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 2012  dicembre 04 Martedì calendario

UN GIUDICE PUÒ ANCHE ESSER CIECO [A

Vienna dicono che bisogna vedere in faccia gli imputati] –
La giustizia è cieca, almeno per pittori e scultori. Ma un giudice può essere un non vedente? In Germania sì, in Austria no. A Vienna ritengono che per emettere una sentenza il giudice dovrebbe vedere in faccia gli imputati, poter valutare se un testimone mente o è inaffidabile, e studiare le eventuali prove di reato.
I tedeschi ritengono che siano sufficienti altre doti, per chi non vede. Gli austriaci stanno discutendo se imitare i cugini, ma essendo molto simili a noi è probabile che non cambieranno in breve tempo. Dal 2006, non esiste alcuna norma che vieti a un cieco di diventare giudice, o che ponga limiti a chi abbia altri handicap, ma di fatto è impossibile. Si viene sempre scartati ai concorsi per magistrati.
A Vienna hanno invitato Uwe Boysen, 64 anni, che ha perso la vista quando andava ancora all’asilo, ed è stato tuttavia per trent’anni giudice a Brema, per sostenere la causa dei suoi simili. In pensione da un anno e mezzo, Boysen spiega come ha potuto svolgere il suo lavoro. Ha avuto bisogno di un’assistente che scannerizzava i documenti nel computer dotato di uno speciale sistema per ciechi. Il giudice Boysen li poteva ascoltare, oppure i dossier venivano tradotti in linguaggio braille. «Io sono capace di leggerli velocemente», assicura l’ex magistrato. Prima dei computer, era l’assistente a leggerli per lui ad alta voce.
Ha cominciato a perdere la vista molto presto, per un glaucoma precoce. A sei anni, in prima elementare, era già cieco. «Posso solo vagamente ricordarmi dei colori, so che cosa significa rosso o verde», dice. La famiglia si trasferì da Kiel, sul Baltico, a Marburgo, dove all’epoca esisteva l’unico ginnasio per ciechi. Non ha avuto alcun problema a entrare in magistratura, ed è diventato giudice nel 1980. Un caso isolato, o raro? Niente affatto, giudici non vedenti sono una tradizione in Germania. Un magistrato è arrivato fino alla Corte costituzionale. «Oggi», spiega Boysen ai colleghi austriaci, «sono almeno un centinaio. La gran parte lavora nei tribunali civili. Certamente, durante il processo non ho mai potuto vedere se un imputato diventava rosso o impallidiva, o se a un testimone tremavano le mani», dice, «ma io dovevo interrogarli, non guardarli». Gli psicologici, nonostante quanto si crede, assicurano che non ci sono segnali certi per capire se qualcuno mente. E Boysen ammette che non è neanche vero che un cieco sviluppi altri sensi, un udito più sensibile per intuire le menzogne. «Mi sono sempre basato sull’analisi dei fatti e dei documenti», assicura. Meglio non fidarsi dell’istinto, come pretendono alcuni colleghi. «Un teste racconta eventi a cui non può essere stato presente? O si contraddice? Stavo molto attento, tutto qui. La possibilità di ingannarsi esiste per tutti, vedenti o no. Un mio collega dagli occhi buoni magari avrà dei pregiudizi nel vedere che un imputato ha la barba lunga, e chi non vede si lascerà influenzare da chi balbetta».
Ogni tanto ci sono dei problemi. Un proprietario aveva denunciato l’inquilino perché aveva lasciato l’appartamento con gravi danni. Come vedere le foto portate a prova? «Ho chiamato i due e ho chiesto loro di descrivermi le foto, ognuno alla sua maniera. Si capisce se uno esagera, o l’altro trascura volutamente una stanza». In un altro procedimento, una ragazza era stata morsa al volto da un cavallo durante una lezione di equitazione: per valutare il danno da risarcire, il giudice le ha accarezzato il volto per «sentire» le cicatrici.
Boysen ha incontrato a Vienna il ministro della giustizia, la signora Beatrix Karl, per convincerla a non discriminare chi non vede. «Non so che aspetto abbia», ha commentato dopo, «ma aveva una bella voce. Se sono riuscito a convincerla non so, noi ciechi non abbiamo un sesto senso».