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 2013  marzo 21 Giovedì calendario

LA RUSSIA PUNTA SULLE BANCHE: NEI CONTI MILIARDI E «SEGRETI»

«Non salveremo i soldi sporchi provenienti dalla Russia e depositati nelle banche cipriote con le tasse dei cittadini tedeschi». Carsten Schneider, figura di spicco del partito tedesco Spd, ha affrontato senza mezzi termini il vero problema del salvataggio di Cipro: l’isola è un paradiso bancario ed è sospettata di essere la lavatrice di denaro per gli oligarchi di Vladimir Putin, per la criminalità finanziaria russa e persino per gli Hezbollah. Il tutto, sotto l’occhio compiacente dei vari governi ciprioti, che dopo aver spuntato l’ingresso in Europa e soprattutto nell’euro, hanno trasformato Nicosia in piazza finanziaria peggiore delle Cayman. Per una banca di Cipro con sede in Tanzania, la Fbme, stavano persino per passare i "misteriosi" investimenti dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito. Vista sotto questa luce, come biasimare la Germania per la sua rigidità sul salvataggio di Cipro? E soprattutto, si chiarisce perchè Berlino abbia condizionato il salvataggio ai prelievi forzosi sui super-depositi nelle banche: per far pagare almeno un po’ della crisi anche ai capitali senza patria e senza volto.
La grande lavanderia
Più che un’isola, Cipro è un gruppo di banche con il mare intorno. Gli istituti di credito sono quasi 8 volte più grandi del Pil nazionale. Hanno 69 miliardi di euro di depositi (di cui buona parte proprio russi), ma l’isola produce meno di 20 miliardi di euro di Pil. Sono i servizi segreti tedeschi – guarda caso – a stimare che nelle banche locali siano custoditi 26 miliardi di dollari di depositi russi. La società di consulenza Bain, partendo da dati della banca centrale cipriota, calcola invece che i depositi russi ammontino a circa 20 miliardi di euro. Il problema è che tra questi soldi, qualunque sia il loro ammontare effettivo, alcuni destano più di un sospetto.
La cronaca degli ultimi anni è piena di casi. Come quello di Sergey Magnitsky, l’avvocato russo che indagava sulla corruzione in Russia e che, dopo essere stato arrestato, è è morto misteriosamente in carcere nel 2009. Ebbene: secondo il quotidiano Eu Observer, Magnitsky aveva documentato che 31 milioni di dollari illeciti provenienti dalla Russia erano transitati proprio attraverso banche cipriote: Alpha Bank, Cyprus Popular Bank, Fbme Bank (quella della Tanzania), Privatbank e Komercbanka.
Il meccanismo funzionava fin che tutto andava bene. Per anni anche la rigida Germania – che aveva storto il naso quando Cipro fu ammessa nell’euro – ha chiuso un occhio. Quando però è arrivata la crisi greca, su cui le banche cipriote sono molto esposte, il vaso di Pandora si è aperto. E il problema del riciclaggio è tornato a galla.
Salvataggio difficile
Nel 2011 è stata proprio la Russia a metterci una prima pezza, concedendo un prestito da 2,5 miliardi di euro al Paese in difficoltà. Una grossa mano è arrivata anche dalla chiacchierata banca con sede in Tanzania, Fbme Bank, che nell’arco di pochi mesi ha acquistato – afferma in un comunicato stampa – 240 milioni di euro di titoli di Stato ciprioti. In cambio la Fbme, cioè la banca a cui si rivolse l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, ha ottenuto una "promozione" nel Paese: aveva la licenza a Cipro già dal 1982, ma l’8 novembre del 2012 le viene concesso di portare il quartier generale dalla Tanzania nell’isola europea. In effetti Fbme in Tanzania ha solo il 10% del suo business, mentre il suo vero cuore operativo è sempre stato a Cipro.
Ma anche questi due aiuti non bastano. Ora Cipro chiede soldi all’Europa dell’austerità. E rifiuta gli aiuti quando vengono imposti prelievi forzosi sui depositi bancari. Il problema è che anche il mix di finanziamenti tra Europa e Russia appare difficile. Cipro – secondo il Wall Street Journal – vorrebbe infatti creare una bad bank dove mettere gli attivi "tossici" delle principali banche del Paese, per poi vendere le parti "buone" alla russa Vtb Bank. Ma anche questa soluzione non convince la Troika, perché lascerebbe il "cerino" ancora una volta in mano europea e la "polpa" in mani russe. E il problema si ripresenterebbe: è giusto salvare con i soldi dei contribuenti, i depositi russi e internazionali nelle banche cipriote anche se sospetti?