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 2013  aprile 18 Giovedì calendario

MISTERO RODOTÀ: L’UOMO-CASTA CHE PIACE A GRILLO

«Buonasera, professore». Corso di Orbetello, pomeriggio di non molti mesi fa. Rodotà cammina proprio al centro della strada. Non guarda le vetrine dei negozi, non guarda i passanti. Cammina. È solo, assorto nei suoi pensieri. E non risponde al saluto. Una mezz’oretta dopo, stesso corso. Rodotà lo sta percorrendo in senso opposto. Di nuovo al centro della strada. Di nuovo lo sguardo fisso dinanzi a sé. Presumiamo gli stessi profondi pensieri. «Buonasera, professore». Di nuovo non risponde. Dobbiamo essere chiari, non possiamo lasciare equivoci: quel pomeriggio ad Orbetello (...) non fu il professor Stefano Rodotà a non ricambiare il saluto perché distratto o per altri motivi. Eravamo noi che non meritavamo neppure un cenno della testa, un sorriso, un sopracciglio alzato.
La Casta è la Casta, signori. La Casta non può abbassarsi. E Rodotà, candidato grillino al Quirinale gradito a Vendola e alla sinistra del Pd, è la Casta fatta persona. Ottant’anni di vera e impettita Casta.
Nacque a Cosenza, il professore, anno 1933, da un’illustre famiglia arbëreshë. Sono gli albanesi d’Italia. Fuggirono dalla loro patria dopo la morte di Giorgio Castriota Skanderberg, patriota ed eroe albanese. Professore, ma lo sa lei che Giorgio Maria Castriota con quel che segue, il discendente in carne, ossa e capelli biondi, al liceo era seduto due banchi dietro di me? Chissà, forse poteva salutarmi.
Scherzi a parte. Se uno parla con Giorgio Maria, sempre il discendente, la sua risposta è invariabilmente la stessa: «Sì, sono re, ma io faccio ‘o bancario». Umorismo napoletano. Se uno parla col professor Rodotà è come se parlasse con un re. Rodotà è il principe dei giuristi, il Professore Emerito della Sapienza, il padre di Maria Laura Rodotà (editorialista del Corriere della Sera), il fratello di Antonio Rodotà (ingegnere, morto nel 2006, direttore generale dell’Agenzia spaziale europea). Reggetevi forte: quattro volte deputato (indipendente nelle liste del Pci, poi Pds), ministro della Giustizia nel governo ombra di Occhetto, primo presidente del Pds, vicepresidente della Camera, parlamentare europeo, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Ha scritto una ventina di saggi, ha insegnato in molte università europee, negli Usa, in Canada, America Latina, India, Australia. Collabora, fin dalla fondazione, con Repubblica. È stato uno degli autori della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Ha presieduto il gruppo dei Garanti europei per la privacy ed è membro dell’European group on ethics in science and new technologies e del Legal advisory board for market information della Commissione europea. È anche cittadino onorario di Rossano, ma questo è il minimo. E socio onorario di Libera Uscita, associazione per la depenalizzazione dell’eutanasia, e questo, per un aspirante presidente della Repubblica italiana, non è il minimo. Reggetevi ancora più forte: Stefano Rodotà ogni mese intasca 8.455 euro di pensione. E non lo diciamo noi. Lo ha scritto sul suo blog Beppe Grillo, lo stesso che combatte la Casta, lo stesso che non sopporta i privilegi, lo stesso che gongola perché Rodotà, la Casta fatta persona, è il suo candidato, pronto a essere usato dai «cittadini» del comico per catalizzare i voti degli scontenti del Pd e dei vendoliani contrari alla scelta del lupo marsicano ex Dc Marini.
Ora avete capito perché quel pomeriggio ad Orbetello il prof non poteva ricambiare il saluto? In fin dei conti, noi facciamo solo i giornalisti e da una trentina d’anni frequentiamo il Parlamento, dove c’è anche il prof. Quanto alla nostra pensione, si vedrà. Conosciamo tutti le attuali difficoltà italiane, la necessità di cambiare, di ridimensionare la Casta, di abolire i privilegi. Si vedrà col batticuore. A proposito: i grillini volevano un giovane al Quirinale e anche un non politico. Rodotà, professore e politico di lungo corso, radical chic di antica data, ha ottant’anni. Si è laureato nel 1955, esattamente l’anno in cui è nato il sottoscritto. E nel 1979 (anno in cui il sottoscritto iniziò il mestiere di giornalista, e ci scusiamo per i riferimenti personali che però rendono l’idea) fu eletto per la prima volta in Parlamento. All’epoca si disse che la candidatura gli fu offerta dai radicali di Marco Pannella. Ma in lista il prof non aveva una buona posizione. Rischiava la non elezione. Non sia mai. Lui, il professore? Lui, il giurista e tutto il resto? Quarantotto ore dopo il prof era con il Pci, sia pure come indipendente. E all’epoca il Pci vedeva i radicali come il fumo negli occhi. Vox populi, non confermata. Dopodiché avete anche capito che la Casta non ha solo molti privilegi, molte cariche, molte pensioni, molte amicizie importanti. Rispetto a tutti noi, ha sicuramente una marcia in più. Chiamiamola marcia, così nessuno si offende. Gesù, parliamo sempre di un probabile presidente della Repubblica. Rispetto, signori, qui ci vuole rispetto. Mica siamo grillini, noi. E lungo il corso abbiamo l’abitudine di salutare. Solo un cenno se il passante che incrociamo non è proprio nostro amico. Ma un cenno sì, e che diamine.