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 2013  marzo 22 Venerdì calendario

BEPPE CONTRO IL TAV MA SENZA SFILARE IN VAL DI SUSA

La fotografia con le figure più attive nel mondo del radicalismo torinese e Beppe Grillo non ci sarà. Non li vedrete sfilare assieme, non ci sarà Grillo nella marcia in Val di Susa domani. Per un motivo semplice: salvo sorprese dell’ultimo momento, il fondatore del Movimento cinque stelle non andrà a Chiomonte domani all’iniziativa dei parlamentari sul Tav.

A un certo punto ci aveva pensato, Grillo, aveva valutato la possibilità. Da tanto tempo è amico di Perino, uno dei leader del movimento no tav che con la sua sciarpa rossa s’era piazzato solidamente sul palco di Susa nella tappa valligiana dello Tsunami Tour. Era andato a cenare a un presidio a Venaus. Nei comizi della campagna elettorale ripeteva sempre uno sketch, un pezzo fisso nel format del suo show, in cui ricordava di aver subito lui stesso un’indagine per essere entrato in una baita montana dei no tav sottoposta a sequestro, «scopro l’indagine su di me, do tutta la cosa all’avvocato, che legge, studia, mi costa, belin, mi costa un sacco, comma 257 dell’articolo 198 della modifica del 1977», così, dando numeri a caso, e poi, solenne, l’accusa: «Rimozione di sigillo già precedentemente portato via dal vento». E giù grandi risate delle folle. Particolarmente fragorosa quella della gente di Susa e Bussoleno, per ovvie ragioni. E qui però occorre una breve spiegazione.

Pur parlando un linguaggio radicalmente diverso anche dal protocollo istituzionale, è ovvio che Grillo che pure è attore satirico - incappa molto meno in battute che non fanno ridere come quelle del portavoce Crimi; anzi, ieri, pur nell’incontro a distanza siderale col mondo quirinalizio, il capo del Movimento si è calato in una sua parte, cogliendo a modo suo lo spirito del luogo, da uomo di show. Lo stesso istinto deve avergli suggerito la scelta di non partecipare direttamente domani all’ispezione al cantiere di Chiomonte. La cosa può esser spiegata in tanti modi. Innanzitutto perché lui non è un parlamentare, è privo di quei poteri ispettivi ai quali gli eletti del M5s (ma anche qualcuno del Pd, ci sarà per esempio Laura Puppato) si riferiscono come ciò che giuridicamente consente l’iniziativa. Ma naturalmente dev’essersi anche manifestata nella sua riflessione una delle caratteristiche di solito meno notate di Grillo: una specie, non deve sorprendere, di accortezza. In questo momento, col Movimento che è stato collocato sui binari preferiti di una opposizione «da controllori anti-establishment» (dopo le sbandate paurose dell’elezione del presidente del Senato), l’ultima cosa che gioverebbe al suo garante è trovarsi in una situazione così calda. Lui è convinto davvero che M5s sia «una rivoluzione», come ha detto ieri alla tv turca (tra l’altro, aggiungendo «è esportabile da voi, perché questo è un format»). Ma questa rivoluzione non la vede alla gruppettara. Tanto meno Casaleggio, che chiama «il mio alter ego in rete».

In campagna elettorale ha sì fatto sempre un accenno alla fiera opposizione del Movimento al Tav, ma l’ha inserito all’interno di una critica complessiva sui costi delle grandi opere, non solo sui danni ambientali; quasi che volesse non surriscaldare - per una volta - i toni. Andare a Chiomonte, col seguito di aspettative, di irrazionalità, di passioni, speranze che ormai lo seguono ovunque vada, porterebbe magari una componente problematica in più. E anche problemi pratici di ordine.

È qui che sfioriamo un punto decisivo, quasi un paradosso. Nella visione che sta costruendo Grillo c’è sicuramente il no secco al Tav, ma anche, da tempo, un pensiero per nulla ostile ai ragazzi delle forze dell’ordine. Grillo è convinto che ormai poliziotti e carabinieri votino in massa cinque stelle. Ha sempre criticato i capi ma, per dire, ieri ha elogiato l’appena scomparso Manganelli: «E’ stato uno dei pochissimi a rispondere, per ben due volte, al blog», ha scritto.

«Sapevo, come molti, che era malato da tempo, ma speravo in una sua ripresa, avrei voluto incontrarlo di persona e discutere su una nuova relazione tra Polizia (scritto maiuscolo) e cittadini, con incontri dibattito da tenersi in varie città». Poi ha spiegato: «E’ un’idea che voglio riprendere in futuro. Mi dispiace per la sua scomparsa e porgo le mie condoglianze ai suoi familiari». Insomma, come disse commentando gli scontri tra ragazzi e forze dell’ordine nel novembre 2012 a Roma - citando persino smaccatamente il Pasolini di Valle Giulia - lo scontro tra ragazzi e poliziotti era un falso scontro, in realtà avrebbero dovuto entrambi ribellarsi, più o meno dalla stessa parte. «E’ una guerra - scrisse allora non ancora dichiarata, tra le giovani generazioni, una in divisa e una in maglietta, mentre i responsabili stanno a guardare sorseggiando il tè, carichi di mega pensioni, prebende, gettoni di presenza, benefit». Grillo è no Tav; ma non è per niente, anzi, no poliziotti.