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 2013  febbraio 25 Lunedì calendario

AFFARI. LA CORSA ALLE POLIZZE D’ORIENTE

L’ufficio di rappresentanza è a Jianguomenwai, sul grande boulevard che taglia da Est a Ovest Pechino e tocca la Città Proibita, piazza Tienanmen, l’Assemblea del Popolo e il mausoleo di Mao. La sede del ramo assicurazioni sulla vita è a Chaoyang, tra le torri di vetro del nuovo Central Business District della capitale. Un po’ una parabola della presenza delle Generali in Cina: capaci di negoziare con il potere e di partecipare al grande sviluppo economico cominciato con le liberalizzazioni degli anni Novanta.
L’avventura di Generali China Insurance Company comincia nel gennaio 2002, con la costituzione di una joint-venture paritetica con la società petrolifera China National Petroleum (Cnpc). Al timone Sergio Balbinot, che oggi è chief insurance officer e guida le attività assicurative di tutto il gruppo nel mondo. Il primo obiettivo è il ramo Vita e l’inizio è a Canton, da dove era partita la grande riforma economica e dove si cominciò a formare una classe media.
Innovazione
Nel gennaio 2005 un accordo innovativo per il mercato della Repubblica Popolare: Generali China Life stipula un piano previdenziale collettivo con 390 mila ex dipendenti in pensione di Cnpc, per un premio unico di 20 miliardi di yuan (circa 2,5 miliardi di euro). Dopo quell’operazione record bisognava dare continuità al ramo della pensione integrativa. La rete Vita cominciò ad allargarsi nell’ex Impero di Mezzo, fino a coprire dieci province, quelle più sviluppate dove si concentra la classe media: da Shanghai a Pechino, a Guangdong, Shenzhen, Jiangsu, Shandong, Sichuan, Liaoning, Shaanxi, Heilongjiang.
Oggi la rete conta oltre 5 mila agenti, più di 500 promotori finanziari e opera anche attraverso il telemarketing.
I clienti del prodotto pensioni collettive sono i grandi gruppi multinazionali presenti in Cina. Ma anche individualmente, i cittadini cinesi guardano ai piani previdenziali. Perché qui la longevità comincia ad essere un tema sentito come in Occidente e la classe media pensa che integrare le pensioni minime sia un investimento per gli anni della vecchiaia, dopo il lavoro. Anche la propensione al risparmio è ancora molto elevata e Generali ha offerto prodotti alternativi rispetto al tradizionale conto in banca. Le classiche polizze Vita stanno riscuotendo un’ottima risposta da parte della clientela e così il totale degli assicurati cinesi di Generali si sono attestati nel 2012 sul milione. Questi fattori hanno costruito la base del successo di Generali China Life che nel 2012 ha gestito attivi per circa 5 miliardi di euro.
Crescita nei Danni
Dopo il ramo vita è venuto quello danni, attivo dal 2007 in quattro province. E l’idea è di penetrare ancora. Perché, come ha detto l’amministratore delegato Mario Greco al Financial Times al «noi abbiamo ancora il 70 per cento del nostro business in Europa occidentale e questo non riflette la situazione dell’economia mondiale, dobbiamo ribilanciarci; l’Europa non ha il 70 per cento della popolazione della terra e nemmeno il 70 per cento della classe media globale. Dobbiamo investire dov’è la classe media».
La presenza in Cina dalla prima ora delle riforme di mercato ha permesso alle Generali di diventare la più grande compagnia straniera in joint-venture. L’idea è di essere un player locale, quindi la struttura è quasi esclusivamente cinese (oggi è guidata a Pechino dall’amministratore delegato Renzo Isler).
Le radici coltivate da Balbinot sono forti: il chief insurance officer italiano è stato il primo manager straniero a tenere una conferenza davanti alla Scuola del partito comunista, incentrata sul valore sociale delle assicurazioni. Balbinot è anche consulente del governatore del Guangdong per le politiche pensionistiche.
Un altro segnale della fiducia che il governo ha nel gruppo italiano è venuto lo scorso settembre. L’amministratore delegato Greco è stato ricevuto a Pechino dal vicepremier cinese Wang Qishan: erano i giorni che precedevano il 18° Congresso del partito e in gioco c’era il ricambio al vertice del potere. In attesa delle decisioni la maggior parte degli incontri erano stati congelati, non quello con le Generali. E il dettaglio assume un rilievo significativo visto che Wang Qishan è stato promosso tra i sette membri del Comitato permanente del politburo, il vertice del potere. Un’amicizia che conta, perché Wang è considerato un riformista convinto in Occidente e in patria è stato soprannominato «il capo dei pompieri»: a lui sono state affidate missioni importanti, come la gestione della crisi per l’influenza aviaria. E quando nel 1999 era vicegovernatore della provincia del Guangdong dovette affrontare la febbre delle borse asiatiche. A chi invocava bailout da parte dello Stato cinese, rispose: «Il principio fondamentale dell’economia di mercato è che i vincitori vincono e i perdenti perdono».
Guido Santevecchi