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 2012  dicembre 06 Giovedì calendario

MYRIAM E LUCA – PER CONQUISTARE IL PRINCIPE AZZURRO, BISOGNA TIRARSELA


IL COLPO di fulmine. Il primo appuntamento. Un lento galeotto ballato in casa (di lui), poi la fuga a mezzanotte (di lei). Il corteggiamento, con 12 rose a sigillare la proposta di nozze. Il matrimonio, con vestito rigorosamente bianco. E vissero felici e contenti. Così tanto che agli altri non sembra vero.
Perché Luca Argenterò e Myriam Catania, sposi dal 2009 senza ombre nel curriculum da coppia-più-bella-del-reame, sembrano usciti da un libro di classiche favole. Sempre insieme. Inseparabili. Sul lavoro, con la loro casa di produzione all’esordio con il thriller Cose cattive nel prossimo Noir in Festival di Courmayeur. Sui set, in armonico controtempo: lui davanti alla macchina da presa e lei in sala doppiaggio (E la chiamano estate), lei al cinema con un film (Ci vediamo a casa) e lui in voce per un cartoon (Gladiatori di Roma). Insieme nella vita quotidiana, con ruoli disciplinatamente divisi. Lui pensa al bilancio familiare, lei a spenderlo. Lui guida, lei parcheggia. Lui la mattina accende il fuoco sotto alla moka, lei il caffè si ricorda di comprarlo. E ancora vivono felici e contenti. Tanto. Per qualcuno, forse, troppo. «Hanno scritto sui giornali che siamo in crisi», dice Catania, «ma non c’è nulla di vero. È stato un attacco violento, crudele. Doloroso». Lo dice in un soffio, seduta nella hall di un albergo dove attende Luca. Insieme taglieranno il nastro della boutique romana di Pandora, insieme se ne andranno nella notte verso il loro nido «ancora in costruzione». E quando lui finalmente arriva, negli occhi di Myriam brilla una luce speciale: quella di chi ha appena parlato con lo specchio magico e sa di essere ancora, in barba alle altrui brame, la donna più fortunata del reame.
Un solo cattivo pettegolezzo in quattro anni: ci si può stare.
No. Un conto è quando pubblicano le nostre foto in barca mezzi nudi, o abbracciati fuori da un ristorante: in quei casi, a volte, è persino divertente rivedersi. Ma dire che ci stiamo lasciando non fa ridere ed è una cosa cattiva. Tutti hanno alti e bassi.
Voi sembrate avere solo alti.
E invece anche a noi capita di litigare, magari perché uno dei due non lavora o lavora troppo.
Chi è il rissoso dei due?
Io. Non sono tollerante e detesto chi mette il broncio. Preferisco litigare e chiarire. I piatti a Luca non li ho mai tirati, ma verbalmente non mi trattengo. Lui invece è così educato, anche quando litiga...
La gelosia vi fa discutere?
Non più. Dopo tanti anni abbiamo fiducia l’uno nell’altra. Un pizzico di gelosia serve, ma l’eccesso è veleno.
Come convive con la popolarità di suo marito?
È dura. Anche perché le donne, se ci si mettono, possono diventare molto invadenti. Quando l’ho conosciuto, a 24 anni, le ragazze in discoteca gli si buttavano al collo. E se entravi in un locale con lui era finita la serata: tutti a guardarti come in un acquario. Spesso, per sentirci liberi, scappavamo a Londra.
Oggi non è più così?
Diciamo che ho trovato il modo elegante per far capire al prossimo quanto possa essere inopportuno. Però capita ancora che mi fermi qualche ragazza per strada per chiedermi di scattarle una foto con Luca. In fondo a mia zia Simona (Izzo, ndr), quando stava con Antonello Venditti andò peggio: si trovò una fan nell’armadio di casa.
Qual è il segreto della vostra armonia?
Siamo due entusiasti. Abbiamo mille interessi in comune. E il mondo dello spettacolo, al di fuori del set, non ci interessa. Abbiamo i nostri amici e ci bastano loro.
Istantanee da casa Catania - Argenterò. Chi prepara la colazione?
Luca. Mi vizia.
Chi ha deciso i mobili della casa?
Io. E sono stressatissima. Ho messo in soggiorno delle piastrelle che mi piacevano, poi quando le ho viste montate ho cambiato idea. Le abbiamo pagate un occhio della testa quindi le ho lasciate là dove sono, ma soffro appena entro in casa.
Cosa c’è sui vostri comodini?
Il comodino ce l’abbiamo in comune, è la spalliera del letto. Ci sono dvd e libri ed è tempestato di prese elettriche: ci piace vedere i film a letto. Da un po’di tempo sul comodino teniamo alcune pietre: la tormalina nera per le onde elettromagnetiche del telefono e l’ametista per favorire il sonno e i sogni. La mia me l’ha regalata la mamma di Luca, funziona.
A proposito di madri. Le vostre famiglie si piacciono?
Credo di sì. Io per sicurezza i genitori di Luca li ho presentati ai miei in due cene separate: una con mamma, una con papà.
Come descriverebbe Myriam prima di incontrare Luca?
Una bambina un po’ persa.
Se lo ricorda il primo incontro?
Certo, alla prova costumi di Carabinieri. L’ho visto da lontano, mi ha sorriso e ho pensato: è troppo bello, devo stare lontana da questo ragazzo o mi farà soffrire.
Scusi, non l’ha fatta lei la prima mossa?
Gli ho chiesto di uscire, ma lui mi ha invitata a cena a casa sua. Ero felicissima e nel panico. Mi sembrava il tipico ragazzo che piace a tutte, che ti fa disperare.
E come si conquista uno così?
Bisogna tirarsela. Sono arrivata a casa sua, ho messo una canzone e gli ho chiesto di ballare con me un lento. Poi abbiamo cenato. E dopo cena me ne sono andata.
Difficile resistere?
Moltissimo. Ma ne è valsa la pena.
Oggi siete anche produttori: chi ha scelto il nome della casa di produzione?
Luca. Voleva visualizzare il concetto di un seme da cui nasce un’idea. Alla fine, dopo interminabili discussioni, abbiamo scelto Inside perché ci piaceva il suono.
Lavorare insieme significa anche criticarsi: è difficile farlo?
Non per me. Luca è più accomodante, si fida molto. Io sul lavoro so cosa voglio. Se non mi piace una cosa lo dico.
E la chiamano estate è stato fischiato al festival di Roma. Lei l’avrebbe prodotto?
Certamente. Non solo a me il film è piaciuto, ma vedo in Paolo Franchi la qualità dell’artista. Certo è un film per pochi.
In quel film Isabella Ferrari ha scene di sesso bollenti. Un ruolo così lo vorrebbe?
Magari. Non ho nessun imbarazzo e non mi spaventa la nudità. È raro che a noi attori offrano ruoli estremi come quello, in cui mettersi alla prova.
Luca non avrebbe niente in contrario?
Non credo.
Ma c’è qualcosa che lo fa arrabbiare per davvero?
La macchina. Quando guida diventa ingovernabile, gli scatta qualcosa nel cervello. Si trasforma completamente.
Insomma: un principe azzurro perfetto.
Non proprio. Mancherebbe una cosa...
Cosa?
L’anello. Un bell’anello classico, col "brillocco" Ancora lo sto aspettando.