INTERVISTA A EVA KANT NEL GIORNO DEL SUO 50º COMPLEANNO - Cinquantamila.it

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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

INTERVISTA A EVA KANT NEL GIORNO DEL SUO 50º COMPLEANNO

INTERVISTA A EVA KANT NEL GIORNO DEL SUO 50º COMPLEANNO –
E così sono passati cinquant’anni da quando lei, signora Eva Kant, fece la sua prima apparizione al Grand Hotel Excelsior di Clerville. La storia, L’arresto di Diabolik ed era la terza avventura del Re del Terrore. Cosa ricorda di allora?
«Che Diabolik, travestito da cameriere, cercò di rubarmi il Diamante Rosa, un gioiello che veniva tramandato da generazioni nella famiglia Kant. Solo che il prezioso diamante era una banale copia e lo dissi a Diabolik. Lui quasi cercò di uccidermi. Poi, cambiò idea, e mi baciò appassionatamente. Il primo di tanti baci appassionati».
Ha contato quante volte Diabolik l’ha baciata?
«Le avventure sono ottocento… Faccia lei il conto. Sa che il Bacio Appassionato è previsto dal copione?».
In che senso?
«Le storie di Diabolik hanno sempre lo stesso schema: lui cerca di fare un colpo, qualcosa va storto, l’ispettore Ginko, il suo acerrimo nemico, lo arresta o ci va molto vicino, allora intervengo io e lo libero, poi scappiamo nel nostro rifugio, rimiriamo la refurtiva (di solito gioielli) e, alla fine, segue il Bacio Appassionato che suggella la fine dell’avventura».
Sempre la solita, vecchia storia.
«Eppure ogni volta è diversa ed è questo il segreto che fa durare la nostra ditta da mezzo secolo».
Torniamo all’avventura del primo marzo 1963. Tra lei e Diabolik è il classico colpo di fulmine. Ma lui è fidanzato con una certa Elisabeth, un’infermiera, una bella mora.
«La trova bella? Angela Giussani, l’autrice della serie di Diabolik, la donna che mi ha inventato, non la trovava granché e il direttore editoriale e soggettista Mario Gomboli, che sin da quando era studente di architettura bazzicava la redazione di piazza Cadorna a Milano prima, e quella di via Boccaccio dove si trova ancora, poi, quando parla di Elisabeth la definisce “una sciacquetta”. Angela Giussani, che era stata fotomodella e che era stata una delle prime, se non la prima donna in Italia, a prendere il brevetto di pilota, non voleva che la compagna di Diabolik fosse la classica pupa del gangster, la bambolona, voleva una donna forte che sapesse tenere testa, se il caso, al Re del terrore».
Un tipo come lei?
«Si ricordi che in quella prima avventura Diabolik viene condannato a morte e a salvarlo dalla ghigliottina provvedo io».
Mandando sulla ghigliottina al posto di Diabolik un altro uomo, un uomo che la amava.
«Sicuro che Robert Caron mi amasse? Mi voleva, è un’altra cosa, e mi ricattava affinché lo sposassi. Era il segretario del ministro della Giustizia, un politicante. Ha avuto quello che si meritava».
Per diventare Lady Eva Kant lei ha provocato la morte di suo marito, Lord Anthony Kant.
«Un individuo spregevole. Aveva costretto mia madre a suicidarsi e aveva ucciso mio padre, suo cugino Lord Rodolfo Kant, un uomo debole che annegava le sue amarezze nell’alcol. Io mi sono ripresa soltanto quello che mi era dovuto».
Che bella famiglia. Senta, signora Kant, che ne pensa delle sue colleghe?
«Cosa intende per colleghe?».
Barbarella, Modesty Blaise, Satanik, Valentina, le grandi eroine del fumetto.
«Non credo di avere molto in comune con loro».
Nemmeno con la Valentina di Crepax?
«Su Valentina, la penso come Mario Gomboli. Valentina è ai limiti del porno, si vede troppo pelo pubico in quelle tavole. Di me non si è mai visto nulla».
Ma come ha fatto, vestitissima, a sedurre generazioni di italiani.
«Proprio perché non mostravo nulla. Il segreto del vero erotismo».
Abbiamo dovuto aspettare un divertissement di Manara per vederla nuda.
«Solo ai grandi maestri posso consentire certe confidenze».
Satanik stava sempre in reggicalze.
«Era una strega, orribile, che si trasformava in una bella ragazza (un po’ volgare per i miei gusti) grazie alle sue arti magiche. Per favore, non facciamo paragoni».
Valentina era elegantissima e perfettamente alla moda del suo tempo, con quel casco di capelli alla Vergottini.
