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 2013  aprile 21 Domenica calendario

DIARIO DELLE ELEZIONI PER IL FOGLIO DEI FOGLI (VERSIONE LUNGA)


Giovedì 18 aprile
Il Parlamento è convocato per le ore 10 in seduta comune, si elegge il presidente della Repubblica. I grandi elettori sono 1.007, si presentano a votare in 999. È necessaria una maggioranza di due terzi, ovvero 672 voti. Così fino alla terza votazione, poi si passa alla maggioranza semplice.

Il candidato del Pd per il Colle è Franco Marini, che sulla carta ha l’appoggio anche di Pdl, Lega e Scelta Civica. In tutto fanno 835 voti. Ce la dovrebbe fare.

Marini esce di casa, ai Parioli, alle otto di mattina. Rilascia un’intervista a TgCom24 in cui chiarisce che non fuma più la pipa ma solo sigari toscani e che ha ricevuto una telefonata d’auguri anche da De Mita. Manda via l’auto blu e prende la sua Yaris grigia (guidata da un amico). Alle nove è a Palazzo Giustiniani, dove ha l’ufficio da ex presidente del Senato. In mattinata lo va a trovare, tra gli altri, Bruno Vespa. [D’Argenio, Rep. 19/4]

I grillini arrivano a Montecitorio emozionati e nervosi. Scattano foto ricordo con l’iPad nel cortile. Ci sono tutti e 162. Il loro candidato per il Colle, scelto online con le Quirinarie, è Stefano Rodotà (in realtà era arrivato terzo ma Milena Gabanelli e Gino Strada hanno rinunciato). [Cuzzocrea, Rep. 19/4]

Pier Luigi Bersani stranamente sorridente si fa fotografare in aula abbracciato ad Angelino Alfano (fuori campo di un piddino anonimo: «Stanno a fa’ Thelma e Louise...»). [Stella, Cds]

Inizia la prima votazione e Dario Franceschini è tra i più attivi nell’assicurarsi che quelli Pd votino Marini. «Prima su un divanetto, perentorio, a spiegare a Pippo Civati che non si scherzava; poi dietro a un angolo con Matteo Orfini, né più né meno». [Feltri, Sta. 19/4]

«In che mani siamo!» (Emilio Colombo, 93 anni, senatore a vita, dopo aver deposto la scheda nell’urna). [Longo, Rep. 19/4]

Giulio Andreotti, per la prima volta assente all’elezione di un presidente della Repubblica.
Berlusconi arriva tardi in aula, appena in tempo per la seconda chiamata. [Longo, Rep. 19/4]

Il deputato leghista Gianluigi Buonanno, che esce dal catafalco con una t-shirt indossata sopra l’abito scuro con scritto: “La gente è stufa… Io anche. Sveglia!”. [Longo, Rep. 19/4]

Rosy Bindi tutta in nero e Anna Finocchiaro in bianco, parecchio nervosa, rimane quasi sempre sul divanetto del Transatlantico. [Brunella Bolloli, Libero 17/4]

«Due stanze affiancate nel corridoio cosiddetto della Corea. In una ci sono Berlusconi, Alfano, Verdini, e il Cavaliere si sfoga durante lo spoglio che da subito si sta complicando per Marini: “Prima ci danno il loro candidato e poi glielo dobbiamo votare noi perché loro lo impallinano. Non è un giochetto per fare rebelot (espressione milanese che significa casino, ndr) e poi rifilarci Prodi?”. Nella stanza accanto l’atmosfera è più plumbea. Con Bersani c’è il il gruppo di fedelissimi emiliani di Pier Luigi qualche altro big: “Fino a 164 franchi tiratori Marini li regge”, spiega Bersani sotto botta e senza birra, “ma se sono di più cade tutto”». [Ajello, Messaggero 19/4]

Alle 14 in punto arriva il risultato della prima votazione: votanti 999, quorum 672. Franco Marini prende 521 voti, Stefano Rodotà 240, Sergio Chiamparino 41, 104 le bianche, poi a seguire Romano Prodi (14), Emma Bonino (13), Massimo D’Alema (12), Giorgio Napolitano (10). Infine 18 disperse e 15 nulle.

