Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  dicembre 05 Mercoledì calendario

LO SPREAD SCENDE, LA RATA DEL MUTUO NO POCO OSSIGENO PER FAMIGLIE E IMPRESE


Lo spread non è uguale per tutti. La frenata del differenziale tra Btp e Bund ha regalato (per fortuna) una boccata d’ossigeno all’Italia, che paga interessi molto più bassi sul suo debito («i risparmi non sono utilizzabili», ha ammonito ieri il ministro all’economia Vittorio Grilli, sottolineando comunque che il nostro Paese sta dando segnali concreti di ripresa economica). Per gli italiani invece — cittadini o imprese — è un altro discorso: i tassi sono crollati, ma le rate del mutuo per la casa o del finanziamento bancario — schizzate al rialzo alla velocità della luce quando lo spread si è impennato — faticano ora a mettere la retromarcia. Come mai? Di chi è la colpa? E perché le banche tricolori (cui la Bce di Mario Draghi ha prestato 250 miliardi a tassi da realizzo) non fanno scendere gli interessi dei prestiti?
IL NODO DELLA RACCOLTA
I numeri fotografano benissimo le due velocità dello spread. Il
Tesoro ha collocato poche settimane fa 7,5 miliardi di Bot semestrali con un rendimento dello 0,91%, pari a 35 milioni circa di interessi. Dodici mesi fa avrebbe dovuto pagarne 260 milioni. La rata di un mutuo ventennale a tasso fisso di 130mila euro era un anno fa (dati Mutuionline) di 870 euro. Oggi, sorpresa sorpresa, è rimasta bloccata a 870 euro, malgrado l’Irs — il parametro su cui si calcola l’interesse, si sia dimezzato allo 0,54%. Un fenomeno che ricorda da lontano l’effetto-petrolio sul prezzo della benzina. Velocissimo a salire quando il barile vola al rialzo, lento come un bradipo a scendere quando cala.
La spiegazione è semplice, fanno sapere dall’Abi: lo spread è calato per i titoli di Stato. Per le banche, invece, no. Gli stranieri hanno portato via 77 miliardi in un anno dai loro caveau. Le obbligazioni bancarie sono un rubinetto quasi chiuso. E — a parte la generosità di Draghi — il costo del denaro per loro è ancora altissimo. Morale: è vero che i tassi in Europa sono scesi. Ma gli istituti si finanziano
pagando il 2,12% di interesse (un anno fa era l’1,44%) malgrado l’aiutino di Eurotower. E così non possono trasferire nessun
risparmio ai clienti.
I RUBINETTI CHIUSI
Il salasso è una questione di matematica.
«A giugno l’interesse di un mutuo variabile era formato da due voci: l’Euribor all’1,3% più un altro 1,3% di guadagno per la banca — dice Roberto Anedda, vicepresidente di Mutuionline. it — . Oggi l’Euribor vale lo 0,19% mentre la parte aggiunta dalla banca è attorno al 3-3,5%». Nessuna cresta, insistono all’Abi. Anzi, la differenza tra tassi attivi (quelli pagati dai clienti) e passivi (quelli spesi dagli istituti) sono ai minimi storici di 170 punti base. Come dire che finché non scendono queste distorsioni legate al rischio-Italia — non c’è spread che tenga — i tassi per i consumatori faticheranno a scendere. E non a caso i mutui casa sono crollati del
44%.
CHI PAGA IL CONTO
A pagare sono i privati cittadini e le imprese. Un prestito per comprar casa a dicembre 2011 costava il 4,01%, l’1,3% in più di tre mesi prima. Oggi — malgrado il differenziale
Btp-Bund sia dimezzato — siamo al 3,81%. Banca d’Italia, detto per inciso, stima che il taglio di 100 punti di spread (da dicembre scorso sono calati di 280) dovrebbe tradursi in un taglio di 30 centesimi. Un po’ meglio va alle imprese (per loro il taglio dovrebbe essere di 70 centesimi ogni 100, calcola via Nazionale), con il tasso sceso per al rallentatore dal 4,18% al 3,36%. Due punti in più del livello cui si finanziano i loro rivali a Parigi e Berlino.
Nessuno può dire che si speculi sulla pelle della gente, ci tengono a ribattere le banche. Ben 74mila famiglie in difficoltà, sottolineano, hanno beneficiato di una moratoria sui mutui che ha consentito loro di risparmiare 7.300 euro a testa. E che alle imprese sono appena stati garantiti 2,5 miliardi in rate sospese. Tagliare i tassi, si riuscisse davvero, servirebbe un bel po’ di
più.