poi viene allenato, e migliorato. Proprio come capitò, quella volta, ai tempi di reazione di Alonso.
La storia la racconta Massimo Rivola, il direttore sportivo della Rossa. «Il primo a parlarne fu Stefano Domenicali. All’inizio eravamo un po’ scettici. Nello sport professionistico è così, ci metti un attimo a trovarti un cartomante nel paddock. Poi abbiamo deciso di far provare i nostri meccanici, quelli del pit stop. Per loro la testa è fondamentale, devono essere a prova di bomba». Funzionò. I tempi dei pit stop miglioravano sensibilmente. «E così abbiamo deciso di estendere il programma a tutta la squadra», agli ingegneri prima e infine anche ai piloti, sia i giovani, sia Massa e Alonso. «Anche perché sposava perfettamente l’idea di “Formula uomo” che mette le persone al centro delle attività
dell’azienda».

LA PARTENZA DI ALONSO
Il programma “Mind Room”, operato da un team di psicologi e neurologi, ha definitivamente convinto tutti proprio con l’exploit di Alonso, in partenza. Tutto è avvenuto grazie a un semplice (apparentemente) simulatore: un monitor e una replica del volante di gara. Sul monitor la simulazione perfetta della partenza di un gp. Le luci rosse si accendono, poi proprio con lo stesso algoritmo che regola le partenze vere (cioè dopo un tempo variabile tra gli 0,5-4,5 secondi) si spengono. Il pilota deve istantaneamente rilasciare la frizione, proprio come in gara, e partire. Solo che la reazione viene misurata al millesimo di secondo e mostrata sul display. Il pilota ne prende nota e ripete l’operazione. Tutto qui. «All’inizio Alonso aveva un tempo di reazione medio compreso tra i 210 e i 220 millesimi di secondo - spiegano i responsabili del progetto - Dopo sei mesi di allenamento aveva abbassato quella media a 195-200». Se vi sembra poco pensate che in un Gp standard quei 15-20 millesimi si traducono, alla prima curva, in 15 metri di vantaggio. «I tempi di reazione - spiega Luca Baldisserri, responsabile della Ferrari Driver Academy, la primavera della Rossa, dove la Mind Room è utilizzata quotidianamente - sono fondamentali. Pensate alla velocità con cui un pilota deve “leggere” e “reagire” all’impulso di sovrasterzo».

I TEMPI DI REAZIONE
Millesimi di secondo, appunto. Proprio quelli che vengono guadagnati attraverso un giochino di “cronometria mentale”. Il monitor alterna una croce nera con un cerchio verde. Ogni volta che compare il cerchio verde si deve tirare una leva del volante. Un’operazione che richiede circa 160 millesimi di secondo (100 millesimi è il tempo che il cervello impiega a “inviare” l’impulso elettrico al muscolo). Poi di volta in volta il gioco si complica, vengono introdotti dei disturbi: al cerchio verde, ad esempio, viene alternato - in maniera casuale - un cerchio rosso, al quale il pilota non deve reagire. Nel compiere l’operazione di distinguere tra il rosso e il verde si perdono altri 100 millesimi. Ecco. Il gioco consiste in questo: aumentare i disturbi e ridurre i tempi.

IL NEURO TRACKER
Tutto ciò però non serve a niente se a tanta rapidità il pilota non è in grado di accompagnare un’adeguata capacità di concentrazione e di visione periferica. Per questo c’è il neuro tracker. Uno schermo in 3d collegato a un processore potentissimo: «Ci sono dieci palle da biliardo blu spiega ancora Baldisserri - Per alcuni secondi quattro di queste palle diventano gialle. Poi tornano tutte blu e cominciano a muoversi nello spazio. Dopo venti secondi devi dire quali delle dieci palle sono le quattro che all’inizio si erano colorate di giallo». Un giochetto infernale: per farlo occorre contemporaneamente non guardare nulla e guardare tutto e non distrarsi mai, e affidarsi a quella parte del cervello che è dominata dall’istinto. «Esattamente quello che occorre a un pilota in mezzo alla bagarre, quando deve rendersi conto di quali sono gli scarti laterali degli avversari e contemporaneamente studiare le mosse per ottimizzare il risultato ».

LA MIND CHAIR
Tutto funziona però solo se nel momento decisivo, alla partenza o in bagarre, il pilota è perfettamente efficiente, lucido, calmo, consapevole. Ed è forse questa la sfida principale della Mind Room. Sfida che in Ferrari accettano affidandosi alla Mind Chair. Vista così, differisce ben poco da una comoda poltrona in pelle. Sedendocisi sopra, però, si entra in contatto con una miriade di sensori (collegati alle dita, al torace, all’addome, al muscolo trapezio e al cervello) attraverso i quali i computer registrano tutto, sensazioni, emozioni, pensieri e li traducono in dati, visibili, analizzabili e modificabili. Dopo pochi secondi, il grande segreto della “testa dei piloti” è tutto lì, sul monitor, ridotto a una serie di diagrammi e di numeri.
Si chiama neurofeedback. Ti siedi e vedi quanto ti sudano le mani, quanto ti va veloce il cuore, quanto respiri affannosamente. E intervieni. Con esercizi di respirazione o controllando il tuo pensiero attraverso una serie infinita di piccoli sistemi di “attivazione” e “disattivazione”. «Con l’esperienza - spiegano i responsabili della Mind Room - impari a individuare la soglia in cui lo stress che di per sé è un elemento positivo diventa un problema e impari a gestire te stesso a rimanere entro quella soglia».
Solo una cosa non si può imparare, il talento: «O ce l’hai o no, però anche quello, da solo, non basta».