Tra i nomi usciti nella prima votazione: una preferenza ciascuno al Conte Mascetti di Amici miei (quello della supercazzola), Veronica Lario e Valeria Marini. C’è un voto anche per Mara Carfagna. Boldrini impassibile chiosa: «Non ha i requisiti». Si sentono risate in aula. [D’Esposito, Fatto 19/4]

Alla prima votazione per Marini sono mancati all’appello i voti dei renziani confluiti sull’ex sindaco di Torino Chiamparino. Ma anche quelli dei giovani turchi, dei veltroniani e dei prodiani. A bocciare la linea di Bersani sono anche i fedelissimi emiliani, sensibili alla protesta che sta salendo dalla base. Persino l’ex portavoce delle primarie, Alessandra Moretti, non segue l’indicazione Marini e vota scheda bianca. [Piccolillo, Cds 19/4]

Alcuni franchi tiratori del Pd: «Il suo voto, Roberto Giachetti, l’ha dato a Emma Bonino. Rosario Crocetta ha votato per Pietro Grasso. La Pezzopane per Rodotà. Anche Ignazio Marino, candidato sindaco al Campidoglio, per Rodotà. Passa Marianna Madia: “Nemmeno io ho votato per Marini...”. Scheda bianca per Tabacci. Cesa: “No... ehm... no, non mi risultano schede bianche tra noi di Scelta Civica...”. Civati, Pd: “Io ho votato per Rodotà”. Verini, Pd: “Io mi ero permesso di chiedere a Marini un passo indietro”». [Roncone, Cds 19/4]

«C’è da considerare – come spiega un deputato di Area Dem – che solo alla Camera ben 170 sono neoeletti usciti dalle parlamentarie: tutti giovani spesso al di sotto dei 40 anni, molto attivi sul web, sensibili alle sirene grilline e preoccupati della rivolta della base contro l’inciucio con il Pdl». [Em. Pa., il Sole 24 Ore 19/4]

Appena appreso il risultato della prima votazione, Bersani lascia Montecitorio per riunirsi in un ristorante dietro Campo de’ Fiori con il gruppo dei fedelissimi (Migliavacca, Errani e Letta) da tempo e sprezzantemente definito il «tortello magico». Il leader Pd decide che la linea è votare scheda bianca per non esporre Marini al secondo insuccesso.

Conversazione captata dall’Ansa che registra uno scambio di battute tra renziani: «Il cavallo ferito va abbattuto per risparmiare tempo e non farlo soffrire. Chi è il cavallo ferito? Bersani. Anche lasciarlo fare per poi criticarlo non fa bene a noi e a lui». [Piccolillo, Cds]

#occupypd, l’hashtag che si è diffuso su Twitter per protestare contro la candidatura di Marini. [Arachi, Cds 19/4]

Dopo la prima votazione fuori della Camera si raduna una piccola folla, duecento persone al massimo. C’è chi brucia le tessere del Pd, chi urla insulti all’indirizzo dei dirigenti del centrosinistra. Nel frattempo le agenzie trasmettono le notizie che vengono dall’Emilia: il segretario regionale Stefano Bonacini e tutti gli altri vertici del Pd locale chiedono che non si voti Marini. Alcuni fanno esplicitamente il nome di Romano Prodi. I giovani democratici cominciano a occupare le sedi del Pd in Toscana. [Meli, Cds]

Stefano Rodotà rimane chiuso tutto il giorno in casa, in pieno centro a Roma. Esce solo per andare a registrare un’intervista con Paolo Mieli in Rai sul tema internet, democrazie e diritti. [Messina, Rep]

Nel pomeriggio, quando Bersani lo chiama per sapere se intenda ritirarsi, Marini è secco: «La mia candidatura è stata avanzata da te, non sono stato io a propormi e non sarò io a fare un passo indietro». [Guerzoni, Cds 19/4]

Sandro Bondi incontra nei corridoi di Montecitorio Guido Crosetto (ex Pdl, ora segretario di Fratelli d’Italia), colpevole di aver dileggiato lui e la fidanzata-senatrice, Manuela Repetti: «Vergognati, pezzo di m...». E Crosetto zitto: «Preferisco non dire nulla». [Feltri, Sta 19/4]

Berlusconi nel pomeriggio è in piazza a Udine, dove è contestato da un gruppo di circa trecento giovani («Siete invidiosi, dovreste guardarvi allo specchio» replica). E sul Quirinale dice: «Oggi avremmo voluto eleggere il capo dello Stato, avevamo fatto un’intesa con il Pd ma abbiamo dovuto constatare che le guerre interne alla sinistra stanno paralizzando il Pd a causa di sfide che sono tutte interne al loro partito. O si fa un governo forte e condiviso, o si deve votare, anche a giugno». [Di Caro, Cds 19/4]

