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 2013  aprile 04 Giovedì calendario

LA CURA CROCETTA NON VA: SICILIA VERSO UN NUOVO CRAC

In estate a lanciare l’allarme era stato Ivan Lo Bello, vice presidente di Confindustria. Aveva chiesto il commissariamento della Regione Siciliana perchè era «la Grecia d’Italia». Monti era intervenuto con un finanziamento straordinario. Prima 600 milioni. A ottobre altri 900. I soldi, però, sono finiti e i problemi sono rimasti. Raffaele Lombardo è andato via. Al suo posto Rosario Crocetta la cui rivoluzione rischia di fermarsi alle intenzioni. Come documenta il settimanale Panorama la Regione ha un debito di 5,3 miliardi che nessuno sa bene come chiudere. La scadenza è il 30 aprile con la fine dell’esercizio provvisorio. Se la giunta non trova una soluzione dovrà arrivare il commissario. In estate Palazzo Chigi aveva evitato il peggio. Adesso la situazione è complicata. Potrebbe non esserci ancora un governo a Roma. E se anche ci fosse rischierebbe immediatamente l’impopolarità: aprire i cordoni della borsa per soccorrere la Regione peggio amministrata d’Italia, diventata il simbolo dello spreco e della corruzione?
Crocetta si difende scaricando le responsabilità sulle amministrazioni precedenti. In fondo è in carica da cinque mesi. Finora la sua scure si è abbattuta sulle Province (con grande gioia dei grillini che l’appoggiano). Anche se, alla fine i risparmi si otterranno sugli stipendi di presidente, assessore e consiglieri. Venti milioni anzichè i 700 annunciati, avverte Panorama. E forse nemmeno così visto che le Province saranno sostituite dai Consorzi di Comuni. Ogni Municipio nominerà i propri rappresentati. Incarichi gratuiti? Crocetta ha sbandierato tagli e risparmi a tutto campo. Le vittime più illustri, per il momento, i venti componenti dell’ufficio stampa. Ad assumerli Totò Cuffaro con il grado di capo redattore. Il caso più scandaloso era rappresentato dalla sede di Bruxelles dove Raffaele Lombardo aveva mandato il suo ex portavoce. I giornalisti sono andati a casa ma, ovviamente, hanno fatto causa. «Se perdo - ha annunciato Crocetta - saranno riassunti». Però si dice sicuro del fatto suo.
Nel frattempo continua ad annunciare sforbiciate miliardarie. Ha mandato a casa decine di consulenti che gli assessori nominavano a rotazione per coltivare le clientele a spese della collettività. Una stretta anche sulle auto blu. Un dubbio: operazioni di sostanza o spettacolo? Il tempo stringe e il 30 aprile si avvicina. Piccoli episodi dimostrano che la Sicilia, dopo aver evitato il destino della Grecia, potrebbe diventare un’isola al fallimento come Cipro. Per esempio l’uscita di Francesca Basilico D’Amelio designata come assessore all’Economia. Certamente la poltrona più difficile oggi a Palermo. Una bersaniana di stretta osservanza. Aveva guidato la segreteria del ministero dello Sviluppo Economico quando il titolare era l’attuale segretario Pd. Doveva essere il raccordo con il governo centrale in vista dell’immancabile vittoria della sinistra alle politiche. A Palermo, però, non è mai arrivata sostenendo che avrebbe potuto trasferirsi solo con l’anno nuovo. Come mai nessuno si era informato sulla sua agenda? Ora il dubbio: che, il neo-assessore dopo aver guardato la contabilità, sia fuggita. Non è il solo segnale. Crocetta non è andato all’udienza della Corte dei Conti che esaminava il bilancio della Regione. Un’assenza di spicco e non del tutto giustificabile visto che sotto la lente c’era la gestione di Lombardo. Forse una presa di distanze in previsione del fatto che fra qualche settimana sul banco degli imputati potrebbe andare la sua giunta?