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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

Paradiso Cayman Business miliardario Tre hedge-fund su quattro sono domiciliati nel piccolo Stato dei Caraibi

Paradiso Cayman Business miliardario Tre hedge-fund su quattro sono domiciliati nel piccolo Stato dei Caraibi. Che ora promette più trasparenza– L’industria mondiale degli hedge-fund macina record, eppure nella patria – geografica – del settore serpeggia il nervosismo. Gli hedge-fund, che sono chiamati alternativi da chi li promuove perchè hanno l’obiettivo di fornire un rendimento senza essere correlati all’andamento delle Borse e dei mercati obbligazionari e speculativi da coloro che li avversano perché li considerano troppo spregiudicati, sono gestiti in gran parte da Londra e New York. Ma oltre 9 mila di essi - circa il 75 per cento del totale globale - sono virtualmente e fiscalmente domiciliati alle Cayman. Nel piccolo stato caraibico da 56 mila abitanti,infatti, le attività finanziarie godono di enorme libertà e scarsissima trasparenza. Da quando è fallita la Lehman Brothers, molti grandi investitori in hedge fund hanno però alzato il sopracciglio. E a metà gennaio si è saputo che la Cima, l’autorità monetaria locale, ha avviato consultazioni con gli operatori per rendere almeno un po’ meno opaco il modus operandi. Magari cominciando a pubblicare i nomi dei fondi domiciliati alle Cayman e i loro manager locali. «È una mossa che si inserisce in un contesto che vede molti Stati impegnati a ottenere una maggiore collaborazione da parte di Paesi a fiscalità privilegiata o con cui gli scambi di informazioni sono più difficili.Gli Stati Uniti, per esempio, oggi sono molto più determinati di prima a conoscere i risparmi dei propri cittadini depositati in giro per il mondo», spiega Mauro Lagnese, esperto tributario partner di Sts Deloitte. «Abbiamo bisogno di un cambiamento drastico delle modalità operative alle Cayman», ha detto chiaro e tondo Luke Dixon al "Financial Times". Dixon è il responsabile degli investimenti in fondi hedge di Uss, Universities Superannuation Scheme, uno dei più grossi fondi pensione britannici. Uss si occupa delle pensioni di migliaia di dipendenti di università e scuole del Regno Unito e ha piazzato oltre 2 miliardi di sterline in hedge fund, in buona parte ospitati proprio alle Cayman. Il messaggio di Dixon è semplice: «Se le autorità dell’isola non fanno in modo che si possa controllare che cosa succede ai quattrini, molti fondi pensione li spediranno altrove». Formalmente, le cose vanno così: la vera società degli hedge-fund, magari con 500 dipendenti, ha i suoi gestori, analisti e trader in una grande piazza finanziaria. Queste società creano alle Cayman un fondo, o società-veicolo, con tanto di gestore sul posto. Però laggiù non decidono niente: gli amministratori, segreti, sono remunerati, ma le scelte sono fatte altrove. Quando dalla società delle Cayman arrivano i proventi dell’attività di investimento, vengono assoggettati al fisco del Paese in cui ha sede l’effettiva società di gestione, chiamata in gergo "management company". «Noi abbiamo in portafoglio molte quote di fondi delle Cayman, ma quando vogliamo incontrare i gestori e capire le loro strategie andiamo a Londra», racconta Stefano Bestetti di Hedge Invest, società italiana che gestisce fondi che investono negli hedge fund. Secondo Bestetti, gli hedge fund vengono basati alle Cayman non per evitare le tasse, che le società inglesi pagano in Inghilterra, per esempio, ma perché lì si possono praticare tutte le opzioni operative possibili. «Si crea un prodotto in un amen e si può andare anche "corti", cioè scommettere contro un certo titolo», sostiene il manager della società italiana. Ma è proprio vero che siamo alla vigilia di una rivoluzione all’insegna della trasparenza, in un paradiso fiscale dove ci sono dei "jumbo-directors", degli amministratori che siedono in oltre 560 consigli di società? Da anni i giornali tuonano "Basta segreti alle Cayman" e ben poco è successo. Il segreto sulle attività societarie nel mini-arcipelago risale al 1976, con una legge varata per ritorsione contro gli Stati Uniti, che avevano arrestato un finanziere americano per fargli rivelare informazioni sull’attività finanziaria dei propri clienti sull’isola. La norma promette il carcere a chi divulga notizie che devono restare segrete e a chi cerca di ottenere informazioni riservate. Qualche modifica migliorativa alla legge è stata fatta, nel frattempo. Ma la sostanza è rimasta. La segretezza, alle Cayman, è un mito, come Maradona per i tifosi napoletani e argentini. Tuttavia, il pressing internazionale è effettivamente in crescita. E non solo da parte dei fondi pensione, ma anche da parte di alcuni grandi hedge fund. Che cominciano a essere stufi di non vedere «cosa stanno facendo con i nostri soldi», come sostiene Vincent Vandenbroucke, boss delle pratiche di due diligence (il processo investigativo che permette di analizzare il valore e il comportamento di un’impresa)della Hermes Bpk, che maneggia i fondi pensioni anche dei dipendenti di British Telecom. «Tutto si può migliorare, per carità, però i controlli ci sono, basta tenere gli occhi aperti. E da investitore, se fai bene il tuo mestiere, i furbastri li annusi a un miglio di distanza», dice ancora Bestetti di Hedge Invest. Ricordando, con orgoglio, di non aver mai voluto dare un quattrino a Bernie Madoff, ora in carcere negli Usa, che i suoi fondi truffaldini li aveva domiciliati a Cayman ma erano registrati dalla Sec, la Consob americana. Racconta oggi il manager: «Alla fine dell’anno, ci facevano vedere di avere in portafoglio solo obbligazioni governative. Gli chiedevamo come facessero a ottenere un rendimento dell’8 per cento all’anno con i bond, e loro rispondevano che a fine anno piazzavano tutto in titoli di Stato per non far conoscere le loro scelte. Ma la storia non stava davvero in piedi». Per un fondo hedge italiano o per un connazionale che investe in hedge fund cosa cambierà, se alle Cayman si metteranno in riga? «Se sarà modificata solo la trasparenza su bilanci e manager, niente, dal punto di vista tributario. Ma già ora, per un residente italiano, non è conveniente investire su un fondo delle Cayman, perché sui proventi vengono poi applicate le aliquote progressive dell’Irpef fino al 43 per cento», sottolinea Lagnese. L’Italia è uno dei pochi paesi in cui il settore è in costante calo. Secondo gli esperti di MondoAlternative, a livello mondiale il patrimonio degli hedge l’anno scorso era salito a 2.252,4 miliardi di dollari. Da noi - dove il mercato è composto quasi solo da fondi di fondi hedge – è crollato a 5,7 miliardi di euro, dai 25,3 miliardi del 2007. Il leader tra gli italiani, Pioneer di Unicredit, ha un patrimonio di 728 milioni di euro. Briciole, viste da George Town, capitale di Cayman e del pianeta hedge.