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 2013  febbraio 26 Martedì calendario

«LA 7, DA CAIRO L’OFFERTA MIGLIORE. BANDA LARGA? POLITICHE DI SOSTEGNO» —

«La telefonia mobile vive una trasformazione importante con l’Nfc, il sistema che consente di effettuare transazioni, pagamenti a riconoscimenti di identità, e il nuovo standard per la banca ultralarga. Il traffico dati cresce del 70% all’anno e riguarda tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. Sono necessari enormi investimenti ma concorrenza, crisi economica e problemi specifici esercitano forti pressioni su fatturato e margini. Cresce perciò fra gli operatori mondiali l’attenzione alle politiche pubbliche, orientate finora a regolare in modo rigido e a prelevare risorse, attraverso tasse o aste delle frequenze, a un settore considerato ricco. Chiediamo dunque a tutti i governi, anche al nuovo governo italiano, di cambiare questo orientamento e di passare a un approccio più morbido sotto il profilo delle regole e a politiche industriali e fiscali che sostengano il settore delle telecomunicazioni». Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia, in dicembre è stato confermato per un biennio presidente della Gsma, l’associazione che riunisce 800 operatori della telefonia mobile di 220 paesi, e ieri a Barcellona ha aperto il Mobile world congress 2013. In questa intervista non si sottrae però a domande su temi più "domestici" e aziendali, come la decisione di vendere La7 e di trattare in esclusiva con l’editore Urbano Cairo: «La cessione della tv l’ho proposta io al consiglio», e «l’offerta di Cairo è stata ritenuta di gran lunga la migliore».
Da presidente Gsma, qual è la "salute" del settore?
«La telefonia mobile a livello mondiale gode di buona salute. Oggi siamo a 6,8 miliardi di connessioni e 3,2 miliardi di clienti, nel 2017 le connessioni saranno quasi 10 miliardi e i clienti a quota 4. Gli operatori investiranno in questi quattro anni 1,1 trilioni di dollari. Occorre dunque più attenzione da parte delle politiche pubbliche e sarà necessario, in Europa, un nuovo processo di consolidamento fra gli operatori e di omogeneizzazione delle attività regolatorie».
E ora da presidente di Telecom Italia: quale ruolo avrà in questo processo?
«È un tema generale dell’industria. Dire altro è prematuro».
E sempre da numero uno di Telecom: la trattativa su la7 si conclude in settimana?
«Nel più breve tempo possibile. Stiamo chiudendo gli ultimi dettagli».
Alcuni soci di Telco (che di Telecom ha il 22,5%) erano orientati verso l’offerta di Clessidra.
«Precisiamo: stiamo parlando di amministratori. In consiglio sono state espresse opinioni differenti, com’è normale e giusto che sia, e alla fine la decisione è stata presa nell’interesse di Telecom. Non c’è stata una votazione formale, ma il consiglio in modo omogeneo è andato nella direzione espressa».
Cos’è stato determinante a favore di Cairo?
«Ha potuto mettere sul tavolo, in termini di prezzo, il vantaggio derivato dall’essere gestore della raccolta pubblicitaria per la tv. La sua offerta è stata la migliore».
In consiglio ci sono state però considerazioni diverse anche sulla valutazione dei multiplex, i canali digitali, rimasti fuori dall’offerta di Cairo e inclusi in quella di Clessidra.
«La valutazione dei multiplex l’ha fatta una banca. Noi su quelle frequenze abbiamo investito 350 milioni. Se nel 2015 verranno assegnate alla telefonia, che ne ha bisogno crescente, è verosimile pensare che lo Stato dovrà riconoscerci almeno quanto da noi speso. Nel 2011 per frequenze meno "pregiate", ha incassato 3,5 miliardi».
E la manifestazione d’interesse di Diego Della Valle?
«Fuori tempo massimo».
Avete anche deciso di congelare il bond ibrido da 3 miliardi.
«Non l’abbiamo congelato, l’abbiamo avviato e siamo in attesa di condizioni di mercato più stabili e favorevoli».
Dimezzate i dividendi: ciò non renderà più "fragile" la posizione finanziaria di Telco?
«Io mi occupo di Telecom, e le decisioni riguardano tutti i soci. Detto questo, non va perso di vista che Telco ha dato consenso e supporto alla decisione sulle cedole, presa nell’interesse dell’azienda a sostegno degli investimenti in programma: oltre 5 miliardi all’anno nei prossimi tre anni, 3 dei quali in Italia. Quali altri gruppi fanno investimenti di queste dimensioni?».
Investimenti diretti in particolare a rete e banda ultralarga. A proposito di rete: a che punto è l’eventuale scorporo?
«Sono in corso approfondimenti con Cdp e sono stati costituiti gruppi di lavoro ad hoc: scorporare significa avviare un processo lungo e complesso del quale vanno valutate tutte le implicazioni. La rete è "consustanziale" a Telecom, servizi e rete sono la stessa cosa come si vede dai numeri: 10.400 centrali, 8,9 milioni di pali, 5,6 milioni di distributori, 152 mila "armadi" stradali, 576 mila chilometri di tracciato cavi, 400 mila chilometri di fibra. Si tratta di una decisione che non ha precedenti a livello internazionale».
Torniamo alle politiche pubbliche: cosa chiedete al nuovo governo?
«Anzitutto intervenire sul digital divide: cioè garantire alla rimanente quota di popolazione l’accesso alla banda larga che non è realizzabile a condizioni di mercato. Il precedente governo ha già fatto parecchio soprattutto per il Sud, ma questo è un problema molto diffuso anche al Nord, data la dispersione di popolazione e strutture. Inoltre va cambiata l’architettura informatica della pubblica amministrazione, altrimenti l’e-government resterà solo sulla carta».
Sergio Bocconi