Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2013  aprile 21 Domenica calendario

IL SOGNO MAI REALIZZATO PRIMA DEL DOPPIO MANDATO AL COLLE

Finora era restata una chimera, cullata più o meno silenziosamente da quasi tutti i Presidenti: fare il bis, raddoppiare il settennato. Un sogno finora mai compiuto ed è curioso che alla fine la prima volta sia toccata proprio al Capo dello Stato che più nettamente aveva esternato la sua voglia di lasciare il Quirinale allo scadere dei sette anni. Un bis che ha “premiato” un Presidente, Giorgio Napolitano, che ancora ieri mattina ha resistito con speciale energia all’intensificarsi delle pressioni. Ma nel passato il sogno di un secondo mandato ha legittimamente attraversato le menti di tanti presidenti. Con vicende, di volta in volta, commoventi, drammatiche, comiche.

Al termine di un settennato di straordinaria popolarità Sandro Pertini fece capire ai capi partito - Craxi, De Mita, Natta - che, se gli fosse stato chiesto in modo corale, avrebbe preso in considerazione l’idea di restare. Era il giugno del 1985 e in quei giorni Pertini aveva 88 anni. Durante la sua presidenza Pertini oltre a riconciliare milioni di italiani con le istituzioni repubblicane, diventando «una sorta di difensore civico della Nazione», come disse Antonio Maccanico, non aveva risparmiato dispiaceri ai partiti di governo e non solo. Alla Dc aveva fatto trangugiare l’incarico a Bettino Craxi, anche perché tra il vecchio e il “nuovo” socialista ci fu un’intesa più intensa di quanto abbiano scritto le storie ufficiali. In un libro scritto a caldo - e ignorato dalla storiografia ufficiale - Enzo Bettiza annoterà un colloquio con Craxi sulla terrazza del Raphael, nel corso del quale il leader socialista aveva confidato: «I comunisti pensano che a me Pertini non vada bene e io glielo faccio credere».

Ebbene, quando nelle ultime settimane di presidenza, Pertini lascia trapelare la sua disponibilità a restare, la Dc rivendica il Quirinale dopo quella presidenza così scomoda ma il primo a glissare è proprio Craxi. Sandro Pertini ci resta così male che decide di lasciare nove giorni prima della scadenza naturale. E il suo commiato dal Quirinale ha qualcosa di straziante: a salutare il Presidente sono presenti i suoi più diretti collaboratori, non c’è nessun esponente delle istituzioni, mentre il presidente del Consiglio Craxi manda un ministro senza portafoglio, il repubblicano Oscar Mammì. Craxi, quel giorno è ad Hammamet, e non ha ritenuto di dover rinunciare alla breve vacanza in Tunisia. Non si è mai saputo come la prese quel giorno il presidente partigiano, ma è pur vero che lui, così allettato da un bis e così sensibile ai riflettori, da quel giorno non fece più nulla per accendere l’attenzione su di lui e morirà cinque anni più tardi.

Di sapore molto diversa la speranza di bis che prese Enrico De Nicola, primo presidente provvisorio della Repubblica, dal 1946 al 1948. Avvocato napoletano dall’oratoria molto asciutta, liberale, personaggio di grande austerità ma con tratti di bizzosità, allo scadere del suo mandato De Nicola non nascose la sua speranza di essere eletto presidente effettivo. Sapeva di avere dalla sua i socialisti e i comunisti, ma al tempo stesso era al corrente della ostilità nei suoi confronti del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Una ostilità che rendeva difficile un bis di De Nicola, anche se la goccia decisiva per far traboccare il vaso fu un episodio da commedia degli equivoci. De Nicola aveva scelto nel periodo della presidenza provvisoria di non risiedere al Colle, ma a pochi giorni dall’inizio della votazioni, il suo capo di gabinetto, l’avvocato Umberto Collamarini, dando per molto probabile il bis, fa trasportare in una camera del Quirinale un letto di ottone gradito al futuro presidente. L’episodio diventa di dominio pubblico e De Gasperi lo utilizza per sbarrare definitivamente la strada del bis a De Nicola.

Anche Giovanni Gronchi, democristiano, toscano di Pontedera, che era stato eletto Presidente nel 1955, avrebbe gradito il bis. Sette anni di presidenza controversi ma soprattutto il finale: l’insistenza con la quale Gronchi aveva voluto affiidare il compito di formare il governo al suo grande amico Fernando Tambroni, incarico culminato negli scontri di Genova. Ma nel 1962, Gronchi vuole restare a tutti i costi e ha dalla sua parte uno sponsor potente ed influente: il presidente dell’Eni Enrico Mattei. Proprio Gronchi fu uno dei principali artefici (sconfitti) della guerra sotto traccia al candidato ufficiale della Dc e di Aldo Moro: Antonio Segni. Probabilmente avrebbe gradito restare anche Francesco Cossiga, eletto presidente nel 1985. Ma la sua ambizione venne frustrata dalla notizia, fatta trapelare da Giulio Andreotti, di una partecipazione giovanile di Cossiga alla organizzazione segreta Gladio. Da quel momento il «presidente tranquillo» si trasforma: per difendersi, contrattacca con esternazioni fumantine e sfuma così il possibile bis.