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 2013  marzo 22 Venerdì calendario

LA MINORANZA A PALAZZO CHIGI

LA MINORANZA A PALAZZO CHIGI -
Don Luigi Sturzo teorizzò, a suo tempo, il senso di un governo di minoranza: «necessariamente temporaneo» finché «si arrivi a formare una maggioranza di governo». Lezione appresa, e messa in pratica (nemmeno a dirlo) da Giulio Andreotti nel 1976. Da quelle elezioni (l’espressione si deve ad Aldo Moro, in quell’anno presidente del Consiglio nazionale della Dc) erano usciti «due vincitori», cioè la stessa Dc e il Pci. Blocchi contrapposti e impermeabili uno all’altro. In molti, in questi giorni, hanno proposto un parallelo tra il nostro 2013 e quei tempi. Andreotti il 16 luglio accettò l’incarico dal presidente Giovanni Leone. Naturalmente si trattava di un monocolore Dc e, per evitare trabocchetti scudocrociati, nominò (prima di ottenere la fiducia) ben 47 sottosegretari placando il partito. Il Pci protestò, ma per poco.
Andreotti partiva svantaggiato. Aveva, dalla sua, i soli voti certi della Dc e l’astensione di Psi, Psdi, Pri e Pli. Benigno Zaccagnini, segretario della Dc, cerco l’astensione del Pci che rispose picche. Andreotti andò avanti e si ritrovò con un bel problema: al Senato, notoriamente, le astensioni si sommano ai voti contrari. E così per tutta la durata del governo Andreotti III, cioè fino all’11 marzo 1978 (cioè cinque giorni prima del rapimento di Moro, giorno fissato per la fiducia all’Andreotti IV «della solidarietà nazionale» con il Pci nella maggioranza) il governo di minoranza navigò a vista con un faticoso equilibrio fatto di astensioni, assenze, improvvisi abbandoni dell’aula del Senato da parte del Partito comunista. Dal punto di vista di Sturzo, ma anche sul piano della semplice durata, quell’Andreotti di minoranza rappresenta un successo di una politica capace di adattarsi alle regole e, insieme, di garantire la governabilità
Governo di minoranza, con ben altri risultati, l’ultimo governo guidato da Alcide De Gasperi, l’VIII della sua serie, dal 16 luglio al 17 agosto 1953. Lo statista ottenne dal presidente Luigi Einaudi l’incarico pieno e provò ad andare avanti, sciogliendo la riserva, con un monocolore nonostante avesse tutti contro: un Psdi sulla via dell’astensione, Pri e Pli che aspettavano il programma. Si puntò sulle contraddizioni del Partito monarchico. Niente da fare. Cadde, e De Gasperi lasciò la politica. Sorte analoga al primo governo di Amintore Fanfani, che accettò l’incarico il 18 gennaio 1954. Provò ad attirare i voti dei monarchici aumentando i finanziamenti militari, occhieggiando contemporaneamente al Psdi proponendo investimenti nella sanità e nella scuola. Niente da fare. Cadde l’8 febbraio. Fanfani sarebbe tornato a Palazzo Chigi solo nel luglio 1958.