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 2013  aprile 18 Giovedì calendario

COSÌ MUSSARI HA TRASFORMATO UNA PERDITA IN UNA VORAGINE

Un bambino che per nascondere ai genitori di aver mangiato le caramelle dà fuoco alla casa, su consiglio e con l’aiuto dell’amico complice. Ma l’entità dei danni provocati costringe all’intervento l’intero vicinato. Questo è quanto accaduto al Monte dei Paschi di Siena. Il bambino è Giuseppe Mussari che, da presidente, invece di ammettere nel 2009 una perdita da 220 milioni, la nasconde con operazioni di “maquillage bilancistico” che la trasformano una voragine da miliardi di euro. L’amico è Gianluca Baldassarri, che confeziona e orchestra, oltre ai derivati Alexandria e Santorini, “lo sciagurato contratto con Nomura”. Un accordo tenuto nascosto fino al 2012 che ha poi costretto i nuovi vertici di Mps, “per sopperire ai disastrosi effetti prodotti sui conti dell’istituto” a “ricorrere ai Monti bond (...) fino a sfiorare il tetto dei quattro miliardi di euro”. E i Monti bond sono il vicinato: lo Stato, i cittadini.
LA METICOLOSA e delicata inchiesta condotta dai magistrati Giuseppe Grosso, Antonino Nastasi e Aldo Natalini, con il fondamentale apporto degli uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, oltre a ricostruire minuziosamente i danni, individuare con numerosi riscontri i responsabili, raggiunge un terreno finora inesplorato nelle vicende giudiziarie che coinvolgono le banche. Per la prima volta, infatti, partendo da operazioni finanziarie, si arriva a ipotizzare il reato di truffa e usura aggravata da parte di un istituto di credito, in questo caso Nomura, ai danni di un’altra banca, Mps, indicandone i vertici come responsabili. Per quanto non sia stato ancora possibile sequestrare il miliardo e 800 milioni di euro dai conti di Nomura (ieri, tramite Banca d’Italia, è stato chiesto aiuto alla tedesca Bundesbank), il decreto d’urgenza firmato dai pm martedì ha congelato il contratto con l’obiettivo di limitare i “già disastrosi danni arrecati” a Rocca Salimbeni. E leggendo con attenzione le 69 pagine firmate dai pm è evidente che questo è soltanto l’inizio. Chiuso il capitolo che riguarda la ristrutturazione dell’operazione Alexandria, è “ancora in corso di approfondimenti (...) la gemella operazione Santorini”. Realizzata da Mps con Deutsche Bank. Scrivono gli inquirenti: “La spregiudicata operazione” oggetto del provvedimento giudiziario è stata “operata nel contesto di altre abnormi operazioni in derivati non ancora compiutamente approfondite: prima tra tutte la gemella operazione Santorini, accumunata a questa dalla medesima ratio”. La ristrutturazione di Santorini con viene perfezionata nel dicembre 2008. Pochi mesi dopo i vertici di Mps si rivolgono sempre a Deutsche anche per Alexandria. Francoforte si dimostra “inizialmente interessata”, ricostruiscono i pm, ma cambia idea: “Non voleva intrattenere rapporti con Baldassarri”. L’ex capo dell’area finanza, descritto come regista dell’operazione, si rivolge allora a Jp Morgan che però declina l’invito. Il perché lo spiega Alessandro Barnaba, dirigente dell’istituto, a verbale: “Il nostro comitato rischi mondiale è composto da molti americani (...) che ritenevano si sarebbe dovuta necessariamente portare l’intera operazione a conto economico”. Baldassarri aveva invece predisposto l’intera ristrutturazione proprio con l’obiettivo di tenerla nascosta, come poi ha fatto. Nel 2009 trova il partner che cercava: Nomura. Sadeq Sayeed, Ceo della banca giapponese per Europa e Medio Oriente, sa bene quali sono i rischi dell’intera operazione . Il 7 luglio 2009 in conference call lo dice chiaramente a Mussari: “Ti è chiaro che io compro il tuo titolo, nonostante sia fonte di perdite, solo perché ti impegni a comprarmi tre prodotti che ti legheranno per 30 anni e che da subito faranno recuperare a Nomura il dono che ti faccio?”. E Mussari: “Ho capito, certo”. Colloquio interamente in inglese, che l’allora presidente Mps non conosceva. Ma l’amico Baldassarri si era premurato di mandargli via fax le domande che Sayeed gli avrebbe posto e le risposte che lui doveva dare. Così il contratto con Nomura venne stipulato e nascosto in cassaforte. I danni economici camuffati in modo da non incidere sui bilanci che “artatamente” risultavano positivi. La casa era già cenere. Nascosta bene, fra l’altro. Perché i nuovi vertici, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, hanno impiegato dieci mesi per districarsi nel groviglio dei derivati e scoprire le operazioni strutturate di Baldassarri e Mussari. Il resto lo hanno fatto gli uomini della Gdf e la procura di Siena.