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 2012  dicembre 06 Giovedì calendario

QUEGLI AFFARI DI PAOLO BERLUSCONI

& C IN RUSSIA [Imprenditore accusa: “Così mi hanno sottratto un business da un miliardo nell’edilizia”] –
Milano
— I Berlusconi continuano a cercare gloria in Russia. Non solo Silvio, in decennale sodalizio con Vladimir Putin per accreditare il suo governo all’estero, e in cerca di affari nell’energia (il caso del gas da sottrarre a Eni per venderlo con Gazprom tramite l’amico Bruno Mentasti è il più noto, tra gli emersi). C’è il fratello Paolo, che si va accreditando sullo stesso network per un’impresa da un miliardo nella costruzione di case prefabbricate. Ma i modi dell’ascesa dei soci vicini a Berlusconi nella Itaco - società di scopo nata per realizzare il business - non sono chiari né trasparenti. E la querelle con i soci della prima ora sta per scoppiare nei tribunali di Milano, dove gli avvocati di Michele Randolfi, fondatore e presidente di Itaco, adiranno le vie legali contro i nuovi soci che a suo dire gli hanno espropriato l’azienda, svuotandola e ponendola in liquidazione. Randolfi ipotizza reati contro il patrimonio e la concorrenza; il liquidatore, temendo l’ira dei soci di minoranza, ieri ha chiesto il fallimento dell’azienda.
La ricostruzione della vicenda, che Repubblica attinge da documenti e scambi di corrispondenza, è un campionato della disinvoltura societaria. Itaco Precast srl, creata due anni fa da Randolfi, imprenditore con decennale esperienza di import-export russo, aveva attratto soci industriali -Modulbagno, Novatec, Canova e la russa Ato - per realizzare edilizia sociale e prefabbricati col nuovo “sistema Domus”. E aveva firmato accordi con autorità locali in più regioni (Rostov, Taganrog, Samara, Saratov), per costruire fino a 4 impianti in jv paritetica italo-russa, ognuno per produrre 450 mila metri quadrati di prefabbricati. Investimenti complessivi da 400 milioni di dollari, fatturato prospettico fino a un miliardo. Un anno fa, nel periodo di maggior sforzo finanziario per i soci Itaco, la Tecnofin di Gabriele Sabatini e Massimo Dal Lago promise di contribuire con 2 milioni, e ne assunse la maggioranza. Ma questi soldi - pare per motivi non estranei al blocco di loro fondi off shore non arrivano, e anzi Tecnofin in seguito “aspira” parte del versamento del socio russo. Da quel momento però il progetto muove in nuove mani. Quelle di Sabatini, chiacchierato immobiliarista residente a Montecarlo, noto per avere rilevato a 40 milioni, con i Cabassi, la Cascinazza da Paolo Berlusconi, in un’operazione favorita dal Pdl che amministrava Monza (e che poi lo ha spaccato perché la Lega s’è schierata con l’opposizione che ha sventato la variante di piano regolatore sulla Milano 4 berlusconiana ai bordi del Lambro; fiume che ha il difetto di esondare). Sabatini è pure coinvolto nella presunta tangente da 800 mila euro al presidente del Consiglio lombardo Davide Boni leghista - per facilitare un centro commerciale in Brianza. Le altre mani sono di Massimo Dal Lago, fratello di uno dei soci e già operatore della fallita Torno, che in passato aveva convogliato fondi off shore tramite la Tecnofin (allora, “International”). Loro socio in Tecnofin, o sedicente tale, è Paolo Berlusconi, come attesta una lettera di Archie Chernov, socio russo di Itaco per cui Tecnofin - che fa capo a una serie di società schermo, alcune liquidate - è detenuta
«in parti uguali da Sabatini, Dal Lago, Paolo Berlusconi e Paolo Sinesi » e come prova la visita del fratello del Cavaliere, con Sabatini, all’ambasciata di Mosca, ai primi di ottobre, per conferire sul dossier con membri del governo federale. «I soci di Tecnofin prima hanno svuotato Itaco trasferendo a vario titolo fondi a Tecnofin e alle società di famiglia - ha scritto Randolfi nelle sue relazioni d’assemblea - poi mi hanno screditato facendomi apparire sgradito agli ambienti diplomatici italiani a Mosca». Tentativo malriuscito, come attesta la mostra dei maestri del design italiani organizzata da Randolfi in città, o la crescente insofferenza in ambasciata verso i nuovi protagonisti dell’affare. A far loro da sponsor e sensale, invece, è Valentino Valentini, deputato del Pdl e tra i più stretti collaboratori del Cavaliere in un decennio di relazioni politiche e d’affari con la Russia.
Tecnofin, che il 16 luglio è subentrata a Itaco nelle licenze di costruzione in Russia, giorni fa ha indetto un’assemblea della “preda” - assenti cda e presidente - per metterla in liquidazione e continuare da sola nel solco tracciato da Randolfi. Martedì il liquidatore Bruno Cappuccio, considerato vicino a Sabatini, ha optato per il fallimento. Ma l’affare va avanti, come anche le cause.