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 2013  febbraio 25 Lunedì calendario

DAGLI ESERCITI ALLE INTERVISTE. TUTTE LE PRESSIONI SUI CARDINALI

Pressioni sui Conclavi ci sono sempre state: nel Medioevo con le armi, poi con i «veti» delle «potenze» cattoliche, oggi con i media. L’ultimo Conclave che provoca movimento di truppe è quello del settembre del 1503 che elegge Pio III. In quello del 1903 che elegge Pio X si ha l’ultimo veto da parte di uno Stato. L’uso dei media per influenzare le fumate conclavarie è un fenomeno dei nostri giorni.
Ha dunque una sua logica la protesta venuta l’altro ieri dalla Segreteria di Stato vaticana per le «notizie» dei media riguardanti il ruolo di cardinali nella gestione dello scandalo della pedofilia. «Se in passato sono state le cosiddette potenze a cercare di far valere il proprio condizionamento — diceva il comunicato — oggi si tenta di mettere in gioco il peso dell’opinione pubblica».
Tra i tumultuosi Conclavi medievali spicca quello di Viterbo del 1280-81 che dura sei mesi ed elegge Martino IV. Carlo d’Angiò e gli Aldobrandeschi riescono a far eleggere il loro candidato, il filoangioino Simon De Brie, con aggressioni armi in pugno, in Roma e a Viterbo, alle residenze dei cardinali antagonisti, con la sostituzione d’autorità del podestà di Viterbo responsabile della «sicurezza» del Conclave e con l’imprigionamento di due cardinali della famiglia Orsini che vengono così impediti di partecipare alle votazioni.
Il Conclave del 1503 è accompagnato da «mosse» di «armate» di terra e di mare da parte di francesi, spagnoli, svizzeri e degli «uomini» di Cesare Borgia, intesi tutti ad «andare a Roma per costringere i cardinali a eleggere ad arbitrio suo il nuovo Pontefice»: così ne parla Francesco Guicciardini nel libro sesto del volume primo della sua Storia d’Italia.
Per eleggere Giulio III nel 1550 furono necessari 71 scrutini in 73 giorni, tanto forti erano le contrastanti pressioni dall’imperatore Carlo V e dal re di Francia Enrico II, «cattolico» il primo e «cristianissimo» il secondo. Nel Conclave del marzo del 1605, che elesse Leone XI, la Spagna mise il veto sul cardinale Cesare Baronio. Nel 1700 il Conclave da cui uscì Clemente XI vede arrivare un veto di Luigi XIV contro il cardinale Galeazzo Marescotti.
L’ultimo veto da parte di una potenza — in gergo pontificio si chiama «esclusiva» — si ebbe nel Conclave del 1903 che elesse papa Sarto, Pio X. Così narra la scena il cardinale Pietro Gasparri nelle «Memorie»: «Si alza il vescovo di Cracovia, cardinale Puzyna, di «triste memoria» e legge il vetum exclusionis contra Em.mum Dominum Cardinalem Marianum Rampolla del Tindaro: Rampolla del Tindaro, Segretario di Stato di Leone XIII, era considerato filofrancese. Papa Sarto abolisce il diritto di veto: ne avevano goduto per secoli la Francia, la Spagna, l’Austria e il Portogallo.
Cessa dunque con il primo Conclave del Novecento la possibilità di un diretto intervento dei governi nell’elezione dei Papi ma già era stato sperimentato l’intervento indiretto attraverso la stampa da parte di una molteplicità di soggetti: ambienti diplomatici e politici, settori del mondo ecclesiastico, gruppi editoriali. Lo storico Alberto Melloni nel volume «Il Conclave» (Il Mulino, 2005) segnala come cardinali e monsignori della Curia romana si fossero adoperati nel 1878 — subito dopo la morte di Pio IX — a ottenere dalla stampa europea una «propaganda giornalistica» favorevole all’elezione del cardinale Pecci, che infatti viene eletto e prende il nome di Leone XIII.
La maggiore pressione esercitata da un quotidiano italiano su un Conclave è quella della Gazzetta del Popolo che pubblicò un’intervista al cardinale Giuseppe Siri il 14 ottobre 1978, cioè il giorno stesso dell’apertura del Conclave che poi elesse il Papa polacco: l’intervista avrebbe dovuto uscire il 15, quando i cardinali sarebbero stati isolati dal mondo, fu invece anticipata e contribuì a inficiare la candidatura dell’arcivescovo di Genova che in essa mostrava la sua lontananza dalle novità del Vaticano II: «Non so neppure cosa voglia dire lo sviluppo della collegialità episcopale», era una delle sue affermazioni.
Luigi Accattoli