«Dice che è meglio del mio chignon? Allora si portavano i capelli cotonati, agghiaccianti. Il mio chignon era un richiamo alla tradizione e insieme una sfida. Sa chi era l’unico personaggio che portava lo chignon nel mondo dei fumetti? Nonna Papera. Ci voleva coraggio per rilanciarlo, coraggio che non è mai mancato ad Angela Giussani e a sua sorella Luciana, due donne straordinarie per la loro epoca».
Forse anche per questa epoca. Ho sempre pensato che Milano non ci ha guadagnato passando, negli anni, dall’essere la città delle sorelle Giussani a essere la città di don Giussani.
«Si ricordi che nel 1974 Diabolik è stato l’unico fumetto che ha fatto regolarmente campagna a favore del divorzio».
Perché sequestravano i fumetti di Diabolik? Perché incitavano al crimine?
«Dicevano così ma la ragione vera era sessuale. Era un Paese bigotto. Una volta ci sequestrarono perché in una scena ero in bikini. Un’altra volta perché, alla fine di un’avventura, Diabolik e io ci avviavamo mano nella mano verso il letto che appariva sullo sfondo. Dissero che non eravamo sposati e la scena era da censurare».
Siete stati la prima coppia di fatto del fumetto.
«Confronti un po’ di date. Il primo marzo 1963 appaio per la prima volta in edicola, il 18 aprile 1963 nasce il figlio di Mina e Corrado Pani. Per aver avuto un figlio da un uomo sposato, Mina, coraggiosissima, pagò un prezzo altissimo. Fu epurata dalla Rai. Bandita dalle case discografiche. Cose talebane. Quelli erano i tempi. Diabolik, un ladro e assassino, e io, un’avventuriera, forse abbiamo fatto qualcosa di utile per rendere l’Italia lì un po’ più civile».
Mina e Corrado Pani vanno inseriti nel lungo elenco degli eroi del Risorgimento assieme ad Amatore Sciesa, Pietro Micca... In questo elenco ci dovrebbe essere un posto anche per voi.
«Questa è bella. Diabolik la troverebbe molto divertente».
Lei lo ama ancora Diabolik?
«Le rispondo solo sì, come quando ci si sposa».
E Diabolik la ama ancora?
«Diabolik mi ama come la prima notte all’Excelsior di Clerville. Mi ama come mi amava nel centesimo numero delle nostre avventure, La morte di Eva (novembre ’67). Se la ricorda la scena?».
Racconti, la prego.
«L’ispettore Ginko punta la pistola contro Diabolik, che è venuto a liberarmi, e gli intima di buttare il pugnale. Diabolik gli risponde che tanto io riuscirò a salvarmi anche senza il suo aiuto. Ginko lo gela dicendo: “Eva Kant è morta!”. A quel punto Diabolik lascia cadere il pugnale a terra e invoca il mio nome: “Eva!”. Poi porge i polsi a un esterrefatto Ginko e gli si consegna dicendo: «Sono un uomo finito… Hai vinto, Ginko!”. Ecco, Diabolik mi ama come allora».
Eppure una volta stavate per lasciarvi.
«In cinquant’anni di rapporto può capitare. Lei si riferisce allo scrittore Franco Regan?».
Lei se ne innamorò.
«Era un periodo che mi sentivo oppressa da Diabolik, troppo protetta. Lui, a volte, mi dava dell’adorabile pasticciona. Era la stagione del femminismo montante e cominciarono ad arrivare in redazione lettere di protesta delle lettrici. Il rapporto tra me e Diabolik deve essere alla pari. Così ha voluto fin dall’inizio Angela Giussani».
Non avete avuto figli per scelta?
«Con la vita che facciamo è impossibile, dobbiamo sempre nasconderci, dobbiamo essere sempre pronti a scappare. Nemmeno un cucciolo possiamo tenere, nemmeno un gatto o un canarino».
Però c’è Bettina.
«Bettina! Da bambina capitò per caso nel nostro rifugio, era deliziosa. Mi ricordo che Diabolik ne fu molto intenerito. Poi crescendo Bettina si è cacciata una volta nei guai e l’abbiamo salvata. Sì, Bettina, è un po’ il surrogato della bambina che non abbiamo potuto avere. Ma non mi faccia commuovere. Non è nello stile del mio personaggio. Diciamo che non posso farlo per ragioni di contratto».
Se lei somiglia a Grace Kelly, lui somiglia a Robert Taylor, il bel tenebroso di Hollywood.
«Erano i modelli di Angela Giussani. Però a Taylor Diabolik somiglia solo nel viso, il corpo, il fisico è quello di Johnny Weissmuller, il campione di nuoto che vinse cinque medaglie d’oro alle Olimpiadi e che poi interpretò Tarzan al cinema».
