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 2013  marzo 22 Venerdì calendario

IL CANE CANDIDATO SINDACO CHE ALLE ELEZIONI EBBE IL 4,5 PER CENTO

Ho votato un cane. Così possono aver detto parecchi cittadini di Marsiglia dopo le elezioni municipali del 2001. E non in senso figurato. Saucisse, ovvero salsiccia, è il cane dello scrittore Serge Scotto, che l’ha reso famoso prima facendone un personaggio dei suoi gialli, poi candidandolo alle elezioni. Una prestazione per nulla da cani, visto che Saucisse ha ottenuto ben il 4,5 per cento delle preferenze dei marsigliesi. Lo slogan, efficace, invitava a scegliere «una sauciètè più umana per combattere una vita da cani».
Ma Salsiccia non è il solo cane ad aver ottenuto l’onore delle cronache. Anzi. Sono molti gli esemplari che hanno goduto e godono di una certa notorietà, come dimostra il veterinario francese André Demontoy, che s’è preso la briga di dedicare un libro al gotha canino: Dictionnaire des chiens illustres, appena uscito per le edizioni Honoré Champion, contiene quattrozampe famosi perché appartenenti a celebrità, e altri che invece sono stati capaci di raggiungere la fama per conto proprio. Tra i primi, i cani di Chopin e McCartney come quelli di Mitterrand e di George W. Bush: l’ex presidente americano si faceva fotografare spesso con il suo Barney, uno scottish terrier diventato così celebre da avere un sito internet tutto suo.
Ci sono poi i cani eroici, come i trecento che hanno partecipato alla ricerca e al salvataggio di numerose vittime dell’attentato alle Torri Gemelle dell’ll settembre 2001. Uno di loro ha ricevuto, a nome di tutti gli altri, la celebre medaglia Dickin (ideata dai britannici per premiare il valore militare di alcuni animali durante la seconda guerra mondiale). E un altro cane americano, Buster, ha ricevuto la stessa onorificenza per aver scoperto un carico di esplosivo in Iraq.
Poi ci sono i cani che, tutto sommato, se la passano meglio dei padroni. Lo scrittore Alphonse Karr diceva di essere fedele e sottomesso al suo cane, il quale invece era «capriccioso, bizzarro e ingrato come un uomo». Federico II sosteneva di amare «tutti i cani, salvo gli austriaci». Per non dire poi delle sovrapposizioni animale-essere umano; in una canzone Paul McCartney utilizzò il nome della sua cagnetta, Martha, per parlare del suo amore perduto Jane Asher. Martha my dear...
Tra i più viziati troviamo la seicentesca Mimi, cagnetta della principessa Enrichetta d’Inghilterra, che aveva i buchi alle orecchie per sfoggiare preziosi orecchini. Nulla comunque in confronto all’eleganza di Iago, il cane che compare nel celebre quadro Las Meninas di Velàzquez. Poi ci sono esemplari entrati nel mito: per esempio Barry, il cane da valanga che ha salvato quaranta persone sul Gran San Bernardo (senza il bariletto al collo, che è un’invenzione dei media).
Infine cani e funerali: Baltique, il labrador di Mitterrand, non fu autorizzato a seguire il convoglio funebre dell’amatissimo padrone, e il cantante Renaud ci scrisse una canzone (Un jour pourtant, je le sais bien, Dieu re- connaitra les chiens). Al contrario di Jerry, un randagio irlandese, è stato soprannominato the Funeral Dog: ha una passione innata per i cimiteri e per i cortei funebri, tanto da non perdersene nemmeno uno.