«Tratta Alfano? Siamo a posto... » (Ignazio La Russa parlando con Caldoro e Barani in un corridoio di Montecitorio). [La Mattina, Sta 19/4]

Beppe Grillo intanto è a Trieste per la campagna elettorale delle regionali friulane. «Noi porteremo avanti il nome di Rodotà fino alla quarta votazione». E poi? Se il Pd per esempio fa il nome di Romano Prodi, cosa faranno i grillini? Vito Crimi esclude questo scenario: «Il nostro candidato è Rodotà. Punto».

Il secondo scrutinio termina alle sette di sera. 948 votanti, quorum a 672 voti. 418 schede bianche, Rodotà 230, Chiamparino 90, D’Alema 38, Marini e Mussolini 15, Prodi 13, Bonino 10, 41 voti dispersi, 14 nulle.

Oltre al Pd hanno votato scheda bianca Pdl e Scelta Civica mentre i leghisti non hanno partecipato allo scrutinio.

Unico applauso della giornata quando la presidente Boldrini legge il nome di Rocco Siffredi. [Feltri, Sta 19/4]

Il primo commento di Sergio Chiamparino per i novanta voti raccolti: «Sono tornato bambino. Quando c’era la tv in bianco e nero e si vedeva un signore che leggeva le schede: “Leone, Leone, Giovanni Leone... Sofia Loren”. Ecco, io mi sono sentito come Sofia Loren. Uno scherzo. Sarei ipocrita se dicessi che non mi fa piacere. Credo che nel gradimento intorno al mio nome ci sia anche un po’ del lavoro che ho fatto come sindaco». [Imarisio, Cds 19/4]

Esce una nota ufficiale firmata Bersani: «Spetta al Pd la responsabilità di una proposta a tutto il Parlamento, decisa con metodo democratico nell’assemblea dei nostri grandi elettori». Quelli del Pd si riuniranno venerdì mattina e voteranno il nuovo candidato per il Colle. I nomi più probabili: Prodi, Cassese, D’Alema.

Romano Prodi è in Mali, nella capitale Bamako, per una conferenza dell’Onu. «Che effetto mi fa essere tirato in ballo per il Quirinale? Nessuno» ha risposto serafico qualche giorno fa. Aggiungendo: «Giornate complicate? A me sembrano giorni semplicissimi...». [Alberti, Cds 19/4]

D’Alema ha incontrato mercoledì in gran segreto Berlusconi e il consenso del Pdl, anche se sofferto, è convinto di poterlo strappare. «A noi mandarlo al Colle ci fa perdere il 5% di voti – ragiona il berlusconiano Raffaele Fitto, che con D’Alema coltiva un antico rapporto di amicizia – e potremmo accettare soltanto se avessimo certezza che tutto il Pd lo sostiene in un’ottica di larghe intese». Ma D’Alema deve soprattutto vedersela, come sette anni fa, con il fronte interno. L’ostilità nei suoi confronti non è più limitata a quei settori del centrosinistra che rifiutano un accordo con il Cavaliere. Anche la schiera degli ex popolari, scottati dalla sconfitta di Marini, medita vendetta. [Bei, Rep 19/4]

A tarda sera, Matteo Renzi sbarca a Roma e chiama a raccolta i suoi a cena per prepararsi all’assemblea del Pd di venerdì mattina. Dice: «L’obiettivo non era abbattere Marini ma eleggere un presidente della Repubblica che rappresenti gli italiani». E prepara le sue contromosse: «Proviamo a trovare un ampio consenso su Chiamparino che potrebbe essere visto bene anche dai berluscones. Altrimenti la soluzione di Prodi che potrebbe trovare il consenso di Sel e Casaleggio. La candidatura di D’Alema non esiste». [Piccolillo, Cds 19/4]

Si viene a sapere che l’intervista di Renzi alle Invasioni barbariche di mercoledì 17 ha fatto il record assoluto di ascolti nella storia della trasmissione: 1 milione e 400 mila spettatori. [Poli e Vanni, Rep 19/4]

Denis Verdini a fine giornata: «Abbiamo già fatto una mezza figuraccia, non possiamo farne un’altra ancora più clamorosa, andando appresso al primo nome che ci viene fatto. O i nostri elettori vengono con i forconi». [Verderami, Cds 19/4]

