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 2013  aprile 21 Domenica calendario

QUANTO È DIFFICILE TRADURRE DANTE IN INGLESE

Fatti non fummo a viver come bruti e a questo serve, dunque, l’opra dei Grandi: ma se l’opra è vecchia di secoli non rischiamo di abbrutirci ancor di più nel disperato tentativo di interpretare le voci perdute nel tempo? Ogni liceale potrebbe raccontare la fatica dell’ascesa al paradiso dantesco: passando per l’inferno dell’interpetazione testuale. Immaginiamo dunque il dramma di uno straniero: «La traduzione perfetta di Dante resta uno dei Sacri Graal della letteratura», sentenzia il New York Times.
Sulla tavola rotonda del quotidiano più famoso del mondo giace proprio l’ultima traduzione in lingua inglese: «E c’è poco da meravigliarsi se l’ultimo traduttore, il famoso poeta australiano Clive James, temeva che la sua impresa fosse “ingrata”». E che t’ha combinato l’austropoeta? «Cercando di emulare “il continuo pulsare ritmico” di Dante, ha compiuto un’ispirata scelta». Tattica: utilizzando le quartine dell’inglese «per trasmettere la cadenza della terza rima dantesca». Ok: avventurarsi qui nella selva oscura delle tecniche di traduzione sarebbe davvero improbo. Ma non dobbiamo metterci nei panni anglosassoni per provare siccome sa di sale, il nostro Dante, pure a noi. Sì, il recensore del Nyt - per giunta italoamericano: Joseph Luzzi - ricorda che la difficoltà del capolavoro sta tutta in un particolare: che è «scritto nel toscano natale di Dante piuttosto che nel più prestigioso latino». Ma il nostro problema, si sa, è proprio quello: latino o toscano d’antan ormai Dante parla una lingua straniera. Per noi, s’intende, italiani (culturalmente) sempre più bruti.