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 2013  febbraio 26 Martedì calendario

L’ALGORITMO DEL REGGISENO CHE ARCHIVIA IL CAMERINO

DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK
IL DIO dell’algoritmo che tutto vede e a tutto provvede compie un altro miracolo. Sconfiggere il principale nemico (a leggere i questionari compilati nelle grandi catene di abbigliamento) che inquieta le donne americane e probabilmente di tutto il mondo nell’arte dello shopping: le ore infinite sofferte nei camerini di prova alla ricerca della taglia perfetta del reggiseno. La soluzione del rebus più complicato arriva (ovvio) da Internet, da una giovane società californiana (ancora più ovvio). Lo scrive il
New York Times
con un articolo nell’edizione domenicale a firma di Randall Stross, docente di economia all’università di San Josè, a testimonianza che l’argomento tutt’altro che grave è però molto serio.
L’anima di True&Co, così si chiama il sito, è una trentenne ex dipendente di Microsoft, Michelle Lam, che insieme ad altri due soci partendo da un capitale di due milioni di dollari punta a
dare l’assalto ai giganti del settore, Victoria Secret’s in testa. E lei stessa spiega così la genesi della start up: «Una volta sono stata quasi due ore a cercare la taglia giusta del reggiseno nel camerino di un negozio, una delle cose peggiori che mi siano capitate. Che non volevo più ripetere». E così — come spesso avviene nella Silicon Valley — da un problema è nata una soluzione. Destinata a far compiere passi avanti enormi nella sfida più difficile del commercio on line: riuscire a vendere sempre più prodotti via Web. Questione di vita e di morte per tutto il settore: una volta si pensava che le scarpe fossero un tabù insormontabile, così come gli occhiali, poi sono arrivati siti in grado di convincere la gente a fidarsi. Le grandi catene di distribuzione, come Macy’s, hanno iniziato un anno fa a usare un algoritmo “True fit” per aiutare i loro clienti nella caccia alla taglia giusta. E ora ecco un altro salto, «come scalare l’Everest», lo definisce il
New York Times:
vendere alle donne uno dei prodotti più intimi e personali che esistano: «Molte non conoscono la propria misura oppure pensano di sapere la loro taglia ma l’80% di
loro si sbaglia», dice Lam in un’intervista televisiva. «E poi il nostro corpo cambia, si trasforma: noi vogliamo creare un rapporto
duraturo con le clienti. Risolvere i loro problemi». Come? Scontato, con un algoritmo miracoloso. Sul sito della
società c’è un questionario dettagliato e frizzante a metà tra la seduta psicanalitica e un test da rivista di moda femminile (se siete
uomini vi fermate alla prima schermata, impossibile trovare la risposta giusta). I dati poi finiscono in un motore di ricerca che
li incrocia con oltre duemila tipi di forme di corpi e con un’altra montagna di statistiche che crescono e diventano sempre più precise giorno dopo giorno. Ed è qui che nasce la fonte della conoscenza perfetta: esattamente con il meccanismo con cui Google, Facebook e dintorni sanno di noi molte più cose di quante noi stessi pensiamo di sapere.
E la macchina ancora una volta batte l’uomo. Dopo il questionario le donne infatti scelgono, senza obbligo d’acquisto, tre modelli tra quelli disponibili, ma il sito gliene spedisce a casa altri due: pescati dall’infallibile algoritmo, che ha l’incredibile (sconosciuto a noi, mariti e compagni) potere di convincere le clienti a comprare i reggiseni scelti da lui. E «sono sempre di più le donne che ci rimandano indietro quelli che avevano indicato loro e tengono quelli suggeriti da noi».
E si capisce anche perché, almeno sentendo l’altra fondatrice Aarthy Ramamurthy: «L’ho testato su di me e mi stava alla grande: come una seconda pelle ». E ancora: «L’idea sembra complicata, ma il trucco è stato
solo creare il sistema giusto per condensare tutta la complicata tecnologia di un algoritmo dentro un quiz facile e divertente». Che è come quando i grandi chef spiegano le loro ricette, ma rifarle poi non è mai così facile.
Ora non resta che aspettare la consacrazione. Anche se un segno del successo (oltre alle varie interviste,
Cnncompresa)
arriva dagli immediati attacchi che la neosocietà deve già affrontare. Nella spietata giungla delle fashion- blogger di New York qualcuna ha già lanciato la crociata contro l’algoritmo del reggiseno: «Io lo voglio vedere, toccare. Lo devo indossare. È un’esperienza personale non mi serve una macchina che lo faccia per me», si legge nei post. E pure le proprietarie dei negozi storici di intimo si fingono indignate: «La differenza tra comprare online e provare un reggiseno di persona è la stessa che passa tra il giorno e la notte».
Ma l’impressione è che presto anche loro si dovranno arrendere alla dittatura dell’algoritmo. Aspettando quello finale, che ci toglierà anche l’ultima fatica rimasta: desiderare qualcosa.