Venerdì notte Bersani chiama al telefono direttamente Berlusconi. «A questo punto noi vorremmo riproporti Cassese». La risposta del Cavaliere è netta: «Impossibile». A quel punto il segretario Pd rilancia il nome di Sergio Mattarella. La replica: «Per noi non cambia». «Allora – chiude Bersani – non abbiamo altri nomi da proporre». La trattativa si chiude e il nome di Prodi sembra l’unica opzione. [Bei, Rep 19/4]

Venerdì 19 aprile
Alle 8.15 assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. Bersani, contravvenendo a quando assicurato la sera prima, propone un unico candidato: Romano Prodi. «Ovazione, con prodiani (e renziani) che scattano in piedi, come un sol uomo, e acclamano l’unità ritrovata. Ma ecco che Luigi Zanda, capogruppo al Senato, prende la parola e dice che forse, viste le “sensibilità diverse”, servirebbe una consultazione sui nomi ancora in pista. E lo dice perché nella notte i “giovani turchi” avevano dato battaglia, chiedendo primarie tra Prodi e D’Alema. È lo stesso Zanda a concludere che, visto l’applauso energico su Romano, forse la consultazione non serve più… Forse si può votare senza formalismi, per alzata di mano. Nuovo applauso e centinaia di braccia che scattano verso l’alto, spazzando via ogni dubbio: “Il candidato è Prodi, approvazione unanime”». [Guerzoni, Cds 20/4]

Il governatore della Liguria Claudio Burlando telefona a Prodi in Mali e gli assicura: «Il partito è compatto con te». [Caporale, Fatto 20/4]

Alle 10 a Montecitorio inizia la terza votazione. Per eleggere il presidente servono ancora i due terzi dei 1.007 grandi elettori, cioè 672. Pd, Pdl e Lega fanno sapere, con motivazioni diverse, che voteranno scheda bianca. Il Pd giustifica la scelta con l’esigenza di non fare correre dei rischi a Prodi, gli altri perché non vogliono scoprire le loro carte. Anche Scelta Civica annuncia che voterà scheda bianca, ma dalla quarta votazione scaricherà i propri voti sul ministro dell’Interno Cancellieri. «Prodi è un buon candidato – è la spiegazione di Monti – ma il modo in cui è stato presentato viene percepito divisivo». Il Movimento 5 stelle punta ancora su Stefano Rodotà, che di prima mattina ha ricevuto a casa i due capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi. «Il professore non rinuncia», garantiscono i due.

Tweet di Maria Laura Rodotà, figlia di Stefano: «Fantastico. Pur di non parlare con il garante, quelli del piddì chiamano me per convincerlo di non si sa bene cosa».

D’Alema, fotografato con il cane in giro per il quartiere Prati.

Alle 13.45 i risultati definitivi del terzo scrutinio. Votanti: 963. Schede bianche: 465. Stefano Rodotà: 250, Massimo D’Alema: 34, Romano Prodi: 22, Giorgio Napolitano: 12, Anna Maria Cancellieri: 9, Claudio Sabelli Fioretti: 8, Sergio De Caprio: 7, Franco Marini: 6, nulle: 47.

Qualcuno ha fatto sparire le matite dal catafalco sotto lo scranno di Grasso e così il senatore montiano Andrea Vecchio non ha potuto scrivere il nome della Cancellieri sulla scheda. «Che facevo? Uscivo dicendo a Grasso che “si futteru i matiti”?». [F.C., Cds 20/4]

Tra i nomi usciti dal terzo scrutinio: Fiorello, Francesco Guccini, Miuccia Prada, Giancarlo Antonioni, Antonio Cabrini eccetera. [Jacopo Granzotto, il Giornale 20/4]

«Poi all’ora di pranzo, senatori e deputati a 5 stelle si riuniscono nella saletta dei Gruppi e danno vita a una sorta di cerimonia propiziatoria. Il capogruppo al Senato Vito Crimi chiama al telefono il professore Stefano Rodotà e urla nel microfono: “Siamo convinti che tu sia il migliore candidato, non molliamo”. E ora, dice in un crescendo Crimi mentre il blogger Claudio Messora riprende tutto con una telecamera, “vogliamo farti sentire il calore dei 160 parlamentari riuniti in questa sala”. A quel punto parte il boato “Ro-do-tà/Ro-do-tà/...”. Ma il professore non può rispondere in quel momento perché ad ascoltare Crimi è solo una segreteria telefonica». [Martirano, Cds 20/4]

