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 2013  marzo 03 Domenica calendario

CACCIA AI SASSI SPAZIALI

La paura dell’esplosione del bolide celeste la mattina del 15 febbraio è stata grande, ma è passata. Già domenica la gente andava a vedere il buco nel ghiaccio del lago Chebarkul, debitamente recintato dalle autorità. Chi si è potuto avvicinare ha raccolto qualche decina di pietruzze scure che spiccavano sulla superficie ghiacciata del lago. Dalla loro analisi si è subito capito che il visitatore celeste è della classe delle condriti, le meteoriti più comuni fatte per lo più di roccia con poco ferro. Grazie ai molti video disponibili è stato possibile ricostruire la probabile orbita del meteorite che sembrerebbe appartenere alla famiglia degli asteroidi Apollo. Si tratta di asteroidi che descrivono orbite ellittiche intorno al Sole e attraversano periodicamente l’orbita della terra
Come era facile prevedere, adesso nella regione è in corso la frenetica caccia al frammento celeste. La neve, che ricopre tutto, semplifica molto il lavoro di ricerca. Difficile distinguere un sassolino in un prato. Sul ghiaccio, o sulla neve, la ricerca è più facile e sono molte le squadre al lavoro lungo una striscia di circa 50 km. I ritrovamenti sono numerosi ma i frammenti sono generalmente di piccole dimensioni: il pezzo più grande si aggira intorno al chilo. Per i bambini dei villaggi è un nuovo gioco. Si scandagliano i campi innevati alla ricerca di buchi dove, a circa mezzo metro di profondità, si trova un pezzettino di meteorite incastonato in un ghiacciolo, testimone dal calore del sasso che ha fatto fondere un pochino di neve che si è prontamente ricongelata. Le pietre recuperate vengono messe in un sacchetto, alla rinfusa, senza tenere traccia di nulla. È più importante, e più divertente, andare alla ricerca del prossimo buco. Un procedimento gioioso, ma assolutamente caotico che riempie di costernazione gli scienziati che vorrebbero poter mappare la distribuzione dei frammenti per ricostruire la dinamica dell’esplosione.
In molti hanno raccontato di avere ricevuto offerte interessanti per i loro sassi e di aver deciso di vendere temendo che la polizia potesse intervenire per confiscare il «raccolto». Con ogni probabilità, i sassolini recuperati sono destinati al lucroso mercato delle meteoriti e, benché piuttosto normali, si venderanno sicuramente bene, resi unici dal fatto di cronaca. Questo è un altro cruccio degli scienziati che vedono sfumare una rara occasione di studiare dei meteoriti «freschi» di caduta che non hanno ancora avuto il tempo di essere contaminati dai materiali terrestri. Sono pur sempre pezzi di sistema solare primordiale che hanno vagabondato per più di quattro miliardi e mezzo di anni prima di esserci consegnati «a domicilio». A differenza del materiale che è andato a formare i pianeti, non sono stati soggetti ai processi di fusione e raffreddamento e possono darci informazioni preziose sulla nascita del sistema solare. Dovrebbero essere maneggiati con cura, sicuramente con guanti sterili, ma questo nessuno lo ha detto ai bambini.