Che ne pensa del film del regista Mario Bava su Diabolik in cui affidò la sua parte all’attrice Marisa Mell?
«Che mi resta un rimpianto. Anzi due».
Quali sono?
«All’inizio, la mia parte doveva essere interpretata da Virna Lisi e, senza nulla togliere a Marisa Mell, sarebbe stata perfetta perché Virna Lisi appartiene alla categoria di Grace Kelly, quel tipo di bionda, quel tipo di classe. Marisa Mell era più yè-yè come si diceva allora. E caso mai Marisa Mell sarebbe stata più adatta, per il suo tipo di bellezza e spregiudicatezza, a interpretare il ruolo di Satanik. Capisce?».
Capisco. E l’altro rimpianto?
«Che Diabolik avrebbe dovuto farlo Alain Delon. Peccato! Lo sa che una rivista di cinema giapponese ha scritto che Diabolik di Mario Bava è il film più bello italiano di tutti i tempi?».
Lei ha avuto una vita avventurosa anche prima di incontrare Diabolik.
«Ho fatto spionaggio industriale. Rubavo formule segrete, brevetti. Così riuscii ad accalappiare Anthony Kant e a farmi sposare».
Ma senza mai andarci a letto.
«Piuttosto avrei preferito morire. Le ho già spiegato che il matrimonio fu necessario perché consumassi la mia vendetta».
E fu poi cantante nei night.
«Facevo anche la ballerina. Avevo il mio pubblico. Mi adoravano».
Ma lei era irraggiungibile.
«Sì, sono stati davvero pochi quelli a cui ho permesso di raggiungermi. In realtà, uno solo e credo che sia inutile farne il nome».
A proposito, si pronuncia Diabolìk o Diabòlik?
«L’accento va sulla “o”».
Avrei detto, visto che il personaggio fu ispirato ad Angela Giussani da Fantômas, il famoso ladro dei romanzi di Allain e Souvestre, che si pronunciasse Diabolìk alla francese.
«Così come, mi faccia il favore di diffondere la voce, Eva Kant si pronuncia Eva Kant alla tedesca e non Eva Kent all’inglese come ogni tanto si sente dire».
Si arrabbia se le dico una cosa?
«Le conviene farmi arrabbiare?».
Ho avuto sempre il sospetto che Diabolik sia rimasto un po’ innamorato di Elisabeth, la sua prima fidanzata, l’infermiera che quasi lo mandò sulla ghigliottina.
«Preferirei non parlare di Elisabeth, quella donna ha torturato Diabolik quasi fino a farlo morire se non fossi intervenuta io a liberarlo».
Un altro sospetto. In tutta la storia di Diabolik mi è sembrato una volta sola che il Re del terrore potesse aver trovato un amico. Parlo dello scrittore Saverio Hardy. Hardy è omosessuale e viene ricattato per questo. Diabolik lo aiuta…
«Luciana Giussani amava i temi civili. Secondo lei, la popolarità dei fumetti poteva (anzi doveva) permettere di parlare al pubblico di questioni sociali. Un lettore aveva scritto una lettera chiedendo perché negli albi non si fosse mai parlato di omosessualità e Luciana decise che era una richiesta da soddisfare. Ci volle molto tempo prima che Mario Gomboli trovasse la storia giusta. Era la storia di Saverio Hardy».
Ecco ma tra Diabolik e Saverio Hardy…
«La fermo subito. Voi giornalisti vi divertite così. Per voi sarebbero gay Batman e Robin, Stanlio e Ollio, Starsky & Hutch... Dove vogliamo arrivare? A dire che Diabolik e Ginko si amano segretamente?».
Lo ha detto lei.
«A Diabolik piacciono le donne. Anzi, più precisamente, a Diabolik piace Eva Kant».
Prima parlavamo di vendetta, un genere sentimentale (se si può dire così, ma nel suo caso penso proprio sia la definizione giusta) che lei frequenta molto. Anche nella sua ultima avventura, I segreti di Morben, lei insegue una aguzzina che l’aveva seviziata in gioventù.
«Da adolescente fui rinchiusa in un collegio lager. Ogni tanto bisogna riaprire i vecchi armadi e svuotarli degli scheletri che li ingombrano. Conosce il finale di Il Grande Gatsby (un altro gangster, tra l’altro), il meraviglioso romanzo di Fitzgerald?».
A memoria. Mi conceda il privilegio di sentirlo dalla sua viva voce, Lady Kant.
«E va bene: “così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”. Ogni tanto ritorno nel passato e lo riapro come un vecchio libro per cercare un significato alla mia vita».
Tutto ciò è molto romantico.
«Non lo ha ancora capito che Diabolik e io siamo rimasti, in questo mondo di ladri, gli ultimi romantici?».