Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2013  gennaio 18 Venerdì calendario

CAVANI

La sua è una villetta come tante altre sulla Utah Flats Drive, quartiere residenziale a nord della città. Dopo essere stata «tagliata» il 21 luglio 2011 dalle Tulsa Schocks della Wnba, il massimo campionato di basket americano, Marion Jones ha riposto le ambizioni sportive. Le sue apparizioni pubbliche sono sporadiche: ormai le chiedono solo di parlare ai bambini e a eventi di beneficenza per raccontare i suoi errori. Gli stessi, o quasi, di Lance Armstrong. Perché la similitudine fra i due è sconcertante. E non solo perché risiedono nella stessa città.
Cinquina Una volta anche lei era stata una top atleta (con l’imbroglio aveva strabiliato ai Giochi di Sydney 2000: 3 ori e 2 bronzi), aveva mentito per anni sull’uso del doping ed era stata poi abbandonata dagli sponsor. Anche lei aveva affidato il suo primo pentimento a Oprah Winfrey. Nel 2008 diventò il primo pesce grosso dello sport a essere squalificato e a finire in prigione senza aver mai fallito un test antidoping. Contro Marion c’erano testimonianze schiaccianti, come quella di Victor Conte, il fondatore del laboratorio Balco, che per anni l’aveva rifornita di anabolizzanti. Con le spalle al muro, proprio come Lance, il 5 ottobre 2007 decise di confessare. Lo fece, però, davanti a un giudice. Rischiava cinque anni, patteggiò per ottenere uno sconto fino a sei mesi: spergiuro e un altro brutto affare di assegni falsi, per cui pagò col carcere anche il marito di allora, l’altro olimpionico e baro Tim Montgomery. Davanti ai giornalisti, Marion si mise a piangere e chiese perdono, sostenendo, però, che le sue colpe più gravi fossero state la superficialità e l’ignoranza. Disse: «Inizialmente avevo negato di aver mai visto quelle fiale. Non era vero, le avevo sempre prese senza sapere che cosa fossero». Ha sempre raccontato il minimo indispensabile. A Oprah, dopo il carcere, aveva continuato su quella linea: «Può sembrare incredibile, ma pensavo che quel liquido fosse solo un altro dei tanti integratori che assumevo».
Nuovo inizio Poi si accorse che gli anni ruggenti erano finiti. Per questo, quando le venne offerta la possibilità di giocare a basket in Oklahoma, riammessa all’attività sportiva, la colse al volo. Al debutto, ci disse cose che assomigliavano a una sorta di pentimento: «Non parlerei di redenzione e non lo faccio certo per i soldi (guadagnava 35 mila dollari, ndr). Sono felice così avrò a disposizione un ampio palcoscenico per divulgare la mia storia e i miei errori ai ragazzi più giovani. Definirei questo momento un nuovo inizio».
Take a break È ciò in cui spera anche Armstrong. Forse lui e la sua schiera di avvocati si sono studiati proprio il caso Jones prima di uscire allo scoperto. Ma i guai di Lance sembrano alti come le Alpi francesi in confronto alle arrampicate di Marion. Per ricostruirsi una reputazione, la Jones si era inventata uno slogan che porta in giro nei suoi discorsi promozionali: «Take a Break». Spiegava: «Prima di dire bugie che possono cambiare per sempre la tua vita, devi fare una pausa di riflessione e consultarti con la famiglia e gli amici. Non abbiate paura di parlarne». Disse: «Conta ciò che fai dopo per rimediare ai tuoi errori. Ho cercato di rendermi utile alla comunità e di fare cose positive. Per me ha funzionato: qui ora mi vogliono tutti bene». Anche Lance farebbe bene ad ascoltare.
M.L.P.