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 2013  febbraio 25 Lunedì calendario

GUERRA AI BAMBOCCIONI: IN OLANDA CRESCERE È LEGGE [È

la nazione d’Europa con la disoccupazione giovanile più bassa grazie alle politiche dello stato che incentivano i ragazzi a lasciare la casa dei genitori offrendo contributi sostanziosi] –

Non dite che il cielo è sempre più grigio, perché lassù le nuvole si muovono veloci. E soprattutto non chiamateli bamboccioni, perché loro, la generazione under 30 nata in Olanda, di strada ne ha già fatta tanta. Studi, master, lavori. Part time o full time. Se è questione di rimboccarsi le maniche, loro sanno da dove cominciare. Ad aiutarli, uno Stato che a diciotto anni li mette fuori di casa e a trenta chiede il bilancio di quello che hanno fatto. “Chiamateci europei, se proprio volete definirci in qualche modo”, dicono i giovani che vengono dal nord, là dove Europa ha sempre voluto dire sostegno finanziario. La crisi economica però, rischia di mettere in discussione un sistema di aiuti consolidato e che ha fatto dell’Olanda uno dei paesi europei con il più basso tasso di disoccupazione giovanile: meno del 10% a fronte di numeri a doppia cifra per Spagna e Grecia (60%) e Italia (37%).
“SONO USCITO di casa pur vivendo nello stesso paese dei miei genitori, perché alla fine conveniva così”. Lo racconta Paul, studente alla Maastricht Universiteit, nel sud del paese. Se vai a vivere da solo e la tua famiglia guadagna meno di 50 000 euro all’anno, i contributi statali sono tra i 250 e i 300 euro al mese, se invece resti con i genitori da studente al massimo ottieni 80 euro. Poi c’è il pass gratuito per viaggiare sui mezzi pubblici e in tutto il paese. Si parte il weekend da Maastricht e in due ore arrivi ad Amsterdam, Groningem o Eindhoven. “E naturalmente la riduzione delle tasse universitarie, una sorta di prestito che se non finisci gli studi in dieci anni, poi sei costretto a pagare indietro allo Stato”, spiega Jerry den Haan, rappresentante olandese dell’European Youth Forum. “È un sistema che spinge a studiare e che permette a tutti di avere uguale accesso all’istruzione. Sul lungo termine funziona: vuol dire ridurre le disuguaglianze sociali e dare a tutti la possibilità di avere un futuro in base alle proprie qualità”.
Non paghi nulla perché sei studente, e quello è un lavoro di pari dignità di qualsiasi altra occupazione. È la storia di Paul, John e Viviane, giovani under 30 olandesi. Nati nelle terre del nord, imparano ad andare a scuola e ad uscire di casa il prima possibile. Si studia e si lavora in contemporanea, perché lo Stato aiuta, ma a parecchie condizioni. Scuole obbligatorie fino a 16 anni, tra percorso professionale o istituti che lasciano aperta la possibilità di iscriversi all’università. E non è una scelta tra due mali, si prende una strada perché porterà ad un risultato. “Io mi sono iscritto all’università”- continua Paul, - e ho potuto farlo grazie al sostegno finanziario dello Stato”. Borse di studio a seconda del reddito, necessità di dimostrare la propria condizione e poi arrivano i soldi. Tanti i centri universitari di prestigio: Groningen, Maastricht, Leiden, Amsterdam, Utrecht e altrettante strutture per l’accoglienza, come dormitori, mense e biblioteche. Gli studenti vengono da Inghilterra, Germania, Stati Uniti e Canada per frequentare master di livello altissimo a soli 1500 euro l’anno. Se dimostri che la tua famiglia non può far fronte a quelle spese, ci sono le borse di studio fino ad un massimo di 900 euro a testa. Un sistema a grande spesa e massima resa per il governo stesso.
Dal 2014 però qualcosa dovrà cambiare: la crisi è arrivata anche al nord. “L’Olanda, - dice Wiemer Salverda, esperto dell’Amsterdam Institute for advanced Labour Studies, - sembra fare molto meglio degli altri paesi europei in termini di formazione e lotta alla disoccupazione. Ma sta cambiando la situazione e c’è bisogno di nuovi investimenti, soprattutto per evitare l’emarginazione delle parti sociali più svantaggiate. La disoccupazione tra i giovani immigrati tocca il 40%”. Dati che allarmano, là dove la cultura del lavoro è al primo posto. Il numero di studenti che fanno un lavoretto part-time a fianco degli studi è doppio rispetto all’Italia. Occupazioni temporanee, piccole mance per cominciare a imparare un mestiere.
“TI FAI LE MANI”, dicono nella terra dei mulini a vento. Se non hai intenzione di iscriverti all’università, ci sono le Hogescholen. Scuole professionali dove una settimana al mese si lavora in azienda, o in officina o in ufficio. Così una volta che si esce con il pezzo di carta in mano, a colorarlo ci sono mesi di esperienze pratiche. Gente che ha imparato sul campo e quando finisce gli studi ha un lavoro perché: “li abbiamo formati noi, certo che li richiamiamo”, dicono le aziende. Da ogni parte d’Europa li cercano per stringere mani e copiarne i modelli.
“Purtroppo nei prossimi anni sono previsti molti tagli, - conclude Jerry den Haan, - ed è un peccato distruggere così un sistema d’eccellenza”. Da settembre 2014 gli studenti non potranno più usufruire del finanziamento diretto dello Stato, ma avranno la possibilità di chiedere un prestito a tasso di interesse moderato. “Il governo ha scelto di investire di più sulle pensioni, proprio perché la popolazione invecchia rapidamente. Si occupano di chi ha il lavoro fisso, mentre noi occupati con mestieri occasionali e studenti ci ritroviamo all’improvviso senza tutele”. È la paura dei giovani europei che comincia a contagiare anche il nord delle eccellenze. In Olanda quasi non sanno come tradurre il nostro “bamboccioni”, ma se ad abbandonarli per la prima volta sarà lo Stato, saranno costretti a percorrere a ritroso la più difficile delle strade, quella per tornare vivere a casa dei genitori.