Pdl e Lega fanno sapere che non parteciperanno alla quarta votazione per protestare contro la candidatura di Prodi. Usciranno dall’aula. Berlusconi avrebbe preso la decisione su consiglio di Calderoli. «Una mossa anche tattica. Sarebbe così emerso con chiarezza chi votava chi: l’obiettivo era evitare che Scelta Civica potesse capitolare». [Fiammeri, Sole 20/4]

In piazza davanti a Montecitorio protestano per la candidatura di Prodi i militanti di Fratelli d’Italia (hanno portato una mortadella, l’affettano e offrono panini), i berlusconiani e i camerati di CasaPound (che urlano “Prodi maiale non sali al Quirinale”). Ci sono anche una cinquantina di grillini e Pd pro-Rodotà. Momenti di tensione quando quelli di Fratelli d’Italia intonano l’Inno di Mameli e i sostenitori di Rodotà rispondono con Bella Ciao. [Longo, Rep 20/4] «E stava pure finendo a schiaffoni quando si è avvicinata la troupe di Michele Santoro a placare i contendenti, soddisfatti di proseguire la disputa canora in favore di telecamera». [Feltri, Sta 20/4]

Alessandra Mussolini e Simona Vicari (Pdl) si presentano in Aula con una maglietta con su scritto «Il diavolo veste Prodi». Inutili i richiami della presidente della Camera. «Sono entrata in aula in maniera carina – spiegherà poi la Mussolini – la Boldrini ha detto che era una vergogna. Ho risposto: “La vergogna è quello che state facendo voi, che vi state acchiappando tutto: Camera, Senato e Quirinale”. Lei mi ha richiamata all’ordine. E mi richiami all’ordine, ho detto, tanto sono senatrice e siamo alla Camera dei deputati, saluti...». [Piccolillo, Cds 20/4]

Andrea Orlando, uno dei leader dei Giovani turchi, che gira per il Transatlantico rassicurando tutti: «A Prodi mancano solo due voti per farcela». [Ajello, Messaggero 20/4]

Poco dopo le 19 termina il quarto scrutinio. Votanti 732. Quorum richiesto: 502 voti. Romano Prodi 395, Stefano Rodotà 213, Annamaria Cancellieri 78, Massimo D’Alema 15, altri 12, schede bianche 15.

Bersani non è in aula ad assistere allo scrutinio. [D’Esposito, Fatto 20/4]

Sulla carta Prodi poteva contare su 496 voti dei grandi elettori del centrosinistra, ne ha presi 101 in meno. A Rodotà sono andati 51 voti in più rispetto a quelli del Movimento 5 stelle, alla Cancellieri 9 in più rispetto a quelli di Scelta Civica. Tutti voti provenienti dal Pd. Principali indiziati i dalemiani e gli ex popolari.

Vendola esce a razzo dall’Aula e vuole si sappia, subito, che non sono di Sel quei 50 voti finiti a Rodotà: «Siccome lo sappiamo come gira qui dentro abbiamo scritto tutti “R. Prodi”». [Guerzoni, Cds 20/4]

Beppe Fioroni mostra la foto della sua scheda scattata nella cabina elettorale: c’è scritto “Prodi”. «Io non sono stato». [De Marchis, Rep 20/4]

Renzi, tornato a Firenze, il primo nel Pd a dire che «la candidatura di Prodi non c’è più».

I renziani in Parlamento sono una sessantina. [Casadio, Rep 20/4]

Arriva la notizia della morte di Angelo Rovati, 67 anni, amico e a lungo consigliere politico di Prodi. Malato da tempo di cancro, aveva avuto una polmonite dalla quale non era riuscito a riprendersi.

Poco prima delle nove Romano Prodi in una dura nota annuncia di non essere più disponibile: «Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità. Io non posso che prenderne atto».

Monti riceve a Palazzo Chigi Berlusconi e i capigruppo del Pdl per promuovere la candidatura di Anna Maria Cancellieri.

Quelli del Pd si riuniscono di nuovo al Teatro Capranica. Rosy Bindi ha già annunciato le sue dimissioni da presidente del partito: «Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi» e «non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni».

