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 2013  aprile 04 Giovedì calendario

PAGATE, CIALTRONI

Questa è una presa in giro. Ci riferiamo ai pagamenti dei debiti contratti dalle pubbliche amministrazioni con le impre­se. E al decreto governativo che ieri doveva sbloccarli, ma che è stato rinviato. Dei 90 miliardi di crediti delle imprese si è parla­to inizialmente di soli 70. Poi si è deciso di rimborsarne 40, sce­si però a 38. E di questi solo sette sarebbero sicuri. Nel frattempo, tutto fermo. Problemi di co­pertura finanziaria: è la spiega­zione ufficiale. Scontro a tutto campo all’interno del governo Monti: è la parte non detta.
Sta di fatto che mentre le imprese muoiono, e con loro tutti noi, il go­verno non riesce a capire quali sono le priorità del Paese. E non ci riesce adesso, che è più debole che mai, perché non ci è riuscito prima, quan­do aveva sia il tempo, sia la congiun­tura politica interna ed europea favorevole. Il tema è noto: le imprese vantano nei confronti di enti e azien­de sanitarie locali almeno 90 miliar­di di crediti. Un male antico che, con la recessione in atto, non può più es­sere tollerato. Lo Stato, che queste stesse imprese torchia regolarmen­te attraverso le imposte, dovrebbe ora intervenire: sembra un princi­pio di elementare equità. Ma con quali fondi? Se questi vengono ero­gati «per competenza» nel 2013, allo­ra vanno ad aumentare il deficit e a sforare il tetto del 3% fissato dall’Eu­ropa nel rapporto con il Pil: vietatis­simo. Antonio Tajani, vicepresiden­te della Commissione Ue che da me­si si batte per questa causa, sostiene invece che i debiti sono lì da anni e come tali già di «competenza» dei de­ficit passati. Quindi andrebbero finanziati «per cassa», cioè emettendo nuovi titoli di Stato che andrebbe­ro solo ad aumentare il debito. Il che, al momento, è ancora permes­so.
Ma Monti non gradisce nemmeno questa soluzione perché portereb­be il rapporto debito/Pil a livelli non congeniali alla propria reputazione a Bruxelles. Avete capito? Ecco il pa­radosso in cui ci troviamo: preferiamo rispettare i paletti e il rigore im­posti dall’Europa, cioè da un regime tecnocratico, piuttosto che provvedere alla salvezza dell’economia di una delle maggiori democrazie mon­diali. Unici, su questa strada, a differenza non solo della Germania, ma anche di Francia e Spagna, che que­gli stessi paletti hanno saputo gestir­li anche nel loro interesse, e non so­lo in quello del partito europeo.
Eppure questo esecutivo ha mo­strato di avere ben altro piglio: lo scorso anno, in pochi giorni, ha cambiato la vita di qualche decina di mi­lioni di italiani posticipando loro l’età della pensione e riducendone l’entità. Poi ha introdotto una tassa patrimoniale sulla prima casa. E an­cora ieri era pronto a risolvere il problema dei debiti che lo Stato ha con le imprese facendoli pagare di nuovo a noi, attraverso un aumento del­le imposte sul reddito. Possibile che sul fronte delle entrate sia sempre tutto possibile senza domandarsi mai se sia ancora sostenibile? Men­tre quando si tratta di restituire ad al­tri cittadini (le imprese e i loro dipen­denti) i propri soldi non si riesca a combinare nulla? Ecco perché il bal­letto sui debiti delle Pa ci sembra of­fensivo e pericoloso. E così rischia di uccidere, con l’economia, anche la speranza.