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 2012  dicembre 05 Mercoledì calendario

STUPISCE UN PO’ RITROVARSI FAMOSA A NEPPURE TRENT’ANNI (SE «FAMOSA» E’ LA PAROLA GIUSTA), PER MERITO DI TUA SORELLA, DI TUO COGNATO E DEL TUO SEDERE

[Inizia così il libro dove la più famosa sorella del mondo ha messo insieme le sue due passioni, cucina e scrittura. Un diario lungo un anno: a ogni ricorrenza, le ricette della tradizione inglese 
e le dritte per creare un’atmosfera di gioia. Mentre Festa in famiglia arriva in Italia, lei ha scelto per voi qualche suggerimento per passare un Natale un po’ british. E ha scritto, solo per i vostri occhi, questo articolo. Dove racconta un sogno: svegliarsi, la mattina di Natale, in una casa italiana, «e fare colazione con panettone e cappuccino». C’è qualcuno che la invita?] –
Natale, quando ero bambina, iniziava al termine dell’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze. Un momento clou era l’acquisto dell’albero – ricordo come fosse ieri l’odore di resina al vivaio – e poi, a casa, le ore passate a decorarlo con le catene di carta, mentre dal forno usciva la prima mandata di mince pies, le tipiche tortine speziate di frutta secca. Le abitudini della nostra famiglia, da allora, non sono cambiate: mangio ancora troppo, e l’apertura delle calze con i regali continua a essere per me un momento elettrizzante. La sola vera differenza è che allora ci davano da bere lo Shloer, una bevanda gassata al succo d’uva, e noi bambini facevamo finta che fosse champagne.
Da sempre associo i cibi a un luogo e a un tempo, e il mio libro Festa in famiglia è esattamente questo, una «bibbia» stagionale di piatti, bevande, tradizioni, decorazioni, giochi. Le feste ti danno l’occasione di mangiare cibi speciali, di creare atmosfere speciali. Non è un lusso, è nutrimento per la mente e il cuore, è il bisogno di rifugiarsi nelle cose che importano, la casa, la famiglia, gli amici, il piacere di condividere.
Io, poi, sono una patita dei fornelli. L’ultimo piatto che ho cucinato per gli amici: guancia di maiale cotta a bassa temperatura. L’insalata di petto di piccione è un pezzo forte del mio menu; ho imparato a prepararla lavorando come aiuto cuoco in un pub del Berkshire. Ne ho imparate, di cose, in quella cucina, e molti dei piatti nel menu del pub sono presenti anche nel mio libro: il ragù di cervo, il coniglio in fricassea, la crostata di limoni. Ero la regina dei sandwich: non passava giorno senza che servissi, a pranzo, il mio panino speciale a base di ciabatta, lingua e rafano.
La mia passione è iniziata quando, dopo la maturità, ho frequentato per un mese un corso di cucina. Ho spesso usato come cavie i compagni di corso alla Edinburgh University, e mentirei se dicessi che i miei piatti sono sempre stati un successo. Ricordo in particolare una cena di San Valentino – che avevamo deciso di trascorrere tra amici per superare l’imbarazzo di non avere nessuno di speciale con cui passare la festa – dove avevo deciso di costruire un menu a tema giocando sul colore rosso, e quindi optato per un gratin di barbabietole bordeaux che si sarebbe sposato benissimo con il cervo cotto leggermente al sangue. Ma, amando le scorciatoie come tutti i cuochi, decisi di usare le barbabietole precotte, senza pensare che in fase di cottura non sarebbe stato lo stesso. Risultato: tirai fuori il gratin, era rosa shocking. Davvero un momento Bridget Jones (ricordate la sua minestra blu?).
Natale è il periodo dell’anno che preferisco. Anche i suoi cliché mi riempiono di una nostalgia struggente. A differenza di voi italiani, che celebrate già la sera della vigilia, le famiglie britanniche fanno festa solo il 25, ma più che il giorno stesso conta il periodo che lo annuncia. È bellissimo quando, ai primi di dicembre, i pub iniziano a servire vin brûlé, e basta aprire la porta per sentire quell’odore che sa di festa. È anche l’unico momento dell’anno in cui ci si scambiano ancora bigliettini scritti a mano.
Il Natale poi dà alle famiglie il tempo di riunirsi e di giocare. Nella nostra, almeno, è sempre stato così: l’ultimo arrivato è il Pucket, una specie di rumorosissimo flipper a elastici, ma i giochi che ricordo con più piacere sono quelli più semplici ed economici. Come il Bouchon, che descrivo a pag. 108: non passa Natale senza che in famiglia ci sia una sfida.
Ho sempre adorato il vostro Paese, la vostra cultura, e negli anni ho fatto amicizia con molti italiani. A rendervi speciali è la forza dei vostri rapporti familiari – una unità che, fortunatamente, ho conosciuto anche nella mia famiglia – e questo calore, combinato alla vostra passione per il cibo, le tradizioni e l’ospitalità, fa di ogni occasione un evento indimenticabile. Ricordo una famiglia con cui tante volte ho condiviso, in spiaggia al tramonto, il più semplice e romantico degli aperitivi: un plaid per terra, una bottiglia di bollicine, un pezzettone di parmigiano e un coltello per servirsi. I miei amici italiani qui a Londra, poi, mi hanno educato ai simboli delle vostre feste – il Carnevale, la Festa della donna – e descritto nei dettagli il vostro Natale, che mi piacerebbe tanto, un giorno, vivere in prima persona: la cena della vigilia con il Pandoro alla fine, i bambini che aggiungono la statuina di Gesù al presepe, e la mattina dopo, mentre si aprono i regali, colazione a base di Panettone e cappuccino.

Le tradizioni offrono una fuga dal tran tran quotidiano, un senso di sicurezza e di identità. Per questo mi piacciono le ricette e i passatempi che si tramandano di generazione in generazione. Basta un piccolo tocco a rendere una festa davvero tua: un vecchio segnaposto, un ingrediente segreto, un gioco da tavolo che lascerà ricordi più indelebili di una pietanza impeccabile.
Perché l’aspetto più bello di una festa è che riunisce le persone – familiari o amici, non importa – e regala un’intimità che, in sé, non costa nulla. La casa è il luogo dove si può fare festa ciascuno secondo le proprie possibilità, senza la spesa che mangiare fuori comporta. E i miei ricordi più cari non hanno a che fare con la sontuosità della tavola e la preziosità del cibo: a rimanere impresse sono la compagnia e l’atmosfera, cibi che nutrono il cuore e confortano l’anima.
Ecco perché ho scelto, per Festa in famiglia, ricette tradizionali britanniche che consolano e rassicurano come un vecchio maglione o una tazza sbeccata. Il segreto del ricevere sta nel perfetto equilibrio tra gioia e semplicità. Spero che tutti voi possiate usare questo libro come punto di partenza, e che nel riempire le parti mancanti vi divertiate come mi sono divertita io. Buon Natale a tutti.