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 2012  dicembre 06 Giovedì calendario

E IN SICILIA FINISCONO NEL MIRINO LE TELEFONATE DEL PROCURATORE MESSINEO

[In linea con un indagato: indagini a Caltanissetta] –
Un’intercettazione casuale, fortuita, indiretta, con un imprenditore coinvolto in un’indagine. Proprio come le captazioni delle quattro conversazioni tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, oggetto della querelle tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Solo che in questo caso la vicenda riguarda il capo dell’ufficio che è stato al centro delle polemiche di fuoco e dei non pochi veleni con la massima carica dello Stato: il procuratore di Palermo, Francesco Messineo.
La scorsa primavera gli investigatori palermitani si sono ritrovati ad ascoltare una conversazione in cui uno dei coinvolti chiedeva al capo della Dda chiarimenti su un’inchiesta della Procura. Non senza imbarazzo, le carte consegnate ai titolari dell’inchiesta sono state trasmesse a Caltanissetta, dove c’è l’ufficio che indaga sui reati che riguardano i magistrati di Palermo. L’«atto dovuto», che non implica alcuna valutazione di merito, né suona come un’accusa al capo della Dda, porta la firma del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, all’epoca coordinatore delle inchieste su mafia ed economia e oggi in Guatemala, dove lavora per conto dell’Onu.
Ricevuti gli atti, i magistrati nisseni hanno avviato una serie di accertamenti e ora hanno convocato tre pm palermitani come persone informate sui fatti. Stanno cercando di capire il grado di coinvolgimento nella vicenda dell’imprenditore intercettato, se il capo della Procura fosse informato dell’indagine e soprattutto se successivamente vi sia stato un qualche rilievo sugli sviluppi dell’inchiesta. Messineo non fa commenti: «Non ho notizie di indagini a Caltanissetta, non so e dunque non posso dire nulla».
L’inchiesta - sulla quale la Procura diretta da Sergio Lari mantiene il massimo riserbo - sarebbe allo stato senza indagati, un «modello 45», in cui c’è da verificare preliminarmente se sia stato commesso un reato. Al di là del rilievo penale, comunque, la vicenda pone problemi di estrema delicatezza per i magistrati palermitani. E non solo perché negli ultimi mesi la Procura è stata al centro di una vera e propria bufera per le intercettazioni «indirette» riguardanti il Capo dello Stato, su cui la Consulta martedì ha dato ragione a Napolitano. Le intercettazioni delle conversazioni tra il presidente della Repubblica e l’ex ministro dell’Interno avvennero tra l’altro in un momento in cui Mancino non era ancora sotto inchiesta, ma era semplicemente sospettato di avere avuto un ruolo nella trattativa Stato-mafia.
La vicenda fa emergere nuove tensioni e frizioni: Messineo infatti non aveva firmato gli atti conclusivi dell’indagine sulla trattativa, molto impegnativi anche per l’immagine dell’ufficio, limitandosi a un asettico visto sulla richiesta di rinvio a giudizio. Il capo dei pm è in corsa per la poltrona di procuratore generale. La sua designazione da parte della commissione del Csm, con 3 voti contro i 2 dell’ex pm del processo Andreotti Roberto Scarpinato, è però tornata in commissione, a causa dell’azzeramento e della modifica nella composizione delle stesse commissioni.