Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2013  gennaio 24 Giovedì calendario

“O LA SMETTE O GLI SPARIAMO IN BOCCA” LE MINACCE DEI BOSS AL GIORNALISTA


«’Sto giornalista se ci arriviamo gli spariamo in bocca e finita lì». La ‘ndrangheta minacciava l’informazione. Non parla per metafore un faccendiere di Roma, Guido Torello, mentre risponde al telefono al boss Nicola Femia, re del gioco d’azzardo online, che dalla Calabria ha posto la sua base a Ravenna. Il giornalista è Giovanni Tizian, del Gruppo Espresso, che vive sotto scorta da quando quella pericolosa telefonata è stata intercettata. Ora che la Finanza ha sgominato
un’organizzazione legata alla ‘ndrangheta con 29 arresti, si scopre da dove provenivano quelle minacce di morte, che cosa ha cambiato la vita, ma non il lavoro, di un cronista che ha denunciato le infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna e che ieri ha ricevuto la solidarietà da partiti e istituzioni. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha commentato: «Una bella impresa, siamo contenti per Tizian. Giustizia è fatta».
È il 19 dicembre del 2011 quando la Finanza ascolta la conversazione tra Femia e Torello. Due giorni prima, Tizian aveva scritto sulla Gazzetta di Modena un articolo che rivelava i contatti tra Femia e le ‘ndrine Valle-Lampada in Lombardia, attive nel gioco illegale. Femia chiama Torello e gli dice: «C’è un articolo sulla Gazzetta di Modena che parla di giochi, non giochi... e poi parla di me... è la seconda volta in due anni... dice che sono un esponente della ‘ndrangheta nel settore dei giochi e ‘ste barzellette qui...». L’altro si mette a disposizione: «Dimmi come si chiama questo giornale e il nominativo... lo facciamo
smettere immediatamente... ci penso io». Poi lascia Femia in linea e parla con un certo Luca: «C’è un giornalista che rompe a una persona che mi sta aiutando e ti dirò chi è... o la smette o gli sparo in bocca e finita lì». Rassicura di nuovo il suo capo: «Se non la smette gliela facciamo smettere... vedi che gliela faccio andare in bocca... sai in Italia ci sono due poteri, la magistratura e i giornali ». Femia chiude: «E i giornali sono peggio della magistratura».
Femia è ossessionato, ne parla anche con un avvocato: «Come dobbiamo fare con questo giornalista?
...rumpìa a testa... mo’ stamattina si sveglia e rompe la testa un’altra volta». Non ha dimenticato un primo articolo di Tizian del 2010. Dopo le minacce di morte, a Tizian viene data la scorta. Ma lui non si ferma. Nell’ordinanza del gip Bruno Perla si parla di un terzo articolo dell’aprile 2012 che fa scalpitare Femia, in cui si citano anche i suoi figli, Rocco e Guendalina. Ora, l’inchiesta diretta dai pm della Dda di Bologna Roberto Alfonso, Marco Mescolini e Francesco Caleca, dopo un lungo lavoro del Gico e dello Scico della Finanza
sul gioco d’azzardo online per mezzo di siti stranieri, la gestione di videoslot nelle sale giochi e estorsioni, ha portato in cella Femia e i suoi figli. Arrestate altre 26 persone, compreso Torello. A Reggio Calabria in carcere un ex ispettore della Mobile e un ex finanziere che informavano l’organizzazione, a Lugo di Romagna un finanziere in servizio. L’inchiesta è arrivata negli uffici della Cassazione, dove è stata perquisita una impiegata, indagata per i rapporti con alcuni arrestati.