Alle dieci a mezza Bersani prende la parola, discorso breve, neanche cinque minuti: «Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo, ex presidente del Consiglio, inviato in Mali, e l’abbiamo messo in queste condizioni. Io non posso accettarlo. Io non posso accettare il gesto gravissimo. Questo è troppo. Le mie dimissioni saranno operative un minuto dopo l’elezione del presidente della Repubblica». E poi: «L’assemblea è fatta di dirigenti che oggi hanno preferito l’ovazione e l’unanimità, poi si scopre che uno su quattro di noi è un traditore. Ci sono state in alcuni pulsioni a distruggere senza rimedio». [Guerzoni, Cds 20/4]

Il boato di esultanza alla cena elettorale di Alemanno quando Berlusconi si alza in piedi e annuncia: «Voglio darvi una notizia che vi farà tornare l’appetito: Bersani si è dimesso». Poi canta due canzoni in francese «in onore dell’addio di Rosy Bindi». [Claudia Terracina, Messaggero 20/4]

Sabato 20 aprile
Oggi è il compleanno di Massimo D’Alema, compie 64 anni.

Per la quinta votazione, che inizia alle 10, Pd, Pdl e Scelta Civica voteranno scheda bianca. Rimane in campo Stefano Rodotà, candidato del Movimento 5 stelle, che ora sarà votato anche da Sel.

Rispunta il nome di Giuliano Amato, in ribasso le quotazioni di D’Alema, Maurizio Lupi ritira fuori l’ipotesi Marini: «Lo ripresentino e noi lo rivotiamo».

«Il prossimo che mi definisce dalemiano lo querelo» (l’ex tesoriere Ds Ugo Sposetti).

Alle dieci iniziano le votazioni e il Pdl non è presente in Aula. Clima cupo a Montecitorio.

A metà mattinata Bersani entra al Quirinale per un colloquio con Giorgio Napolitano. Nelle ultime ore si è parlato dell’ipotesi che il Pd chieda una rielezione dell’attuale capo dello Stato. Inizia una processione al Colle: arriveranno poi Berlusconi (insieme a Gianni Letta), Maroni, Monti e una delegazione di 17 governatori regionali. Tutti con la stessa richiesta: «Presidente, accetti una nuova candidatura».

Casini gira per Montecitorio sicuro: «Oggi eleggiamo il nuovo presidente della Repubblica».

Vendola, a votazioni in corso: «Se il Pd non convergerà su Rodotà andrà incontro a un suicidio perfetto».

I grillini in Aula pronti coi cartelli: “Rodotà presidente di tutti”. [Feltri, Stampa.it 20/4]

Poco dopo le 13 arrivano i risultati definitivi della quinta votazione. Votanti: 740. Quorum a 504 voti. Schede bianche: 445. Stefano Rodotà: 210. Giorgio Napolitano: 20. Altri: 48.

Un voto anche per Gustav Thoeni.

Nota ufficiale del Quirinale: «Da tutti gli interlocutori (Pd, Pdl, Lega nord e Scelta Civica) è stata espressa la convinzione che sia altamente necessario e urgente che il Parlamento in seduta comune possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano. Gli si è rivolto perciò un caldo appello a riconsiderare in questo quadro le ragioni da lui più volte indicate di indisponibilità a una ricandidatura. Il Presidente Napolitano si è riservato di rendere nota – nell’imminenza della ripresa pomeridiana della seduta comune – la sua decisione».

Dal 1948 ad oggi, nessun presidente della Repubblica era mai rimasto in carica per più di un mandato.

«Napolitano? Calma, prima bisogna consultare la Moretti, vediamo che dice...» (Rosy Bindi). [Cazzullo, Corriere.it 20/4]

Alle 14.20 Napolitano rende nota la propria decisione di accettare la ricandidatura a presidente della Repubblica: «Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità, ora però serve un’assunzione collettiva di responsabilità», si legge in una nota.

Napolitano, che aveva escluso infinite volte una sua ricandidatura al Colle, «per motivi di anagrafe, per la fatica del ruolo e per coerenza con una regola non scritta». [Breda, Cds 21/4]

L’assemblea dei grandi elettori del Pd vota a favore del nuovo mandato per Napolitano. Unico contrario Corradino Mineo. Quattro gli astenuti.

«Incomprensibile che il Pd non appoggi Stefano Rodotà o non proponga Emma Bonino» (tweet di Fabrizio Barca che scatena nuove polemiche nel Pd).

