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 2012  dicembre 05 Mercoledì calendario

L’ORO IN GARANZIA CHIUDE LO SPREAD

Lo spread tra BTp e Bund può restringersi di 200 punti se solo l’Italia ricorresse alle riserve auree come collaterale a garanzia del 20% dei titoli di Stato a medio-lungo termine in asta nei prossimi due anni per 400-450 miliardi. A rilanciare l’idea che si può ricorrere all’oro per abbattere il costo del servizio del debito pubblico è il World Gold Council (WGC), l’organizzazione mondiale formata dai più grandi produttori di oro al mondo - 23 compagnie minerarie players globali - che si è riunita nei giorni scorsi a Roma. Stando ai calcoli di questi esperti del metallo giallo, solo Italia e Portogallo nell’Eurozona avrebbero riserve auree adeguate per incidere a fondo sullo standing creditizio sovrano.
Di proposte sull’uso dell’oro, ovvero le riserve auree delle banche centrali, come garanzia collaterale dei titoli di Stato ne sono state avanzate diverse nel corso della crisi del debito sovrano europeo. Nel libro verde sulla fattibilità dell’introduzione degli stability bond presentato dalla Commissione europea nel novembre 2011, tra le varie ipotesi è emersa quella dell’emissione di titoli europei assistiti da garanzie collaterali come le riserve auree a protezione del credito «al fine di garantire che i bond siano sempre rimborsati anche in caso di default» (dove ciascun Stato membro garante sarebbe rimasto responsabile per la propria quota di emissione di stability bond). Dalla Germania un piano analogo è stato suggerito con l’European redemption fund. Sul Sole24Ore, Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio nell’estate del 2011 con lo spread BTp-Bund alle stelle, proposero gli EuroUnionBond emessi da un Fondo finanziario europeo con capitale costituito dalle riserve auree del Sistema europeo delle banche centrali. Più cauto sulla materia, ma aperto a prendere in considerazione il ricorso alle riserve auree valutandone attentamente gli impatti sulla stabilità monetaria, è stato anche il professore Paolo Savona.
La novità del World Gold Council sta nell’aver avanzato una proposta alternativa mirata questa volta ai singoli Stati, Italia e Portogallo, e non a un progetto su scala europea, con calcoli puntuali e a prescindere all’attuale restringimento degli spread. La prospettiva dell’oro a garanzia, per il WGC, può evitare l’eccesso di austerità e ridurre il rischio di cedere sovranità firmando le condizionalità contenute nel Memorandum of Understanding per attivare lo scudo anti-spread in caso di necessità. Nathalie Dempster, director responsabile di government affairs del WGC, sostiene che «l’uso delle riserve auree a garanzia del 20/25% delle aste di titoli di Stato può portare a una riduzione dei rendimenti fino a 200 punti». Questo meccanismo «raggiunge lo stesso obiettivo dello scudo anti-spread e del programma di acquisto titoli della Bce senza costringere lo Stato a cedere sovranità, senza imporre misure di austerità eccessive e senza aumentare i timori sull’inflazione legati alla monetizzazione del debito pubblico, nonostante la sterilizzazione delle OMTs».
Secondo i calcoli del World Gold Council, solo in Italia e in Portogallo le riserve auree hanno dimensioni adeguate per l’operazione sul collaterale: per ridurre lo spread, in base a questa proposta, l’Italia deve infatti essere in grado di utilizzare oro per un controvalore di 100 miliardi di euro a garanzia dei 430 miliardi di emissioni di titoli di Stato a medio-lungo termine previsti nei prossimi due anni. «La fattibilità non è un problema per l’Italia», insiste Dempster ammettendo però che «il vero nodo è un altro, il Sistema europeo delle banche centrali dovrebbe essere chiamato a pronunciarsi su questo tipo di proposta e sulla compatibilità con il Trattato». Tuttavia, è la tesi del WGC, «la Banca centrale europea è responsabile della stabilità del sistema finanziario e ridurre gli spread va in quella direzione. E il Trattato si può modificare, le leggi europee sono un work in progress».