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 2013  aprile 21 Domenica calendario

INCERTEZZA CONTRO LA NOIA UNA REGOLA SOLO DEL CALCIO

Tanto per stare sull’anotizia, si ricorda che l’anotizia, in questi tempi vertiginosi, è una non notizia o una notizia già superata. Dunque, ieri mattina, preparando la siringa per l’iniezione, la suora mi fa: «Lei che è nel giro, mi sa dire perché non si mettono d’accordo su Rodotà?». E’ una suora simpatica e juventina, so che tra un mese mi chiederà se arriva o no il top player. Ma ieri mattina non sapevo cosa risponderle, anche perché la stessa domanda me l’ero già posta io e non sapevo cosa rispondere a me stesso. E poi perché non sono nel giro, in quel giro, e se anche ci fossi farei fatica a capire un’eventuale spiegazione. Così ho farfugliato qualcosa di poco originale sul tempo, ma chi si aspettava tutta questa pioggia, e sono uscito per dirigermi a una delle cose più piacevoli della vita. Caffè e giornali, rigorosamente cartacei s’intende.
Mi ha colpito l’apertura di Repubblica, sui campionati dominati e quindi senza storia, meno appetibili per le tv a pagamento. Contro i numeri non si può opporre nulla, e i numeri sono questi. In Germania il Bayern ha 20 punti di vantaggio sul Borussia Dortmund, in Inghilterra il Manchester United 13 sul City, e ancora 13 in Spagna il Barcellona sul Real. Qui ne ha 11 la Juve sul Napoli e in Francia il
Psg 8 sul Lione che ha una partita in più. A me non torna del tutto il discorso che l’incertezza su uno scudetto generi noia. Quando la Champions League si chiamava Coppa dei Campioni ed era una cosa molto più seria, quando si qualificava solo chi vinceva lo scudetto, forse. Da quando lo show business ha preso il sopravvento sulla logica dello sport, si sono aggiunti molti posti a tavola: in Champions ci vanno la seconda classificata, la terza, a volte la quarta, poi ci sono i posti Uefa, poi la salvezza, insomma qualche osso da contendere fino all’ultima domenica c’è sempre, o quasi.
Ormai specializzato nel pormi domande cui non so rispondere, mi sono chiesto: perché si esige incertezza solo dai campionati di calcio? Non ne abbiamo fin troppe, di incertezze, in tutti i campi? Il nostro campionato dura dieci mesi. Qui e altrove, i tre punti a vittoria hanno aumentato il divario tra grandi e piccole. I soldi, piaccia o no, l’avevano già reso notevole, al punto da far escludere sorprese
tipo Verona e Samp, o Valencia. Una partita la può anche vincere chi meno merita, un campionato no, tanto più un campionato vinto con ampio distacco. Dieci mesi sulla corda richiedono continuità. Non tutti ce l’hanno, per una serie di motivi, ma è impossibile negarlo. Se la lepre è irraggiungibile i cani rinunciano o magari baruffano per una gallina. Ma non è colpa della lepre. Merito, semmai. Parlo come uno che frequenta il giro dello sport, non lavoro per le tv e non tifo per nessuno. E trovo strano davvero, lasciando da parte le incertezze extrasportive, tante e pesanti, che le vittorie per distacco siano poco amate, se non da chi per distacco vince e dai suoi tifosi. Nessuno ha mai chiesto a Coppi o a Merckx di vincere un Giro o un Tour con pochi secondi di vantaggio anziché con tanti minuti. A volte è accaduto, ma non è la regola. La regola dello sport, nel rispetto delle altre regole, è che chi va forte arriva prima di chi va piano, e chi va più forte non può farsi carico delle debolezze o lacune altrui.
Tanto per uscire dalle incertezze, una certezza l’abbiamo: un partito come il Pd attuale non esiste in nessuna parte del mondo, è un record difficilmente battibile o forse solo da quel che resta del Pd stesso. Fin da bambino ho sentito dire che non si spara sulla Croce rossa, ma il Pd non è la Croce rossa. E’ vero che ha resuscitato personaggi politicamente morti, ma ha anche affossato le speranze di milioni di elettori. Pd 0,5. A seguire, consigli utili per chi vuole incertezze. Attuale classifica della Seconda divisione, girone A: Pro Patria punti 55, Savona 54, Renate 53, Bassano e Venezia 51, Monza (con 6 punti di penalizzazione) 50. Roba forte, adrenalina a fiumi. Infine, intervista della Gazzetta a Leonardo. «Il mio club ideale? Moratti presidente, Galliani dirigente». E gli emiri del Qatar come finanziatori, ma si sa che è poco chic parlare di quattrini. Uscendo a testa alta dalla sfida col Barcellona, il Psg ha conquistato stima e simpatie in una Francia che considera una bella sconfitta quasi al pari di una mediocre vittoria. A febbraio il Psg era la squadra meno amata (solo dal 35% dei francesi) e adesso ha toccato quota 61,2. Dice Leonardo: «Ancelotti è il tecnico giusto per il nostro futuro ». Sì, ma intanto a Madrid gli stanno cercando casa. Un’incertezza in più.