Napolitano aveva già fatto traslocare carte e libri all’ufficio al quarto piano di Palazzo Giustiniani, dove lo aspettava l’ufficio di senatore a vita. [Breda, Cds 21/4]

Napolitano può contare su un bacino potenziale di 795 voti su 1.007. Stando alle dichiarazioni di voto per la riconferma dell’attuale capo dello Stato dovrebbero votare tutti i grandi elettori tranne i 163 del Movimento 5 stelle, i 45 di Sel, i due senatori a vita Giulio Andreotti e Carlo Azeglio Ciampi (che non partecipano alle votazioni per ragioni di salute) e i due presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso (che per prassi non votano).

Alle quattro e mezza Beppe Grillo fa sapere dal suo blog che sta andando a Roma in camper – era in Friuli per la campagna delle regionali – e che alle sette sarà davanti a Montecitorio: «È necessaria una mobilitazione popolare. È in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto».

«Sì, Grillo marcia su Roma al grido di “eja eja Rodotà”» (Maurizio Gasparri). [Fuccaro, Cds 21/4]

Rodotà, da Bari, prende le distanza da Grillo: «Sono sempre stato contrario a ogni forma di marcia su Roma».

«Rocco Casalino con gran garbo spiegava: “Grillo ha ottenuto il pass e quindi vuole venire qui davanti a parlare”. Correva a sventare il colpo di Stato con l’accredito?». [Feltri, Sta]

Alle 17 Prodi atterra a Bologna di ritorno dal Mali. Sotto casa una piccola folla ad attenderlo. «Guardate che non sono mica il presidente della Repubblica…». [Alberti, Cds 21/4]

Berlusconi scherza coi suoi: «Ma se scrivo sulla scheda “Napolitano comunista” è valida o me l’annullano?». [Lopapa, Rep. 21/4]

Alle 18.15, quando lo spoglio delle schede dà la certezza matematica che Napolitano ha raggiunto la maggioranza assoluta dei 504 voti, scatta un lungo applauso, oltre tre minuti. Berlusconi, anche lui in piedi con gli altri tra i banchi, sorride soddisfatto. Bersani scoppia a piangere. I cinquestelle sono gli unici seduti , tutti a braccia conserte.

I risultati definitivi della sesta votazione: votanti 997. Napolitano 738, Rodotà 217, De Caprio 8, D’Alema 4, Prodi 2, voti dispersi 6, schede bianche 10, schede nulle 12.

Sette anni fa Napolitano fu eletto al quarto scrutinio con 543 voti.

Napolitano è di gran lunga il presidente più anziano all’inizio del suo mandato: ha 87 anni. Al secondo posto il socialista Sandro Pertini, che venne eletto a 81 anni nel luglio 1978.

A votare Sergio De Caprio, meglio noto come il Capitano Ultimo, sono stati i Fratelli d’Italia di La Russa e Meloni. [Montesano, Libero 21/4]

I montiani hanno marcato i propri voti “Napolitano G.”.

Durante la lettura del verbale in Aula quelli del Pdl cantano l’Inno di Mameli.

Grillo ci ripensa, fa sapere che arriverà a Roma durante la notte e non potrà essere in piazza. Tutto rimandato a domenica. I Grillini in piazza Montecitorio si spostano in corteo verso il Quirinale. Ci sono anche bandiere di Rifondazione Comunista. Nel tragitto riconoscono Dario Franceschini che cena in un ristorante. Parto immediati gli insulti: vergogna, buffone, traditori. Lui esce per provare a calmarli: «Ma sono aumentate le insolenze. Un episodio sgradevole, ma ci sta che in democrazia un politico riceva offese», dirà poi. [Piccolillo, Cds 21/4]

Napolitano giurerà oggi alle 17 a Montecitorio a Camere riunite e nel discorso di insediamento spiegherà «i termini entro i quali ho ritenuto di poter accogliere in assoluta limpidezza l’appello rivoltomi ad assumere ancora l’incarico di presidente», spiega alla Boldrini e a Grasso saliti al Quirinale per consegnargli il verbale con i voti della sua elezione.

Alle 21.15 sulla Gazzetta Ufficiale serie generale n. 93-bis l’annuncio ufficiale della rielezione del Presidente Giorgio Napolitano. L’atto è a firma di Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati.

(a cura di Luca D’Ammando)