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 2013  febbraio 27 Mercoledì calendario

GRILLO FACCIA LO JOSCHKA ITALIANO

Italia ingovernabile. Italia paralizzata. Dall’estero si copiano i giudizi romani sul dopovoto. Impossibile formare un nuovo governo senza ricorrere a una Grosse Koalition tra Pd e Silvio, come dire un matrimonio contro natura. Sembra scontato tradurre l’ammucchiata alla tedesca in grande coalizione. La facilità inganna. In italiano diventa inciucio, non a caso intraducibile in tedesco. A Berlino è un’intesa per governare di compromesso in compromesso con lentezza e reciproca lealtà, da noi è una spartizione di poteri, questo a me, quello a te, facciamoci in pace gli affari nostri.

Ma ci sarebbe un’altra maggioranza evidente e non risicata: basta far di conto e sommare le forze di Bersani e di Grillo, sia alla Camera che al Senato. Mi sembra che, al momento, lo escludano entrambi. Basterebbe invece dimenticare i reciproci insulti di ieri. Non si può continuare ad accusare di populismo un quarto dei votanti. E Grillo dopo la vittoria non avrebbe più bisogno di slogan a effetto. Un’intesa non equivale sempre a un tradimento dei propri principi.

Forse in Italia ci vorrebbe un Joschka, cioè un Joseph Fischer, a suo tempo leader dei verdi e ministro degli esteri con Gerhard Schroeder. Personalmente non mi è mai piaciuto, ma era il più intelligente dei politici tedeschi, e forse d’Europa. Senza di lui, la Germania di oggi sarebbe profondamente diversa. Studi interrotti, figlio di un macellaio, di professione taxista a Francoforte (nemmeno affidabile, ricordano gli amici), dopo la prima vittoria regionale, apparve nel parlamento dell’Assia in scarpe da tennis. E apostrofò il presidente dell’Assemblea con un «se mi permette, Herr Praesident, lei è uno stronzo».

Populista? L’allora Cancelliere Helmut Schmidt giudicò i «Gruenen» un fenomeno passeggero, e i socialdemocratici persero per sempre i giovani ecologisti. Nel 1983, con Kohl cancelliere, i verdi entrarono per la prima volta al Bundestag, e si qualificarono come «Anti Partei», antipartito come Grillo. Andai al loro congresso prima delle elezioni del 1986, e li trovai seduti a lavorare a maglia (anche gli uomini) e a sbocconcellare mele ecologiche. Erano divisi tra fondamentalisti decisi a vietare le auto, a favore delle bici e dei cavalli, contrari anche alle pale eoliche perché turberebbero il volo degli uccelli migratori, e i realos, i pragmatici di Joschka.

Occorsero quindici anni, nel 1998 i verdi realisti di Fischer permisero a Schroeder di battere Helmut Kohl. Le centrali nucleari? Chiudiamole, tra 30 anni. Le auto? Produciamoli pulite, se possibile. L’unica conquista ecologica fu il bando delle lattine di coca e delle bottiglie di plastica. Ma Schroeder, grazie all’aiuto dei verdi, riuscì a avviare la riforma dello Stato sociale, proseguito poi dalla Merkel. Oggi l’Anti Partei è diventato un pilastro della democrazia tedesca, e una parte dei verdi sarebbe perfino disposta a collaborare con Frau Angela. E i Gruenen non sono mai andati oltre il 15 %, lontani dal veloce trionfo dei grillini.

Beppe non è prussiano? Ricordo anni fa una sua lettera aperta alla Zeit in cui invitava la Merkel a conquistare l’Italia per «il nostro bene». Una bella battuta. Ma oggi Beppe sarebbe in contraddizione con la sua posizione contro un’ Europa alla tedesca. Se rinunciasse a uscire dall’euro potrebbe benissimo entrare in un governo con Bersani. In quanto al resto, tocca al Pd fare concessioni alle richieste dei grillini per un repulisti della casta. Un parlamento di onesti, e il taglio delle prebende? Anche in questo basterebbe imitare i tedeschi, verdi o no. Ci si dimette per aver copiato una tesi e un deputato guadagna 7800 euro al mese. Dopo una sconfitta si va a casa, Schroeder fa l’avvocato, Joschka il consulente internazionale. Realtà in Prussia, fantapolitica a Roma? Temo che per molti sia più comodo dare del populista agli avversari scomodi. Fino al prossimo disastro.