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 2013  aprile 04 Giovedì calendario

INCHIESTA BUNDESBANK SU DEUTSCHE BANK

Francoforte. Dal nostro corrispondente
La Bundesbank avrebbe avviato un’inchiesta sulle accuse alla Deutsche Bank da parte di tre ex dirigenti secondo cui la più grande banca tedesca avrebbe tenuto nascoste perdite fra i 4 e i 12 miliardi di dollari su contratti derivati complessi nel pieno della crisi finanziaria globale fra il 2007 e il 2009. L’inchiesta, che è stata rivelata dal «Financial Times» e non è stata per ora confermata dalla Banca centrale tedesca, fa seguito a un’indagine avviata alla fine dello scorso anno dalla Securities and Exchange Commission, l’organo di vigilanza sui mercati degli Stati Uniti (si veda Il Sole 24 Ore del 7 dicembre 2012). Secondo l’Ft, una missione di funzionari della Bundesbank avrebbe in programma incontri a New York la prossima settimana per approfondire la vicenda.
La Deutsche Bank ha ripetuto ieri che le accuse, da parte di tre ex dipendenti successivamente licenziati o usciti dalla banca dopo aver manifestato la propria opposizione alle operazioni, sono totalmente infondate e che si tratta di un caso già vecchio di due anni e mezzo sottoposto a un’accurata indagine condotta da uno studio legale su incarico della banca. Il colosso bancario di Francoforte ha anche espresso la propria intenzione di continuare a collaborare con le autorità di vigilanza e che i suoi tre accusatori non avevano responsabilità o conoscenza diretta delle operazioni in questione. Le posizioni sono state successivamente chiuse o cedute.
I derivati al centro dell’inchiesta della Sec (e ora, a quanto pare, della Bundesbank), del valore nozionale di 130 miliardi di dollari, sarebbero stati valutati in modo non corretto, senza tener conto delle perdite incorse con il collasso dei mercati al culmine della crisi. Le operazioni di cui si parla sono i cosiddetti "leveraged super senior trades", un prodotto del quale Deutsche Bank era leader di mercato. Questi consentivano a un investitore di proteggersi contro la possibilità di insolvenza di un pool di società considerate fra le più sicure ed erano costruiti in modo da replicare la tranche più alta (super senior) di una Cdo (collateralized debt obligation). La leva era data dal fatto che gli investitori potevano fornire solo 100 milioni di dollari di collaterale per un’operazione da un miliardo e avevano l’opzione di uscirne senza dover consegnare altro collaterale. Secondo le accuse, la banca non avrebbe tenuto adeguato conto, all’epoca, delle violente oscillazioni di mercato che comportavano forti perdite potenziali.
Quando la vicenda dei derivati della Deutsche Bank era venuta alla luce nel dicembre scorso, aveva suscitato vivaci polemiche in Germania, dove le banche, e il trattamento favorevole che avrebbero ricevuto durante la crisi, sono finite fra i temi caldi della campagna in vista delle elezioni politiche del settembre prossimo. In particolare, il candidato cancelliere del partito socialdemocratico, Peer Steinbrueck, ex ministro delle Finanze, ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Le banche tedesche sono state pesantemente coinvolte nella crisi d’oltre Oceano: il primo fallimento bancario è avvenuto qui, con la Ikb. Successivamente, Commerzbank ha dovuto ricorrere al salvataggio pubblico e il 25% della banca è tuttora controllato dallo Stato. Il Governo ha creato un fondo per gli aiuti alle banche, la Soffin, che, secondo quanto emerso questa settimana, avrebbe accumulato perdite dall’ottobre del 2008 di 23,1 miliardi di euro. I conti ufficiali saranno pubblicati a breve.