Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2013  gennaio 24 Giovedì calendario

PRESO A LISBONA: «TENETEMI QUI»

[Da Scarface a pirla: finita la fuga di Corona] –
Caro Fabrizio, te lo devo proprio dire. Sono molto delusa. In questi tuoi giorni di latitanza, non ho fatto che pensare a quanto ti avessi sottovalutato. A quanto t’avessi sempre considerato maldestro nella tua spacconeria, a quanto t’avessi sempre ritenuto un delinquentello naif che scimmiotta Scarface ma può aspirare al massimo a due scatti rubati a Aldo Montano, non certo a essere Tony Montana. Nel mio immaginario non sei mai stato il boss con l’M16, ma un tronista col coltellino da campeggio. Lo so, sono verità dure, ma il compito di essere scomodo non può toccare solo a Bruno Vespa, in questo Paese. Poi c’è stata la fuga. Tu che entri in palestra, quella stessa catena di palestre in cui vado io e non riesco a far sparire 3 cm sulle cosce figuriamoci me stessa, e mi evapori come l’acqua nella ciotola del cane. Nelle ore successive penso che al massimo sarai in uno scantinato a Sesto San Giovanni e che di lì a poco tornerai a casa dicendo che volevi solo aspettare che svanisse l’effetto del Viagra prima di consegnarti alla polizia, perché altrimenti avrebbero pensato che avessi una pistola sotto la giacca. Le ore passano e tu non torni. A quel punto, come potrai immaginare, la Digos comincia a essere parecchio nervosa. S’è trovato il bosone di Higgs e un fidanzato ad Arisa e non si trova Corona. Uno ti immagina al confine con la sala pesi e tu sei al confine con la Francia. Le ore diventano giorni e scatta il mandato di cattura internazionale.
Ecco. In quel momento, Fabrizio, io ho cominciato a rivalutarti. Non come cittadino, sia chiaro, ma come delinquente. Non eri più Costantino Vitagliano, eri Arsenio Lupin. Non eri più quello che lanciava le mutande dal balcone. Eri Leonardo Di Caprio in Prova a prendermi. Ti vedevo già camuffato sotto etti di pashmine su un boeing classe business, mentre con una mano ti facevi gli autoscatti per socialchannel e con l’altra toccavi il culo alla hostess. E mentre tutti ti cercavano, io pensavo che questa volta, ci avessi davvero fregati. Perché t’hanno davvero cercato tutti, Fabrì, e credimi, ti sei perso un grande spettacolo. C’è chi ha giurato di averti visto in un supermercato a San Marino e ha aggiunto che i tuoi punti fragola erano falsi. Qualcuno ti ha avvistato a Santo Domingo. Un barista ha detto di averti fatto un caffè in Corso Como e visto il talento nello sparare boiate, l’hanno subito ingaggiato come testimone al processo Ruby. C’è chi ha parlato della Svizzera. Ma ti hanno visto anche in coda da Grom, tra il pubblico di Forum, a cena dalla Dompè e a raccogliere olive nella tenuta di Albano. Pare che il Vaticano stia esaminando il tuo caso perché per ubiquità sei secondo solo a Padre Pio e Mario Monti negli ultimi 30 giorni.
E ora le cattive notizie. Ti ha cercato anche Barbara D’Urso, Fabrì. Contro il suo volere, sia chiaro. Ha sempre premesso che si occupava di te «perché noi siamo una testata giornalistica». E certo, Pomeriggio 5 come la Cnn. Si è anche dimenticata il tuo nome di battesimo perché sei sempre stato il «Latitante Corona ». Ha mandato anche un’inviata sotto casa tua. Ti ha pure citofonato, perché magari ti cercavano in Francia e tu eri a casa a giocare a Ruzzle. In quel momento, abbiamo seriamente rischiato di cominciare tutti a tifare per te, sappilo. Abbiamo sperato che tu fossi in Brasile e che pur di riavere te, il governo consegnasse la D’Urso al Brasile. C’è anche chi ha creduto che mentre fuggivi da polizia, Digos, Interpol e inviati de La vita in diretta, tu postassi messaggi da bimbominkia su facebook. Hanno continuato a definirti «fotografo», tanto che da ora in poi Helmut Newton rischia di essere ricordato come un famoso latitante. Insomma, eri finalmente Scarface.
E poi arriva la notizia: ti sei costituito a Lisbona. Ma come. Dopo tutto ’sto casino che hai tirato giù, vai dalla polizia frignando e dici che hai paura? Elsa Fornero avrebbe avuto una tenuta psicologica migliore della tua. Per non parlare dei particolari. Noi t’avevamo immaginato in fuga su Bentley e jet privati, e tu sei scappato su una 500 e sei rimasto pure bloccato in mezzo alla neve come un pullman sul Monte Amiata? E infine, come ti fai beccare? Un complice che ti tradisce? Uno scontro a fuoco? La mafia russa? No, ti rintracciano grazie al Tom Tom della macchina. E allora dillo che dentro al dvd di Scarface hai Mamma ho perso l’aereo.
Insomma, per quattro giorni sei stato un genio del male e ora sei tornato ad essere un semplice pirla. Per una manciata di ore da latitante sgangherato, ora ti farai 4/5 anni in più di galera rispetto a quelli che ti saresti fatto senza tutto ‘sto casino. Ne è valsa la pensa, Fabrì? Te lo dico io: no. E ora non solo hai commesso la boiata più grande della tua vita, non solo ti sei fatto ritirare anche l’ultima patente che t’era rimasta, quella del figo maledetto, ma devi un po’ di scuse in giro: a noi, che t’avevamo sopravvalutato. A Lisbona, che era la romantica città da cui era scappato Pereira e che ora è quella in cui è scappato Corona. E infine, alla Procura, alla Digos e a tutti quelli che t’hanno perso come un accendino, perché con la figura che gli hai fatto fare, ora il pericolo non è tanto che buttino la chiave della tua cella. Ma che ne consegnino una copia a un gay bear pregiudicato di centotrenta chili.